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Circuiti che si auto-riparano, ma il T-1000 è ancora lontano

07:22 - 23 dicembre 2011 di Manolo De Agostini

Microcapsule colme di liquido metallico, poste sopra i circuiti elettronici, potrebbero consentire l'auto-riparazione immediata in caso di fratture. Il sistema, elaborato dall'Università dell'Illinois, è sicuramente interessante, ma non privo di limiti.

Circuiti elettronici che si auto-riparano in modo rapidissimo, tanto che non ci si accorge che c'è stato un problema. Un team d'ingegneri dell'Università dell'Illinois ha sviluppato un sistema di "auto-guarigione" che ripristina la conducibilità elettrica di un circuito rotto in pochi microsecondi.

A elaborare questo sistema sono stati il professore d'ingegneria aerospaziale Scott White, la professoressa di scienza dei materiali e ingegneria Nancy Sottos e Jeffrey Moore, professore di chimica. Il tutto è molto semplice. Gli ingegneri hanno collocato un gruppo di microcapsule piene di liquido metallico (una lega di indio e gallio) da 10 micron (0,01 mm) lungo tutta l'estensione del circuito.

Se il circuito si rompe in qualche punto, lo stesso accade alle microcapsule (il 90% delle volte, la tecnologia è ancora in sviluppo). Il liquido interno fuoriesce e va a riempire la frattura sul circuito, ripristinandone la conducibilità fino al 99%. Tutto ciò funziona anche su circuiti stampati a più strati, come le schede madre dei nostri computer. Al momento non ci sono notizie su sperimentazioni nel campo della robotica. Niente T-1000 in arrivo, ragazzi.

Si tratta in primo luogo di un'interessante soluzione per il settore aerospaziale, in cui le rotture dovute a forti sollecitazioni e all'uso di materiale elettronico in ambienti estremi possono accadere con maggiore probabilità. Tuttavia in un lontano futuro questa tecnologia potrebbe far parte di molti oggetti comuni.

Pensate ai dispositivi portatili, come gli smartphone, sempre più ermetici e integrati. Non sono insolite rotture dei circuiti interni per cadute o usi poco consoni. Le microcapsule potrebbero aiutare a risolvere i problemi immediatamente. L'uso di questo sistema potrebbe avere un interessante risvolto anche sull'inquinamento: meno prodotti rotti, meno spazzatura elettronica.

Il problema di tutto questo è però che può funzionare una volta sola. Le microcapsule non possono essere "riempite" nuovamente per affrontare future rotture. Perciò si tratta di un metodo d'intervento interessante, sicuramente utile, ma non definitivo. Chi lavora in un centro di riparazione tiri pure un sospiro di sollievo.

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Commenti

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1/2 avanti    
bauer 23/12/2011 07:45
 
+2 
dico solo una cosa... che storia!!!
SFINGEMORTA 23/12/2011 07:53
 
Applicata alle cpu sarebbe fantastica , nessun problema di rotture :

TUTTI A OVERCLOKARE I NOSTRI I7 a 10.0 ghz !!!
ciaccaerre 23/12/2011 08:05
 
+29 
dov'è il pollice verso? ne ho bisogno !! xD
winner03 23/12/2011 08:06
 
+20 
Nel caso dell'overclock estremo ti si brucia tutto il circuito integrato, i materiali arrivano a fondersi e li ce poco da fare!!
Infatti il T1000 muore dentro il metallo fuso incandescente di un altoforno!!
dosse 23/12/2011 08:24
 
+15 
ce lo vedo già un processore che dice "voltaggio troppo alto, potevi uccidermi "
mizar79 23/12/2011 08:46
 
Guardate che si sta parlando di danni STRUTTURALI dei circuiti stampati non di danni provocati da sovratensioni o sovracorrenti... più che altro nell'articolo si parla di ristabilire la conducibilità dove venisse interrotta. E dove non dovrebbe essere ripristinata, se questa riparazione fa da ponte, mi manda tutto in corto?
kinga 23/12/2011 09:12
 
però,a rigor di logica,questa tecnologia non da "vite infinite" al circuito,ma un qualcosa come le classiche 9 vite dei gatti.Perchè una volta finite le microcapsule comunque non si potrebbero più riparare,o sbaglio?anche se con questo piccolo problema,imho è una ***ta assurda,chissà quando lo vedremo nei prodotti di tutti i giorni.EVVIVA LA RICERCA!!!
Deve 23/12/2011 09:17
 
+1 
Per tutti gli overclockers... il problema in tanti casi non sono le frequenze o il materiale in sè ma un gran problema di conduttori e induttori parassiti che vanno a danneggiare il circuito tanto più della temperatura snaturandolo della sua topologia iniziale e rendendolo inutile.

Comunque da quanto si può capire è un progetto non per comuni mortali ma per applicazioni dove far funzionare un circuito danneggiato anche un mese di più vuol dire risparmiare milioni. per i materiali delle missioni spaziali queste ricerche hanno senso partendo dal presupposto che mandare un omino in più in orbita per riparare o semplicemente cambiare un pezzo costa veramente una fortuna !
gtx88 23/12/2011 09:17
 
+2 
Mi ricorda il telefilm Greek
noce 23/12/2011 09:46
 
+3 
Ma io volevo una foto del t-1000
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  Categoria: Nuove Tecnologie
  Tag: Ricerca