
Ci sono molte tastiere ergonomiche in commercio, seppure si tratti di un settore di nicchia. I modelli più conosciuti e venduti sono quelli divisi in due, ben esemplificati dal design di Microsoft. Ci sono poi la Kenesis Contoured o la Dvorak, una tastiera dal layout alternativo, brevettato nel 1936, pensato per migliorare al massimo la collocazione dei tasti per chi scrive nella variante statunitense della lingua inglese. Le tastiere "chord" invece, prevedono la pressione multipla di più tasti per ottenere i caratteri: può essere un approccio molto efficiente, che permette di scrivere a velocità altissime, come dimostra la stenografia. Pochi tasti e molti gesti da memorizzare: imparare è difficile, ma poi si può battere un processo, o un'assemblea, in tempo reale senza perdersi una virgola.

Efficienti o no, i prodotti ergonomici non sono mai stati baciati dal successo commerciale. Il problema, a quanto pare, sta nelle insidie che si nascondono nell'abbandonare lo standard QWERTY. Cambiare, infatti, presuppone un tempo di apprendimento, e per di più chi si abitua a una tastiera diversa potrebbe trovarsi poi in difficoltà, anche piuttosto serie, se passa ad un atro computer che usa una QWERTY. Chi ha usato almeno una volta un layout diverso conosce la frustrazione che nasce da errori continui che ti obbligano a rallentare e a guardare la tastiera, come non facevi da anni. I produttori, quindi, devono trovare l'equilibrio tra ergonomia e curva di apprendimento, e possono trovare aiuto in uno studio del 2007 che s'intitola proprio "Analisi della curva di apprendimento nell'uso di tastiere alternative". Lo studio, sostanzialmente, dimostra che il tempo perso per imparare a usare la nuova tastiera si recupera molto velocemente, perché gli strumenti ergonomici aumentano drasticamente la produttività una volta che si è imparato a maneggiarli.
Tutti questi studi, tuttavia, presentano lo stesso problema: sono stati fatti su adulti già abituati allo standard QWERTY e in molti casi si tratta di scrittori veloci e precisi. Sarebbe interessante partire da adolescenti che non sanno scrivere con la tastiera QWERTY, dividerli in due gruppi, farli allenare con i diversi standard, e vedere alla fine che risultati si ottengono. Gli studi che conosciamo, però, tendono a soddisfare i bisogni a breve termine delle aziende, e in questa situazione il calo della produttività iniziale non è evidentemente accettabile, e per questo le periferiche ergonomiche non sono interessanti come strumenti di lavoro.
Se, però, un ragazzo fosse in grado di scrivere 150 parole al minuto senza riportare lesioni o dolori di alcun tipo, allora, forse le cose potrebbero cambiare, soprattutto se i suoi coetanei arrivano a 50 e devono fermarsi spesso per fare stretching e cercare un po' di sollievo.
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Originariamente inviata da manzo82
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