
Anonymous ha colpito il sito della CIA, e lo ha reso inaccessibile per diverse ore venerdì scorso. Gli attivisti hanno segnalato l'azione con la frase "CIA tango down", nel gergo usato dai militari per dire che il nemico è stato abbattuto.
L'attacco di venerdì va ad allungare una lista già piuttosto corposa di azioni messe a segno contro autorità e istituzioni in vari paesi del mondo, soprattutto ma non solo negli Stati Uniti. La tecnica è sempre quella dell'attacco DDoS, che mette temporaneamente fuori uso un sito; e qualche volta c'è stato anche un furto d'informazioni e la successiva pubblicazione delle stesse online. Per esempio la settimana scorsa il gruppo ha svelato indirizzi e password dei governanti siriani, e così si è scoperto che la password del presidente Bashar al-Assad era 12345; in un'altra occasione il gruppo ha intercettato e pubblicato una telefonata tra agenti di Scotland Yard e dell'FBI. Il gruppo si è fatto sentire anche in Italia, e persino Symantec ha avuto la sua gatta da pelare.
Microsoft Store India, qualche ora fa
Le ragioni che spingono gli hacker, che alcuni hanno ribattezzato hacktivisti sono delle più varie: si va dal puro divertimento alla rappresaglia digitale per azioni come quella contro Megaupload o proteste etiche come l'attacco contro la cinese Foxconn.
"Succederà sempre più spesso, sono inarrestabili", ha detto Jerry Irvine (National Cyber Security Task Force) al New York Times, perché "le tecnologie di sicurezza non sono al passo con le vulnerabilità esistenti". Di certo si ha l'impressione che questi personaggi possano muoversi con una libertà pressoché assoluta: Anonymous, o uno dei tanti sottogruppi che appaiono e scompaiono di contino, ha la vita facile nel colpire un sito ed eventualmente nel rubarne le informazioni. Le autorità non danno l'impressione di poter fare molto, ma almeno possono rispondere con video sarcastici, come ha fatto la polizia di Boston – segno che forse i problemi causati da questi attacchi non sono poi così drammatici.
La polizia di Boston prende con sarcasmo il colpo subito a opera di Anonymous
Qualche volta invece i problemi sono più seri, come per esempio quello che deve affrontare Microsoft. Un gruppo di pirati cinesi infatti ha attaccato il negozio online indiano dell'azienda, sottraendo nomi e password degli utenti - e potenzialmente le informazioni di pagamento. Le informazioni, a quanto pare, erano salvate su un semplice file di testo privo di protezione crittografica. Già che c'erano, hanno anche sostituito l'homepage con un'immagine "personalizzata".
Non si sa ancora se il gruppo - due persone unite sotto al nome di EvilShadow – sia composto da semplici criminali, spinto da un qualche ideale o semplicemente attirato dalla sfida in sé. Hanno usato la maschera di Guy Fawkes, ma non è certo abbastanza per metterli nella stessa squadra (se ne esiste una) di Anonymous, SwaggSec e altri, che proprio nelle ultime ore hanno attaccato i siti web delle autorità greche, in concomitanza con gli accesi scontri di piazza ad Atene.
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