Un gruppo di ricercatori dell'IMEC ha messo a punto un tipo di display olografico che dovrebbe risolvere il problema dei mal di testa creati dalle immagini stereoscopiche così come sono usate oggi. L'idea centrale è quella di usare dei laser per attivare dei sistemi microelettromeccanici (MEMS).
Ancora una volta gli ologrammi trovano gli onori delle cronache, sebbene questa tecnologia sia tutt'altro che matura per una diffusione di massa. In questo caso però la teoria è più che affascinante: ci sono infatti dei laser abbinati a micropistoni riflettenti, ognuno dei quali potrebbe così muovere fisicamente un singolo pixel.
L'edificio IMEC rappresentato con gli ologrammi
Lo scorso ottobre l'azienda, che ha sede a Leuven (Belgio) ha mostrato un primo prototipo privo di sistemi MEMS, ma già in grado di mostrare una convincente immagine statica del centro di ricerca. La sua realizzazione è possibile grazie a microchip costituiti da molte piccole superfici riflettenti (i pixel).
"Quando la luce del laser raggiunge il chip, rimbalza con una determinata angolazione (diffrazione)", e si vengono così a creare gli effetti luminosi che a loro volta danno vita all'immagine 3D statica.
Per ottenere immagini in movimento bisogna sostituire la struttura fissa – composta di semiconduttori e alluminio – con una mobile, ed è qui che entra in gioco il MEMS, cioè il sistema microelettromeccanico. Una sfida molto impegnativa, come spiega il ricercatore Richard Stahl. "Per ottenere la giusta diffrazione e creare un'immagine olografica ogni MEMS dev'essere più piccolo della lunghezza d'onda della luce che si riflette sul chip, che in questo caso significa circa 0,5x0,5 micron, meno di un decimo delle dimensioni dei MEMS attuali. Ogni pixel deve anche potersi muovere su e giù di circa 100 nanometri senza scontrarsi con i suoi vicini".
La struttura è quindi piuttosto semplice da capire: un sistema "meccanico" sostiene e muove uno "specchio" per ognuno dei pixel necessari, e un sistema di raggi laser fa da proiettore. Il film sarà quindi costituito dalla programmazione del laser e da quella del MEMS. Realizzarlo naturalmente è tutt'altro che semplice però.
I ricercatori di IMEC sperano di poter produrre un prototipo funzionante entro la metà del 2012, cioè tra pochi mesi. In ogni caso passerà ancora molto tempo prima che si possano realizzare cinema o sistemi domestici basati su questa tecnologia, perché la sua realizzazione è ancora molto costosa. Entro cinque anni potremmo però vedere degli schermi "delle dimensioni di una busta" con circa 400 miliardi di pixel mobili, secondo il coordinatore del progetto Francesco Pessolano.

Commenti dei lettori (10)
vero vero è Italiano? da come parla in inglese la cadenza mi sembra italiana... ma non ne sono sicuro... ora cerco con bigG...
Allora è un ingegnere fotografico... così viene definito, e da quello che sono riuscito ad estrarre dai dati sono certo che ha studiato in italia, sia al liceo che in università ... qui le mie fonti:
https://plus.google.com/116051183417811572204/posts
http://be.linkedin.com/in/fpessolano
Se anche solo tenessimo metà dei cervelli in fuga dall'Italia, a quest'ora domineremmo il mondo :'(
Fortuna che almeno io son rimasto va XD
In realta' l'ologramma e', solo, una evoluta forma di immagine di interferenza, fatta con una sorgente di luce coerente e monocromatica(es. laser) che contiene informazioni 3D di un intero oggetto ma non da' l'effetto 3D dal punto di vista ottico (sono molto utili dal punto di vista scientifico, e nelle micromisure), anche se in teoria esistono delle lastre fotografiche (molto spesse)che traducono l'interferenza in un surrogato di 3D (limitatamente al loro spessore) e che sono impropriamente chiamate: -immagini olografiche-.
E' probabile, che il sistema descritto nell'articolo usi l'ologramma solo per pilotare i micromotori di quelle placche riflettenti, che successivamente danno la "classica" stereoscopia ottica.
EDIT:
Come qualcuno ha fatto notare, e' possibile (ma non sicuro)che questo sistema sia simile a quello utilizzato per correggere le immagini astronomiche dall'aberrazione causata dall'atmosfera, dove appunto si utilizza un'immagine olografica delle perturbazioni dell'aria, sovrastante il telescopio, per pilotare dei motori che deformano opportunamente lo specchio del telescopio stesso.
mi sono loggato apposta per risponderti con una pernacchia... prrrrrrr
Non ho capito un caxxo...ma posso solo dire che:
"VOGLIO IL PONTE OLOGRAFICO!!!!" e primA DI MORIRE POSSIBILMENTE!!!
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