
Il canone RAI va pagato se hai un PC o uno smartphone? È senza dubbio il dilemma del ventennio, nel senso che si deve tutto all'interpretazione del Regio Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo Luogotenziale 458/1944. Insomma, chiunque "detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni" sembrerebbe essere obbligato al pagamento.
Radioaudizioni? Sul dizionario Devoto Oli si legge "il complesso dei programmi di radiodiffusione" e sebbene il termine sia stato coniato nel 1924 oggi la RAI ne approfitta per battere cassa. A onor del vero le istituzioni non sono d'aiuto: ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) è dal lontano 2007 che sta cercando di avere una risposta definitiva. Ha contattato gli operatori di "Risponde-Rai" (numero a pagamento 199.123.000), il ministero delle Finanze, la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate e infine il Parlamento.
Fine delle Radioaudizioni?
"Nelle passate legislature, sono state presentate al ministero delle Comunicazioni ben sei interrogazioni parlamentari sull'argomento (atti della Camera dei Deputati n. 4/03226, 4/05224, 4/05376, 4/05609; atti del Senato n. 4/00029)", si legge sul sito ADUC. "Il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto solo all'ultima di tali interrogazioni, ma non ha chiarito né disposto quali apparecchi".
Il problema è che manca ancora un'interpretazione univoca sugli apparecchi alternativi alla TV tradizionale, e quindi vi sarebbe bisogno di un approfondimento tecnico-giuridico attraverso il confronto con il Ministero dell'economia e delle finanze, l'agenzia delle entrate e la concessionaria del servizio pubblico.
Situazione congelata allora? No di certo, perché proprio in queste settimane studi professionali, piccole imprese, negozianti, veterinari, laboratori medici e farmacie stanno ricevendo gli odiati bollettini. In pratica si sollecita il pagamento del canone RAI speciale (esercizi pubblici, locali aperti al pubblico o comunque fuori dell'ambito familiare) presupponendo la disponibilità di almeno un PC.
"Ma come? Facciamo i salti mortali per far quadrare i conti e ci arriva questo balzello? Arriva a noi così come a tante piccole e medie imprese", dice la Confesercenti della provincia di Firenze, dove è iniziata la pioggia di bollettini. "A contare è solo un'opportunità di far cassa sulle spalle delle imprese (da 200,91 a 6.696,32 euro/anno di canone tv per ognuno degli oltre 9 milioni di imprese e professionisti esistenti) enorme ed indecente, tanto per il periodo di crisi ed i sacrifici imposti dal governo alle imprese, quanto per l’insensatezza di un’imposta basata sull'ipotesi e la possibilità d'accesso, piuttosto che sull'utilizzo reale di un servizio. Come se noi, imprenditori e dipendenti, usassimo il computer per guardare fiction o partite di calcio in orario di lavoro", ha aggiunto Gianna Scatizzi, presidente di Confartigianato Imprese Firenze.
Attendiamo l'intervento di Super Mario
In verità la RAI ha approfittato di una discutibile interpretazione della "Manovra salva Italia" di Monti (art. 17 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201), laddove prevede che "le imprese e le società (…), nella relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione e la categoria di appartenenza (…), ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale". In pratica non solo RAI ha equiparato TV e "altri dispositivi", ma ha dato per scontato che tutte le imprese e le società debbano pagare il canone speciale. Insomma, c'è il vivo e diffuso timore che questo approccio possa essere replicato in ambito consumer. Non è che domani vengono a chiedere il canone a tutti i possessori di PC?
I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno deciso quindi di presentare un'interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Economia e Finanze per fare immediata chiarezza. "A partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti", si legge nel documento. Si chiede quindi se il ministero dello Sviluppo Economico abbia concluso il suo approfondimento tecnico giuridico sulle tipologie: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, iPod, etc.
"Ove invece tale approfondimento non sia ancora giunto a termine, cosa intenda fare il Governo per rimediare al comportamento illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, la quale chiede il pagamento del canone speciale anche per personal computer collegati in rete".
A questo giro, e con questo Governo, si rischia una risposta definitiva.
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Originariamente inviata da bauer
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