
Angelino Alfano, il segretario del Popolo della Libertà, ha accesso il dibattito sull'utilizzo dei social network e degli iPad nelle trasmissioni televisive e in Parlamento. Qualche sera fa ospite da Ballarò ha "giocato" con il suo tablet Apple e durante le pause pubblicitarie interagito con gli aficionados della sua pagina Facebook.
La stampa ha colto la palla al balzo per interrogarsi sugli effetti di questo comportamento. D'altronde, come ha sottolinea oggi il Corriere della Sera, "è il primo segretario di un partito che usa l’effetto moltiplicatore e interattivo della tv con la Rete".
"Un solo post ancora e arrivo"
In passato solo qualche collaboratore di Antonio Di Pietro si era spinto a tanto durante le dirette. Alfano invece sembra lanciatissimo: dopo l'investitura di Berlusconi ha iniziato ad armeggiare con Facebook, Twitter, Flickr, Google plus, Youtube (posta una clip alla settimana, NdR.) e chissà cos'altro.
Persino Vendola, che ha sempre avuto un occhio di riguardo per il Web e le nuove tecnologie, è stato colto alla sprovvista. "Confesso il batticuore: ho deciso di entrare direttamente in rete. Voglio tuffarmi in questo mare. Senza affogare. Eccomi! Nichi", ha twittato il 30 novembre, ammettendo poi che la sua immagine virtuale era sempre stata curata dallo staff.
Il sindaco di Firenze Matteo Renzi invece se la ride. "Dico ad Angelino benvenuto nel club", ha dichiarato. Sottolineando poi che frequenta gli studi TV da almeno un anno con l'iPad sotto il braccio. Già, verrebbe da dire caro Renzi, ma se nessuno se n'è accorto è mediaticamente come se non fosse mai successo.
In ogni caso rimarrà negli annali la ramanzina di Michele Santoro, quando durante una puntata di Annozero beccò il deputato PDL Giorgio Stracquadanio twittare in diretta. Va bene tutto ma la distrazione no.
"Il punto, infatti, è proprio questo", ha ricordato Roberto Rao, deputato dell'UDC. "Non è il caso di Alfano, lui in tv è stato molto corretto, si è collegato durante le pause pubblicitarie e non ha perso la concentrazione. Il rischio però è questo: per portare un iPad in tv bisogna saperlo usare con criterio, senza perdere l’attenzione e il filo del dibattito".
"E, in generale, bisogna stare attenti: l'altro giorno Luca Sofri in Rete ha sottolineato come Maurizio Lupi fosse contemporaneamente su Twitter e seduto sulla poltrona della presidenza a dirigere il dibattito della Camera. Delle due l'una: o non era Lupi su Twitter e qualcuno postava per lui, oppure è evidente il suo comportamento scorretto".
Di fronte all'apertura nei confronti dei nuovi media non si può che reagire positivamente, se non altro perché in alcun casi sembra ridursi la distanza tra la politica e la cittadinanza. A noi verrebbe da dire che il Web è un territorio minato, e che i furbetti alla fine vengono sempre smascherati. Per di più un certo elettorato, online è inesistente, e quindi bisogna sapersela giocare bene.
Ci domandiamo perché a nessuno sia mai venuto in mente di consentire agli ospiti delle tribune politiche di utilizzare PC o tablet per mostrare in diretta le fonti di alcune loro affermazioni. Ad esempio parlando di numeri non sarebbe male svelare tabelle o altri documenti. Senza contare il gioco sulle affermazioni mai dette. Basterebbe una rapida ricerca online su Google per tagliare le gambe alle bugie.
Citare in TV i post di Facebook e quelli di Twitter non sembra un valore aggiunto. Ha lo stesso apporto di una telefonata in diretta da parte dell'uomo della strada, quindi è evidente che l'innovazione è solo nella comodità del mezzo. Ben altra cosa sarebbe quella di utilizzare la mole di dati e informazioni che offre la Rete.
Ok, ci siamo spinti troppo avanti. In fondo qualche giorno fa Alfano ha semplicemente postato qualche riga su Facebook come milioni di italiani.
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