AMD sotto il 17 percento nel mercato CPU, è dominio Intel

di Manolo De Agostini, 07 novembre, 2012 10:11

La quota di AMD nel settore dei microprocessori x86 scende sotto il 17% per la prima volta dopo diversi anni, toccando il 16,1%. Il dato, relativo al terzo trimestre di quest'anno, ci giunge grazie a un'analisi di Mercury Research - che non contempla i chip ARM.

Si tratta di un netto passo indietro per l'azienda di Sunnyvale, che nel primo trimestre era riuscita a raggiungere una quota del 19,1% e nello stesso periodo dell'anno passato aveva il 18,8%. La quota di mercato di Intel ha raggiunto l'83,3% nel terzo trimestre, in netta crescita rispetto all'80,6% dello stesso periodo dello scorso anno. VIA Technologies ha invece una quota dello 0,6%.

Il netto calo di AMD è un brutto segnale, come quello del mercato nel suo complesso: le vendite di microprocessori sono scese del 9 percento rispetto allo scorso anno. Il terzo trimestre 2012 si può quindi considerare, secondo l'analista Dean McCarron di Mercury Research, "il secondo peggior trimestre dai primi tre mesi del 2001". Tra l'altro c'è da segnalare un'inversione di tendenza: tradizionalmente il terzo trimestre mostra un buon andamento, ma quest'anno le vendite sono scese del 4% rispetto ai tre mesi precedenti.

Mentre il calo delle vendite si spiega con la domanda di PC in calo - a favore di altri prodotti come smartphone e tablet - e l'incertezza economica che frena le decisioni di acquisto di aziende e privati, è più interessante capire i motivi del balzo indietro di AMD. Secondo l'analista, i produttori di PC (OEM) hanno semplicemente riposto poca fiducia nei prodotti dell'azienda statunitense, dirottando gli ordini su Intel.

Secondo Mercury Research le vendite di processori mobile si sono ridotte di poco. Il deciso passo avanti di Intel è infatti legato per la maggior parte al settore desktop, dove le nuova gamma Ivy Bridge ha dato un apporto decisivo.

"AMD è forte nel mercato desktop, ma ha presentato i chip Trinity proprio quando il mercato ha iniziato il suo declino. AMD stava eliminando i chip Llano, sul mercato da più di un anno e considerati un fallimento, e le vendite di Trinity non sono state esattamente all'altezza", ha affermato McCarron.

I dati non fanno quindi che confermare la situazione economica dell'azienda, che recentemente ha annunciato nuovi tagli del personale. Purtroppo quando c'è una situazione di questo tipo, con un attore del mercato decisamente più forte dell'avversario, non è mai un bene per i consumatori. I prezzi stagnano perché non si attiva quel circolo virtuoso stabilito dalle dinamiche di concorrenza.

Intel oggi non ha motivo per ridurre i prezzi delle proprie CPU e questo, se vogliamo, potrebbe favorire la gamma AMD FX, che si è presentata sul mercato a prezzi molto bassi. La sua diffusione potrebbe incrementare la futura quota di AMD, mentre dubitiamo servirà a risollevarla finanziariamente, dato che verosimilmente i margini su ogni CPU venduta non sono così elevati.

Sarà quindi interessante vedere i dati relativi al quarto trimestre e poi quelli dei primi tre mesi del 2013, anche se possiamo già ipotizzare che ci sarà il solito elastico. AMD è da tempo tra il 15 e il 20 percento, come se Intel stesse giocando al gatto con il topo. In certo senso le fa comodo avere un'AMD viva ma non competitiva: le permette di dominare il mercato senza incorrere in problemi di antitrust.

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