
Le nuove regole stabilite dall'AGCOM per lo sviluppo della fibra sembrano essere il frutto di un grande compromesso. Difficile trovare una ricetta perfetta per soddisfare le esigenze di Telecom Italia, la Comunità Europea, i provider (OLO) e infine gli utenti italiani. Il nodo della questione è il cosiddetto unbundling (ULL - Accesso disaggregato alla rete locale), ovvero la possibilità per gli operatori di sfruttare la rete di Telecom Italia per offrire servizi di accesso diretto. Sulla rete in rame si esplica in un vero e proprio affitto dell'ultimo miglio del network, ovvero il collegamento tra l'utenza domestica e la prima centrale telefonica situata nell'isolato.
Quando però si parla di fibra la questione si complica. La rete non è molto sviluppata, e comunque Telecom Italia continua a essere monopolista con circa 4,3 milioni di km. Fastweb ha circa 32mila km di fibra mentre Metroweb, di cui si sente tanto parlare negli ultimi tempi, ne ha poco più di 7mila km.
Goal AGCOM?
Ieri, dopo due consultazioni pubbliche e una valutazione della Comunità Europea, l'AGCOM ha approvato all'unanimità il regolamento che prevede l'obbligo di unbundling per la fibra solo ed esclusivamente "dove tecnicamente possibile e tenendo conto dell'effettivo sviluppo del mercato".
Tutto questo vuol dire che sul fronte end-to-end possiamo scordarci nell'immediato l'unbundling fisico, poiché l'architettura di rete GPON (Gigabit Passive Optical Network) utilizzata da Telecom Italia non lo permette nella modalità più conveniente. In ogni caso entro due mesi l'ex monopolista dovrà rendere note le offerte per l'utilizzo (possibile) della sua rete, comprese le tariffe di accesso ai cavidotti e le cablature verticali del palazzi.
A questo punto le opzioni di mercato più interessanti sono il Virtual unbundling local access (Vula) e il bitstream. In pratica rispettivamente l'unbundling virtuale realizzato in centrale e la rivendita all'ingrosso del traffico dati.
Per quanto riguarda le tariffe stando a quanto riporta Alessandro Longo su La Repubblica i prezzi saranno orientati al costo e non quindi al libero mercato "in tutte le zone in cui non c'è un sostanziale livello di concorrenza". Ancora da stabilire invece il regolamento per le tecnologie VDSL avanzate (vectoring e bonding), che consentono di migliorare notevolmente le prestazioni del rame. In Italia uno degli esempi più noti è quello del progetto Alice Phibra.
GPON - Clicca per ingrandire
"A quanto risulta, comunque, Agcom ha imposto a Telecom prezzi orientati al costo (quindi non di libero mercato) in tutte le zone in cui non c'è un sostanziale livello di concorrenza. Aspettiamo di leggere la delibera per vedere i dettagli", ha dichiarato a caldo Marco Fiorentino, vice presidente AIIP (Associazione dei principali provider italiani). "Già ora però diciamo che ci opporremo in tutte le sedi - al Tar del Lazio, al Consiglio d'Europa - se l'AGCOM intende togliere obblighi bitstream nelle zone in cui ci sono solo concorrenti infrastrutturati. È ammissibile toglierli solo laddove c'è una concorrenza reale tra servizi bitstream".
"L'impatto della decisione dell'Agcom dipenderà fortemente dalle condizioni tecniche ed economiche nella fornitura dei servizi all'ingrosso ed in particolare dell'accesso disaggregato alla rete, del servizio end-to-end e di tutti i servizi attivi", sostiene Vodafone. "È infatti evidente che l'eventuale definizione di condizioni economiche non sostenibili comprometterebbe definitivamente la possibilità di sviluppo delle infrastrutture e della competizione da parte degli operatori alternativi".
"La versione finale della delibera AGCOM in verità alleggerisce gli obblighi sui servizi end-to-end di Telecom e quindi l'eliminazione di fatto dell'impegno di fornire un vero unbundling su fibra rinviando a una fattibilità futura della tecnologia Wdm, la possibilità di affittare l'ultimo miglio su un'architettura multi-point, com'è quella di Telecom", ha ribadito Fastweb al Sole 24 Ore.
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Originariamente inviata da ZEB-DEMON
Lo stato dovrebbe avere le proprie infrastrutture di comunicazione (capillari in tutto il territorio) e darle a noleggio ai vari operatori.. così non si avrebbero problemi di linee mie e tue.. di millemila ripetitori ecc ecc.. ma tanto qui privatizziamo tutto..
Originariamente inviata da supertigrotto
Non so se sia meglio il pubblico o il privato,in qualsiasi caso siamo in Italia,fare i furbi ce l'abbiamo nel dna,sia gli apparati pubblici sia i privati....
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