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Chromebook, lavorare tra le nuvole si può

08:00 - 9 settembre 2011 di Andrea Ferrario

Con il Chromebook tutto il lavoro si sposta nella nuvola, con indubbi vantaggi relativi alla sicurezza dei dati. Non tutti possono però permettersi di spostare il loro lavoro sul Web. Scopriamo quali sono le caratteristiche necessarie per chiunque voglia comprare un Chromebook.

Introduzione

Diciamolo subito, questa non è una classica recensione di notebook. Non troverete benchmark di giochi o applicazioni, e anche le prove di autonomia non sono state svolte secondo la normale procedura. Non ci siamo impigriti, semplicemente il Chromebook non è un notebook come tutti gli altri, nonostante le apparenze suggeriscano il contrario. La forma, gli elementi che lo compongono e l'approccio d'uso è quello di un notebook, ma l'unica cosa che il Chromebook è in grado di fare è aprire il browser. Potrebbe sembrare molto limitante e poco convincente, ma all'atto pratico siamo davanti a una nuova filosofia di lavoro, il Cloud Working.

Samsung Chromebook Serie 5 - Clicca per ingrandire

Provate a fare una lista di quelle attività che svolgete con il vostro notebook o PC. Posta elettronica, social network, Youtube, videoscrittura, qualche tabellina Excel, magari una presentazione, foto e video. Quali, tra queste attività, sono scollegate dal browser? Sicuramente la videoscrittura, i fogli di calcolo e le presentazioni, se consideriamo che la maggior parte degli utenti per queste mansioni si affida a Word, Excel e PowerPoint. Anche la gestione e archiviazione di foto e video, spesso e volentieri, viene effettuata in locale. In verità per tutte queste attività un browser web è più che sufficiente, anche se sarete costretti a cambiare le vostre abitudini. Le foto dovrete affidarle a Flickr o Picasa e sostituire Word ed Excel con Google Docs. 

Samsung Chromebook Serie 5
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Cerchiamo però di capire quello che non è possibile trasferire nel Web. Prima di tutto ci sono le applicazioni speciali o professionali: fotoritocco, modellazione 2D / 3D, video e audio editing e qualsiasi software per attività speciali che voi o la vostra azienda vi chiede di utilizzare - pensiamo a gestionali o software di comunicazione integrati con la rete aziendale che non dispongono di un client web. Poi ci sono i videogiochi nella loro natura più classica - non online games - e il file sharing. Se dovete, per diletto od obbligo, usare  quotidianamente uno di questi software, potete anche fermarvi qui perché il Chromebook non è quello che fa per voi. Se invece siete tra coloro che usano per il 99% del tempo internet, foto e applicativi da ufficio, avete le carte in regola per abbandonare un notebook tradizionale e convertirvi a Chrome OS.

C'è però una condizione preliminare che dovrà essere sempre soddisfatta: la connessione a Internet. Senza, il Chromebook è una scatola vuota… o quasi. Questa recensione era pronta per la pubblicazione qualche giorno fa, ma siamo stati costretti a rivederla in alcuni punti poiché Google ha rilasciato un aggiornamento che ora permette di usare Gmail, Google Docs e il calendario anche offline. In verità queste modifiche migliorano l'ergonomia del sistema operativo, ma non cambiano radicalmente quello che è il modello d'uso.

Scopriamo quindi Chrome OS e il Chromebook Samsung Serie 5.

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Commenti

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1/4 avanti    
Il Tiny 09/09/2011 09:12
 
+4 
Il prezzo e il sistema operativo mi tengono ben lontani.

Molto buona l'autonomia invece.
demon77 09/09/2011 09:14
 
+4 
NON mi ispira e NON mi attira.
Poi oh.. è anche una soluzione "pioniera".. con l'evolversi della rete e delle connessioni magari un domani sarà la normalità..
fabiet 09/09/2011 09:22
 
+14 
Per molta gente la lettura dell'articolo potrebbe pure fermarsi deifnitivamente a questa frase:
"C'è però una condizione preliminare che dovrà essere sempre soddisfatta: la connessione a Internet. Senza, il Chromebook è una scatola vuota… o quasi"
the dark vash 09/09/2011 09:57
 
-16 
ok, io ho comprato un tablet, all'inizio ero entusiasta, ora mi si pone un problema: quando devo simulare in matlab o compilare c, che faccio? risposta: lo vendo.
A causa dei voti negativi ricevuti dagli utenti, questo commento non è visibile. Clicca qui per leggerlo.
danma 09/09/2011 09:58
 
+7 

 Originariamente inviata da articolo

Abbiamo anche testato l'autonomia in riproduzione video, riproducendo ininterrottamente un video da YouTube. In questo caso abbiamo raggiunto un'autonomia di 6 ore e 7 minuti.


Il video cos'era?
nyan cat?

Tornando it, 400€ per un portatile che può essere usato solo in rete, dove in alcune zone d'italia si sfiorano i 0.02Mb in down, mi sembrano un po tantini...
aracruz2 09/09/2011 10:13
 
+18 

 Originariamente inviata da the dark vash

ok, io ho comprato un tablet, all'inizio ero entusiasta, ora mi si pone un problema: quando devo simulare in matlab o compilare c, che faccio? risposta: lo vendo.



beh se sapevi che avresti dovuto usare matlab, perchè hai comprato un tablet???
zesto 09/09/2011 10:14
 
+13 
Recensione apprezzabile (benchè si basi su un'esperienza soggettiva più che su dati verificabili, come lo stesso autore sottilinea), molto meno il prodotto.

E non è una questione di connessione internet. Non solo lo trovo un prodotto inutile, ma anche "pericoloso". Inutile perchè per le sue intrinseche limitazioni costa veramente troppo. "Pericoloso" perchè è chiara la strada su cui si vorrebbero portare i clienti: siccome il mercato pc è cotto (per svariati motivi) ci si deve per forza inventare qualcosa di nuovo. Quindi ci si inventa il cloud, questa parolina magica diventata la litania senza fine degli ultimi mesi. Niente problemi di pirateria software, grandi potenzialità per la vendita di software (tramite app store: già il nome spiega la funzione...) e gb di spazio nei server per salvare i nostri dati. Quindi oltre al fatto che un domani i programmi gratis potrebbero diventare a pagamento o essere limitati al punto da indurre a comprare una versione con più funzionalità, oltre al controllo dei miei dati e al fatto che si potrebbero bloccare a piacimento app di terzi (magari free...) nessuno può garantire la sicurezza dei dati in assoluto. Molti sostenitori del cloud dicono "eh ma sai quanti utenti distratti verrebbero salvati se potessero mettere i loro dati altrove?". Gli eventi di questi mesi ci hanno insegnato che un attacco hacker può penetrare dove meno te lo aspetti e che le server farm vanno a fuoco.

Con la stessa cifra (o anche meno) potrei prendere un 12" con un E-350 dell'amd, tenere la licenza windows (o cercare di farmela rimborsare), mettere in dual boot Ubuntu e attivare il servizio ubuntu one (che mi permette di salvare in remoto...pardon: in cloud...5gb di dati, se proprio ne sentissi la necessità) e avrei una macchina più performante, con maggiori possibilità di utilizzo per lavoro/svago, con la possibilità di tenere i dati in locale, senza dover avere la spada di Damocle della connessione, senza cordoni ombelicali a chicchessia per poter accedere a dati e applicazioni.

Il cloud può essere un'idea interessante come supporto degli attuali sistemi, magari più in ambito business che in quello privato. Perchè è chiaro che se la cosa dovesse prendere piede le spese per l'ampliamento e il mantenimento delle infrastrutture (indispensabili a reggere l'aumento del traffico dati su internet) e l'immenso storage di dati nei server avrebbero un costo non indifferente che qualcuno dovrà pagare: cioè gli utenti. Se nel frattempo gli "ecosistemi" di macchine attualmente in uso dovesse essere soppiantato da sistemi cloud non resterebbe che piegarsi e pagare, oppure tornare a vivere come negli anni '60.

Tutto rigorosamente imo.
dst 09/09/2011 10:19
 
+10 

 Originariamente inviata da the dark vash

ok, io ho comprato un tablet, all'inizio ero entusiasta, ora mi si pone un problema: quando devo simulare in matlab o compilare c, che faccio? risposta: lo vendo.



scusami ma un tablet serve per fruire di contenuti o al massimo per modificare dei contenuti. Se ti compri un tablet e solo dopo scopri di avere bisogno di compilare in C, sei un pollo, senza offesa.
NightHawk VII 09/09/2011 10:41
 
+3 
Non ne vedo l'utilitá.
Il cloud é vecchio come i computer stessi. Una volta, quando la potenza necessaria a eseguire le operazioni più banali occupava spazio e costava uno sproposito, più utenti accedevano alla stessa macchina tramite dei terminali remoti. Adesso che anche un netbook può far girare Photoshop e gli smartphone dual core raggiungono potenza di calcolo inimmaginabili fino a 5 anni fa in un telefono, ci ripropongono un concetto vecchio.
Secondo me é un computer assolutamente inutile. Senza contare il fatto che sul suo stesso hw girerebbe un so tradizionale.
OT: appena acquistati due caviar green da 2 Tb per un bel raid 1 alla faccia del cloud! XD
winner03 09/09/2011 10:42
 
-7 
è il futuro, ma in Italia sarà un FLOP.
A causa dei voti negativi ricevuti dagli utenti, questo commento non è visibile. Clicca qui per leggerlo.
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