Censura per il sito dell'isola Gorgona: verità scomode?

di Dario d'Elia, 02 maggio, 2012 17:00

Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Livorno ha disposto il sequestro del sito ilgorgon.eu per diffamazione. Il gestore del sito si sta occupando da tempo del caso dei barili tossici persi dalla nave Cargo Venezia a pochi miglia dall'isola.

Il sito italiano ilgorgon.eu, dedicato all'isola di Gorgona dell'arcipelago toscano, è stato oscurato perché probabilmente conteneva verità scottanti sui 198 fusti di rifiuti tossici persi a dicembre dalla nave Cargo Venezia dell'armatore Grimaldi Lines. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Livorno, Gioacchino Trovato, come riporta il sito Linkiesta, a seguito di una querela per diffamazione ha disposto il sequestro preventivo del sito. "Letta l'istanza che precede, ritenuta la sussistenza del fumus del reato di cui all’art.595 c.p., ritenuto che la libera disponibilità del sito può consentire la commissione di ulteriori reati, visto l’art. 321 c.p.p. ordina il sequestro preventivo del sito internet www.ilgorgon.eu", si legge nel provvedimento.

Il gestore di ilgorgon.eu Antonio Brindisi - per altro giornalista professionista iscritto all’Ordine dei giornalisti del Lazio - sostiene di non aver ricevuto "notizia di reato, né iscrizione nel registro degli indagati". Insomma a suo parere si tratterebbe di un attentato alla libertà d'informazione garantita dalla nostra Costituzione. Dello stesso avviso il consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Pierluigi Roesler Franz. 

Gorgona

"Sarebbe opportuno che il Consiglio nazionale dell'Ordine, la Federazione Nazionale della Stampa, l'Ordine dei giornalisti del Lazio e l’Associazione Stampa Romana tutelassero il collega Brindisi verificando la legittimità del provvedimento giudiziario e la sua concreta conformità alle norme di legge, in quanto viene da lui lamentata la violazione dell'art. 21 della Costituzione con conseguente bavaglio alla libertà di stampa", ha dichiarato Franz a mezzo stampa.

La presunta diffamazione potrebbe essere legata alle recenti pubblicazioni apparse sul sito che facevano riferimento al mancato recupero dei barili tossici persi il 17 dicembre dalla nave Cargo Venezia nei pressi dell'Isola di Gorgona. Si sta parlando di ben 40 quintali di catalizzatori esausti a base di monossido di cobalto e molibdeno. Troppi elementi non tornano: non si sa cosa realmente sia successo, per quale motivo il Cargo sia passato a meno di venti miglia dalle coste dell'isola (Santuario dei Cetacei e area protetta dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio) e soprattutto perché l'allarme sia scattato solo 10 giorni dopo l'incidente. 

"La perdita dei due semirimorchi (è stato, NdR.) un evento determinato unicamente da un atto di forza maggiore [...] i fusti si sono persi in una manovra decisa dal comandante per salvare vite, oltre che la nave", sostiene l'armatore.

"Secondo me in queste acque scaricano materiali inquinanti da tempo", ha dichiarato Antonio Brindisi, promotore del Comitato Abitanti Isola di Gorgona. "Mi rendo conto di fare accuse pesanti, ma altrimenti non mi spiego per quale motivo le ricerche non vadano avanti ma, anzi, si siano fermate".

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Notizie dal web

 

Commenti dei lettori (23)

1/3 avanti   
Maglianator 02/05/2012 17:28
+14
Se la ditta è sotto la protezione europea, di quegli spietati industriali mai eletti da nessuno, allora non avremo mai una verità. Ci resta solo di sperare che sia qualcosa di piccolo a livello aziendale. Ormai è assurdo, conviene sperare che dietro ci sia la mafia, che non l'europa.
EpsilonVu 02/05/2012 17:33
+17

 Originariamente inviata da Maglianator

Se la ditta è sotto la protezione europea, di quegli spietati industriali mai eletti da nessuno, allora non avremo mai una verità. Ci resta solo di sperare che sia qualcosa di piccolo a livello aziendale. Ormai è assurdo, conviene sperare che dietro ci sia la mafia, che non l'europa.


Guarda che lo smaltimento "non autorizzato" dei rifiuti tossici è una delle principali fonti di reddito della mafia...
supertigrotto 02/05/2012 17:34
+4
Preparatevi,l'era di internet libero è agli sgoccioli.....
wingcla 02/05/2012 17:40
+3
chissa perche la notiza non mi stupisce....ormai dell italia si sentono solo che news come questa.

torneranno a conoscerci come pizza,mafia e mandolino.
aToMe 02/05/2012 17:42
0
Due domande semplici semplici:
1) Chi ha presentato la querela?
2) Qual è l'oggetto della querela?

Tanto per completezza di informazione. Altrimenti si rischia di montare un caso sul nulla.
Aress 02/05/2012 17:43
+20

 Originariamente inviata da wingcla

chissa perche la notiza non mi stupisce....ormai dell italia si sentono solo che news come questa.

torneranno a conoscerci come pizza,mafia e mandolino.



perchè avevano smesso ?
sbragato 02/05/2012 17:50
0
è meglio chiudere un sito di un giornalista e nascondere tutto piuttosto che avviare un inchiesta sull'incidente e dare fastidio a qualcuno di più potente...
Moderatore: Dario D'Elia 02/05/2012 17:53

 Originariamente inviata da aToMe

Due domande semplici semplici:
1) Chi ha presentato la querela?
2) Qual è l'oggetto della querela?

Tanto per completezza di informazione. Altrimenti si rischia di montare un caso sul nulla.



al momento non si sa nulla, ma si presume che vi sia di mezzo Grimaldi.

d.
IlCarletto 02/05/2012 17:55
+13

 Originariamente inviata da Aress

perchè avevano smesso ?



b'è ... aggiornati amico ... siamo 'pizza mafia e bunga bunga'
mad man 02/05/2012 17:55
+1

 Originariamente inviata da EpsilonVu

Guarda che lo smaltimento "non autorizzato" dei rifiuti tossici è una delle principali fonti di reddito della mafia...


Infatti. Lo è diventato da quando le direttive internazionali lo hanno giustamente pribito alle aziende; ricordiamoci ad esempio che è solo dal 1993 (grazie a Greenpeace) che è stato proibito alle navi di scaricare in mare aperto i barili di residui radioattivi.

Ciò che intende Maglianator è che, per assurdo, bisogna sperare che dietro questi casi ci siano sempre dei criminali indipendenti, che possono essere fermati ed arrestati, piuttosto che multinazionali (o aziende statali) intoccabili per via degli accordi economici internazionali.
1/3 avanti   
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