Ricercatori dell'Università di Erlangen-Nuremberg, in Germania, insieme a colleghi svedesi, hanno creato transistor monolitici al grafene usando un semplice processo d'incisione litografica. Potrebbe trattarsi dell'anello mancante verso la cosiddetta era del "post-silicio", secondo quanto riportano i colleghi di Extremetech.
Il grafene, di cui parliamo da molto tempo, è uno strato di atomi di carbonio altamente legati e disposti in ordine esagonale. Per le sue caratteristiche - alta conducibilità elettrica, area di superficie ampia e stabilità chimica - è considerato il materiale cardine per l'elettronica del futuro.
IBM ha già realizzato prototipi di transistor al grafene operanti a oltre 100 GHz, anche se l'assenza di bandgap (banda proibita) gli impedisce di accendersi o spegnersi al variare della tensione. I ricercatori tedeschi hanno però trovato un metodo che potrebbe risolvere questo problema: si ricorrre a un substrato in carburo di silicio (un cristallo di silicio e carbonio, SiC, un ottimo semiconduttore) che si "cuoce" per far migrare gli atomi di silicio, lasciando così uno strato di grafene.

Il grafene in tale configurazione è inutile, perché sprovvisto di source, drain e gate che sono alla base dei transistor. Per definire ogni transistor è necessaria una maschera litografica e un processo di incisione. Durante lo sviluppo del canale centrale del grafene i ricercatori hanno introdotto idrogeno in forma gassosa, trasformandolo così da contatto (source/drain) a gate. In questo modo si è ottenuto un transistor al grafene con il carburo di silicio come substrato conduttivo.
Purtroppo i ricercatori hanno lavorato su una scala relativamente grande, incompatibile con i processi attuali: parliamo di 100 micrometri. Non sono poi nemmeno chiare le prestazioni effettive, anche se i ricercatori indicano valori in linea con le previsioni teoriche per quanto concerne la frequenza di taglio di un transistor a effetto di campo e che piccoli cambiamenti potrebbero aumentare le prestazioni di trenta volte.
In breve, ora non si può parlare più di anello mancante per quanto riguarda la creazione di transistor al grafene completamente funzionanti, ma nemmeno di rivoluzione imminente. Questo però è un passo in avanti significativo e le aziende del settore, da IBM a Intel, per arrivare a Samsung (già al lavoro sul Barristore) dovrebbero interessarsi al lavoro del team tedesco.

Commenti dei lettori (13)
Secondo me questo materiale sarà l'amianto del 3o millennio...
Non puoi, non si spezza... ti tocca usare tutto il rotolo!
ora ti sente la Camusso...
ma non dicevano che si strappava e si autorigenerava come la barba di Chuck Norris?
Dopo aver postato quest'accusa mi troverò la testa mozzata di un cavallo nel letto domani mattina. Fatta di grafene, ovviamente!
PS: è interessantissimo seguire l'evoluzione dei transistor in corso negli ultimi anni. Ci sono centri che sono riusciti a far funzionare transistor molecolari, altri addirittura atomici (usando l'oro). Qui si parla di utilizzare il grafene, che si sta dimostrando una sorta di pietra filosofale dell'XXI secolo. Probabilmente nei prossimi 100 anni assisteremo ad un'evoluzione in scala esponenziale ben maggiore di quella vissuta nel 900.
Sempre che qualcuno non decida come sempre che la guerra è meglio... o che Apple non ci metta un brevetto sopra.
No ma sul serio, secondo voi è già stato brevettato da qualcuno?
Se qualcuno mi spiega come proporre un brevetto, preparatevi a un nuovo Bill Gates, brevetterò il grafene, i computer, i transistor e se me l'accettano anche il carbonio