
Il presidente dell'AGCOM Corrado Calabrò ha confermato ancora una volta che la banda larga mobile non potrà mai sostituire quella residenziale fissa. Pensare insomma che la tecnologia LTE rappresenti la panacea per tutti mali è sbagliato. Quando alle entrate generate dall'asta, riservarne una parte allo sviluppo (si stimano circa 800 milioni di euro) non sarebbe male ma senza dimenticare le criticità del momento –in verità Romani pare stia pensando di giocare tutto sulla società della rete.
"Sono decisioni di politica industriale. Io mi limito a dire che per gli interventi pubblici negli investimenti per le NGN occorre un cambiamento di mentalità che ancora non vedo né negli operatori, né al tavolo Romani, né nella Commissione europea", ha dichiarato Calabrò al Sole 24 Ore. "Lo sviluppo del mobile non fa venir meno la necessità della realizzazione di un rete in fibra. La costruzione dei treni veloci non riduce l’importanza di costruire aeroplani. Date le modalità d’uso, la banda larga mobile integra, non sostituisce la banda larga fissa".
Corrado Calabrò
Secondo il Garante, considerando che stime e studi indicano che "il PIL cresce almeno di un punto per ogni 10% d'incremento della diffusione della banda larga" bisognerebbe "impiegare le risorse per sostenere la domanda, attraverso agevolazioni alle PMI per l'utilizzo della larga banda". Senza contare ovviamente "contributi agli abbonamenti delle famiglie e altre misure".
Per quanto riguarda invece le regole per la rete di nuova generazione l'AGCOM sembra essere in difficoltà, anche se la scadenza di novembre sarà rispettata. "Il quadro regolatorio europeo è troppo costrittivo. Le pare logico che con la crisi di investimenti che c'è oggi in Europa gli accordi fra pubblico e privato siano consentiti solo dove c'è un fallimento di mercato?", ha sottolineato Calabrò.
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Ultimo ma non meno importante il dibattito sul beauty contest riservato alle e l'asta delle TLC. "Questo procedimento nasce da una procedura d'infrazione aperta dalla Commissione europea per insufficiente pluralismo televisivo in Italia e da una susseguente trattativa tra il vice ministro per le comunicazioni e la Commissaria Reding", ha risposto il presidente.
"Le frequenze TV sono sempre state assegnate in via amministrativa a titolo non oneroso: non solo in Italia, ma in tutta Europa e anche negli Stati Uniti. Ciò stante, adottare criteri di assegnazione onerosa per i nuovi entranti avrebbe costituito una discriminazione rispetto a chi aveva avuto le frequenze senza pagare".
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Originariamente inviata da Kuarl
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