
L'Italia rischia la censura online preventiva. Ne sono convinte numerose associazioni che hanno deciso per l'occasione di scrivere all'AGCOM e fare esplodere il caso online. In pratica la Delibera 668/2010 del dicembre 2010 dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni rischia di "introdurre un meccanismo che le consentirà di inibire completamente l'accessibilità ai siti posti fuori dal territorio italiano e di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d'autore in modo automatico e prescindendo da qualsiasi requisito di colpevolezza accertato dell'Autorità giudiziaria".
Ferma la censura...
Adiconsum, Agorà Digitale di Marco Cappato (Radicali), Altroconsumo, Assonet-Confesercenti e Assoprovider-Confcommercio chiedono quindi che "il diritto d'autore sia regolamentato in modo da garantire che anche nella sfera digitale ci sia il giusto equilibrio tra i diversi interessi presenti nella società, per evitare divenga un sistema di controllo e di censura pervasivo".
La situazione è tesa anche perché secondo numerosi esperti, compreso l'avvocato ICT Fulvio Sarzana, fra le righe del nuovo testo vi sarebbe un escamotage "linguistico" che potrebbe consentire all'Authority di attuare sequestri in autonomia, senza passare dall'autorità giudiziaria.
"Nella trappola potrebbe capitare anche Wikileaks. Basta che qualcuno affermi che uno di quei documenti riservati viola il diritto d'autore e verrebbe sequestrato l'intero sito. Quando il server è all'estero, infatti, non si possono colpire i singoli file o pagine incriminate", ha spiegato Sarzana a La Repubblica.
Da tempo AGCOM sostiene che la delibera è stata redatta esclusivamente per tutelare il diritto d'autore. Sarà anche verso ma per Sarzana conta di più la parola scritta "E quello che c'è scritto dà gli strumenti per censurare siti e contenuti posti all'estero", ha ribadito l'esperto.
Ecco quindi come unica soluzione l'appello all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni "affinché effettui una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d'autore", come riporta la lettera. "Temiamo che i compiti che la regolamentazione affiderebbe all'Autorità Garante assumeranno dimensioni difficilmente gestibili dalla stessa Autorità e porteranno presto ad una congestione a cui seguirà probabilmente approssimazione o mera discrezionalità".
Insomma, l'ultima parola sul diritto d'autore dovrebbe spettare al Parlamento. Ne sono convinti un po' tutti, persino l'AGCOM che richiede da tempo una revisione delle leggi sul diritto d'autore. L'unica voce fuori dal coro è quella del Governo: il Decreto Romani infatti prevede che il compito di individuare una soluzione per questo problema sia svolto dal Garante.
(Fonte: La Repubblica)
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