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Cloud: attenzione a dove sono residenti i dati

17:15 - 4 luglio 2011 di Pino Bruno

Secondo un'inchiesta di ZDNet i file cloud conservati in data center europei potrebbero essere sottoposti a un controllo da parte delle autorità statunitensi, perchè le aziende che offrono il servizio risiedono negli USA. Sulla questione interviene anche il Garante per la Privacy.

Zack Whittaker, giornalista di ZDNet, ha rivelato una scoperta che se confermata potrebbe sconvolgere il mondo dei servizi di Cloud Computing proposti da aziende statunitensi. Il problema è che aziende come Microsoft ed Apple, con i loro servizi Azure e iCloud, hanno sede negli Stati Uniti e quindi devono rispettare le leggi locali che garantiscono alle autorità la libertà di frugare nei server. Il tutto in nome del Patrioct Act, la legge contro il terrorismo nata dopo gli attentati dell'undici settembre.

Il Cloud Computing presenta diversi benefici, ma anche alcuni rischi relativi alla privacy

Zack Whittaker cita come fonte l'amministratore delegato di Microsoft per la Gran Bretagna, Gordon Frazer. A Londra, durante la presentazione della suite Office 365 (Office sul Cloud Computing), Frazer ha risposto così.

Domanda: Microsoft può garantire che i dati memorizzati nei server europei non lascino mai l'Europa, anche in base a una richiesta formulata in forza del Patriot Act?

Risposta: poiché Microsoft è una società statunitense, con sede negli Stati Uniti, deve conformarsi alle leggi locali USA. Microsoft non può fornire tali garanzie. Né può farlo qualsiasi altra società statunitense.

E' la prima volta che qualcuno ammette quanti molti sospettavano da tempo. Tutti i dati conservati o trasformati da un'azienda statunitense o controllata da un gruppo statunitense, sono vulnerabili alle intercettazioni e alle ispezione da parte delle autorità statunitensi.

Zack Whittaker stava indagando da tempo sui retroscena dei servizi cloud proposti dalle aziende americane.  Nello scorso aprile aveva tratteggiato uno scenario inquietante:  "…Di conseguenza, università, imprese e organizzazioni che conservano grandi quantità di dati di studenti e cittadini nella 'nuvola europea', non sono protetti contro le leggi anti-terrorismo degli Stati Uniti, che vìolano le libertà dei cittadini non statunitensi".

Forse non dovremmo prendere sottogamba il consiglio di Amar Toor (Engadget): meglio tenere i nostri dati sensibili al sicuro, alla vecchia maniera, cioè dischi fissi e server nostrani.

Come comportarsi con legge anti-terrorismo statunitensi? - Clicca per ingrandire

AGGIORNAMENTO. L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato, si è occupata più volte di Cloud Computing. Nell'ultima relazione annuale (a pagina 20) c'è scritto che: "…Le imprese e gli operatori a cui il mercato offre questi nuovi servizi pensano soprattutto alla diminuzione di costi o alle opportunità di costante ammodernamento che queste tecnologie consentono, prestando scarsa attenzione al fatto che comportano la perdita del possesso fisico dei dati e dei programmi operativi che utilizzano. Di qui l'urgenza e l'importanza di un salto di qualità nella consapevolezza dei fenomeni".

Il Garante per la Privacy ha inoltre pubblicato un opuscolo – Cloud computing: indicazioni per l'utilizzo consapevole dei servizi – in cui si legge, tra l'altro (pagine 16, 17): "Sapere in quale Stato risiedono fisicamente i server sui quali vengono allocati i dati, è determinate per stabilire la giurisdizione e la legge applicabile nel caso di controversie tra l'utente e il fornitore del servizio. La presenza fisica dei server in uno Stato comporterà per l'autorità giudiziaria nazionale, infatti, la possibilità di dare esecuzione ad ordini di esibizione, di accesso o di sequestro, ove sussistano i presupposti giuridici in base al singolo ordinamento nazionale.

Non è, quindi, indifferente per l'utente sapere se i propri dati si trovino in un server in Italia, in Europa o in un imprecisato Paese extraeuropeo. In ogni caso, l'utente, prima di inserire i dati nella nuvola informatica, dovrebbe assicurarsi che il trasferimento tra i diversi paesi in cui risiedono le cloud avvenga nel rispetto delle cautele previste a livello di Unione Europea in materia di protezione dei dati personali, che esigono particolari garanzie in ordine all'adeguatezza del livello di tutela previsto dagli ordinamenti nazionali per tale tipo di informazioni".

Anche il Garante per la Privacy interviene sulla questione - Clicca per ingrandire

E ancora (pagina 15): "…E' sempre opportuno che l'utente valuti accuratamente il tipo di servizio offerto anche verificando se i dati rimarranno nella disponibilità fisica dell'operatore proponente, oppure se questi svolga un ruolo di intermediario, ovvero offra un servizio progettato sulla base delle tecnologie messe a disposizione da un operatore terzo. Si pensi ad esempio a un applicativo in modalità cloud nel quale il fornitore del servizio finale (Software as a Service) offerto all'utente si avvalga di un servizio di stoccaggio dati acquisito da un terzo. In tal caso, saranno i sistemi fisici di quest'ultimo operatore che concretamente ospiteranno i dati immessi nella cloud dall'utente".

Insomma, chi va sulla Nuvola deve essere ben consapevole dei rischi, oggi amplificati dalle rivelazioni di Zack Whittaker. Si devono archiviare sul Cloud dati sanitari, genetici, reddituali, biometrici o segreti industriali, se c'è il pericolo che possanno essere messi a disposizione dei corpi di polizia e di spionaggio statunitensi?

ringraziamo Pino Bruno per la collaborazione

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Commenti

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1/3 avanti    
Cayman26 04/07/2011 17:35
 
+2 
Infatti non mi faccio nessun account cloud sti americani mi hanno rotto i maroni... Vogliono controllare tutto e tutti
ignatech 04/07/2011 17:35
 
+2 
articolo pienamente condivisibile. "leggere gli asterischi prima di firmare il contratto" è il messaggio espresso, prima di trovare dati sensibili inaccessibili / sequestrati o sbandierati qua e là.

l'idea del cloud è potenzialmente buona, tuttavia a mio parere per ora va integrata con una soluzione tradizionale. Magari metto l'archivio sul server cloud e i "contratti sensibili" sul mio serverino backuppato in locale.

imho.
Jedi69 04/07/2011 17:36
 
+9 
Ok, è arrivato il momento di comperare quel nuovo nas...
redeemer 04/07/2011 17:43
 
+7 
Niente niente all'AGCOM sono tutti ameriCANI?
G-trax 04/07/2011 17:44
 
-3 

 Originariamente inviata da Jedi69

Ok, è arrivato il momento di comperare quel nuovo nas...



Hai scritto una sciocchezza : il cloud non e' (solo) storage online.
gra 04/07/2011 17:45
 
+1 
Una persona (ancor più un imprenditore) attenta già lo doveva sapere.
L'unica cosa un po' sfuggente era la storia del Patriot Act.
nba78 04/07/2011 17:46
 
+1 
La questione di dove si trovino fisicamente i dati che si mettono nella cloud è molto rilevante specie per le aziende ma anche per gli utenti finale sopratutto quando si tratta di dati sensibili,d'altronde uno dei vantaggi del Cloud Computing consiste anche nel dislocare i server in posti economicamente vantaggiosi,insomma ancora una volta la tecnologia supera le norme e le leggi vigenti che dovranno trovare un giusto equilibro tra il non bloccare l'innovazione e garantire i diritti di aziende e privati.
EmJ 04/07/2011 17:48
 
imho questo è più un problema per le aziende, ospedali ecc.. come descritto nell'articolo.
io come singolo utente "normale" non ho nulla da nascondere.. per questo uso Gmail anche se big G la legge..
in realtà se fossi un'azienda sarei molto più preoccupato dall'esposizione ai soliti craker che con la scusa di attaccare la multinazionale di turno potrebbero rubare dei dati per fini ben peggiori di quelli dell'intelligence usa, oppure semplicemente recare un enorme disagio (ad es se un attacco ad un server cloud causasse l'offline dalla banca dati di un ospedale.. altro che psn..)
PaninoFritto 04/07/2011 18:05
 
Sapete che servizio cloud buono e almeno con 1 gb è offerto da qualche azienda europea? ho provato cloudsafe ma non riesco a configurarlo con Gladinet...
grazie


p.s. quindi per skydrive di microsoft valgono le leggi usa :S
diddum 04/07/2011 18:09
 
+8 
Per me l'importante e' che il garante della privacy non si metta in mezzo, con qualche invenzione all'italiana tipo bloccare del tutto l'accesso a cloud esteri.

Io su Dropbox ci tengo file che potrei anche stampare su dei poster e attaccare per le vie. E mi e' molto comodo (soprattutto perche' passo continuamente da Linux a Windows).

L'importante e' essere consapevoli degli eventuali rischi, poi ciascuno decida in base alle proprie esigenze.

g.
1/3 avanti    
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  Categoria: Sicurezza
  Tag: Cloud Computing, Istituzioni