
Nuovi problemi per la privacy di Facebook, dopo la scoperta che un bug del social network può esporre alcuni dati dei propri video caricati online. A pubblicare la scoperta che ha rapidamente fatto il giro del Web ci ha pensato Tech Crunch, un noto blog dedicato al mondo dell'informatica e della tecnologia.
Un esempio dei dati visibili grazie al bug di Faceboook sulla privacy dei video
Nel dettaglio, fino a settimana scorsa era possibile vedere una lista dei video dei propri amici, incluso il nome, la miniatura, la descrizione e le persone taggate. Tutto questo a prescindere dalle impostazioni della privacy che potevano dare o negare il permesso di vedere un determinato filmato.
Di fatto, cliccando su un video "privato" un utente non autorizzato avrebbe visto il messaggio "Questo video è stato rimosso da Facebook o non è visibile a causa delle impostazioni sulla privacy". Quindi il filmato non sarebbe partito comunque, ma a volte potrebbe bastare una miniatura incriminante, un tag "di troppo" o un titolo osceno o troppo goliardico a mettere nei guai una persona.
Un portavoce di Facebook ha confermato che il sito ha risolto il bug, e che è durato soltanto una settimana. Inoltre, questo problema si poteva riscontrare soltanto sui video condivisi dai propri amici, in ogni caso non si sarebbero potute vedere le descrizioni dei filmati caricati da persone non presenti nella propria lista contatti.
Tuttavia, questi non sono i primi problemi legati alla privacy affrontati da Facebook... - Immagine: joyoftech.com
Nel frattempo il social network di Zuckerberg è costretto a fronteggiare un altro inconveniente, quello della pubblicità al suo diretto avversario Google+. Il caso recente del banner di un utente dedicato al nuovo social network rivale ha destato particolarmente scalpore, ma fino ad ora l'azienda di Palo Alto non aveva ancora commentato l'accaduto.
Un portavoce di Facebook ora ha espresso il pensiero dell'azienda, dichiarando ai microfoni di Cnet che il gruppo si riserva il diritto di non pubblicare inserzioni che promuovono prodotti o servizi rivali, cosa che fanno molte altre aziende e del tutto in ottemperanza alle politiche interne del social network.
"In questo caso specifico, legato all'utente Michael Lee Johnson, non abbiamo disabilitato alcun account come risultato di aver programmato pubblicità per servizi rivali. L'account in questione era di fatto un account separato che è stato disabilitato per aver violato altre parti delle nostre condizioni di servizio. In accordo con le nostre politiche abbiamo tolto i banner pubblicitari incriminati, ma questa azione non ha coinvolto la disattivazione di account", comunicano i rappresentati del social network, che tuttavia si rifiutano di essere più specifici sulle presunte infrazioni di Johnson.
Il banner incriminato, rimosso prontamente dallo staff di Facebook
L'azienda prosegue la sua difesa sostenendo che gli utenti di Facebook hanno molti altri luoghi dove discutere di Google+, come le bacheche personali, nei propri aggiornamenti di stato e in gruppi dedicati. Alcuni hanno perfino messo l'immagine del social network rivale come foto del profilo. Tuttavia questa libertà viene meno nel momento in cui si "confezioni" un banner pubblicitario. Paura di una fuga di utenti?
Una cosa certa è che Google+ sta calpestando l'orto dei social network coltivato con cura da Facebook in questi anni, e l'impressione è che l'azienda di Zuckerberg non sia molto contenta.
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Originariamente inviata da histor91
Io che sto migrando a G+ da Facebook ho molti altri problemi: blocchi privacy che però non funzionano effettivamente e album che ho dovuto restringere a me solo perché Facebook s'incastra nell'eliminazione.
Sembra che Facebook della tua privacy proprio non ne voglia sapere. Certe gaffe con G+ ad una settimana dall'apertura poteva proprio evitarle.
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