
È iniziata la Black Hat, una conferenza in cui i maggiori esperti di hacking mondiale si riuniscono per fare il punto della situazione. Al centro di manifestazioni di questo genere ci sono da sempre i browser e anche stavolta non si faranno eccezioni (anche se l'occhio cadrà sul mondo mobile). Tutti i browser sono vulnerabili e non è difficile entrare in possesso d'informazioni personali che permettono di accedere a conti bancari. "Nessuno degli strumenti che dimostrerò è realmente difficile", ha affermato Jeremiah Grossman, capo delle tecnologie di WhiteHat Security.
Gli exploit realizzati da Grossman permettono di entrare in possesso dei dati immagazzinati nei browser grazie alla tecnologia conosciuta come "autocompletamento", molto utile per chi usa assiduamente il browser (permette di completare dei campi automaticamente senza digitare - email, nomi e password), ma a quanto pare insicura.
"È un problema di privacy e di sicurezza", ha dichiarato Grossman. L'hacker ha realizzato exploit differenti per Internet Explorer, Safari, Chrome e Firefox e tutti riescono a superare le difese della funzionalità di autocompletamento. L'uomo ha dichiarato che ha notificato agli sviluppatori dei browser le vulnerabilità, ma nessuno ha risposto dicendo come intende agire.
"Più di un exploit usa la scrittura simulata, iniziando a scrivere il nome utente. Poi la funzionalità fa il resto e completa il tutto. Il fatto che ogni browser richieda un differente exploit indica che i problemi sono nella codifica software", scrive Computerworld. "Penso che possano essere risolti", ha affermato l'hacker, aggiungendo che la falla in IE era già stata scoperta nel 2008, ma non è ancora stata risolta.
Alla Black Hat si parlerà anche del rapporto tra chi scova le falle e i produttori di software. Recentemente un ingegnere di Google ha scovato una fatta in Windows e dopo pochi giorni ha pubblicato l'exploit in Rete senza attendere che Microsoft avesse deciso come agire (Windows XP: 10mila attacchi per colpa di Google). Un caso che fa sicuramente da precedente e alla Black Hat si discuterà proprio su come comportarsi in situazioni simili e insieme alle aziende si potrebbe definire una deadline prima della quale si terranno "in cassaforte" eventuali exploit.
Al centro del dibattito due filosofie: la full disclosure (viene pubblicato tutto quasi subito) e la responsible disclosure (si pubblica il codice exploit solo dopo la patch rilasciata dall'azienda).
Da una parte la pubblicazione del codice exploit mette sotto pressione l'azienda sviluppatrice di software, che interviene rapidamente per risolvere la falla - ma mette in pericolo anche gli utenti che usano il software con la falla. La seconda opzione è invece più comoda per le aziende: un ricercatore trova il bug e lo comunica al produttore del software, poi aspetta che venga risolto e in seguito può pubblicare tutti i dettagli. Come abbiamo visto però ci sono falle note da anni che non ricevono fix. Allora che strada scegliere, qual è la migliore? Gli hacker s'interrogano.
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Originariamente inviata da Dav1de
le banche serie hanno il log in tramite generatore casuale di numeri, il che lo rende virtualmente sicurissimo...
4 esempi:
Poste Italiane (come tutte le cose italiane il più mer**so, il che genera ovviamente più phishing da parte degli hackers): log in + password + codice di sicurezza alfanumerico da 10 caratteri non variabile - possibilità di phishing, soprattutto per utenti polli, molto elevata
Originariamente inviata da Dav1de
le banche serie hanno il log in tramite generatore casuale di numeri, il che lo rende virtualmente sicurissimo...
4 esempi:
Poste Italiane (come tutte le cose italiane il più mer**so, il che genera ovviamente più phishing da parte degli hackers): log in + password + codice di sicurezza alfanumerico da 10 caratteri non variabile - possibilità di phishing, soprattutto per utenti polli, molto elevata
Permanent TSB (irlanda): log in + password, tuttavia per poter effettuare un passaggio di denaro è necessario telefonare in banca. Sistema preistorico ma efficace, anche in caso di phishing non possono rubarti i soldi
Barclays (UK): log in + password + debit card da inserire nel generatore di codici casuali - virtualmente impossibile da riprodurre, e anche in caso di phishing l'hacker nulla può fare!
HSBC (UK): log in + password + dettagli utente, stranamente parecchio facile da aggirare... non so come funziona per i trasferimenti di danaro in quanto ancora non ho provato. Comunque troppo semplice per i miei gusti...
Originariamente inviata da Skafloc
Era così, adesso le poste mi hanno consegnato il lettore bancoposta, che genera numeri casuali ad ogni operazione effettuata.
http://www.poste.it/bancoposta/lettore/index.html
Originariamente inviata da Skafloc
Era così, adesso le poste mi hanno consegnato il lettore bancoposta, che genera numeri casuali ad ogni operazione effettuata.
http://www.poste.it/bancoposta/lettore/index.html
Originariamente inviata da Dav1de
le banche serie hanno il log in tramite generatore casuale di numeri, il che lo rende virtualmente sicurissimo...
4 esempi:
Poste Italiane (come tutte le cose italiane il più mer**so, il che genera ovviamente più phishing da parte degli hackers): log in + password + codice di sicurezza alfanumerico da 10 caratteri non variabile - possibilità di phishing, soprattutto per utenti polli, molto elevata
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