
Il consigliere dell'Autorità per le comunicazioni Nicola D'Angelo ha deciso di esporsi in prima persona per sottolineare i rischi che si nascondono dietro al provvedimento AGCOM che dovrebbe agevolare la lotta alla pirateria digitale. Come abbiamo anticipato ieri il Garante per le Comunicazioni sta per deliberare i "Lineamenti di provvedimento concernenti l'esercizio delle competenze dell'autorità nell'attività di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica". Il tutto per migliorare la protezione del diritto d'autore prevista dall'articolo 6 del Decreto Romani.
Il problema ovviamente si pone nella salvaguardia dei diritti di tutti. "Credo sia inutile premettere che il diritto d'autore vada tutelato. È giusto, ma bisogna trovare forme di tutela che devono tuttavia essere adeguate alle forme tecnologiche che la rete ha dato alla diffusione dei contenuti", ha spiegato il consigliere in un'intervista con Zambardino di La Repubblica. "Dove comincia il dissenso è che, con l'intento di tutelare il diritto d'autore, si arrivi a pensare che l'autorità debba ricevere dai fornitori di accesso tutti i dati di traffico degli utenti. La stessa autorità dovrebbe poi capire se siano ravvisabili in quei dati degli usi illeciti".
Partita difficile quella dei diritti
Ovviamente non si parla solo di peer-to-peer, ma per quanto riguarda questo ambito sarà difficile "discriminare quello legale da quello illegale". E non solo sotto il punto di vista tecnologico ma anche giuridico.
"Noi saremo l'unico paese che delega la materia della regolazione, oltreché della vigilanza, ad un'autorità amministrativa. Negli altri paesi sono stati i Parlamenti a discutere, si è intervenuti con lo strumento legislativo. E in generale ci si è mossi tenendo, come modelli di intervento, due possibili modalità: la regolazione per via legislativa oppure l'autoregolamentazione dei soggetti coinvolti", ha aggiunto D'Angelo.
A tutti gli effetti si tratta di "diritti di rilievo costituzionale". Non si può dimenticare infatti che si sta parlando di "libertà di comunicazione, segretezza delle comunicazioni, libertà di espressione, libertà di iniziativa economica […] privacy e diritto di accesso ad Internet che l'Unione europea ha recentemente qualificato come diritto costituzionale del cittadino europeo".
"La discussione di carattere legislativo sarebbe più idonea a trattare questi aspetti, mentre qui da noi vengono deferiti ad un organo di tipo amministrativo che ha forme di responsabilità più blande. Questo è il vero tema di dubbio di tutta questa vicenda. Che non sarebbe esistito se si fosse scelta una delle due strade, quella della legge o quella dell'autoregolamentazione (come è successo in Gran Bretagna)".
Nicola D'Angelo ha un'altra preoccupazione. "Chi controllerà il controllore? […] proprio perché parliamo di strutture di tipo amministrativo. Non siamo di fronte all'autorità giudiziaria, che ha le sue regole e prevede un presidio di garanzia anche per i soggetti che sono toccati dall'azione della stessa. Il chi controlla i controllori tecnici è un problema assai serio".
Ristretto poi lo spazio di manovra delle potenziali vittime: non è ancora chiaro come ci si potrà difendere.
"La mia opinione è che, se la bozza finale non dovesse cambiare, e io spero che non sia così, si aprirà una discussione molto ampia, troppo ampia perché si possa intervenire sugli aspetti fattuali più importanti. Sarà una discussione sulla libertà della rete, sugli intenti repressivi del provvedimento, e questo tono della discussione pubblica andrà, lo dico con chiarezza, a danno degli stessi detentori di contenuti che oggi si sentono danneggiati e chiedono forme di tutela".
(Fonte: La Repubblica)
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