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Croce Rossa e diritti umani nei giochi: non siamo stupidi

10:37 - 9 dicembre 2011 di Valerio Porcu

La Croce Rossa si è vista costretta a chiarire le proprie posizioni per quanto riguarda i videogiochi, dopo un'eco mediatica almeno in parte negativa. Non si tratta di forzare il rispetto delle regole nei giochi, ma di sfruttarli per farle conoscere a un pubblico più vasto.

Qualche giorno fa i dirigenti della Croce Rossa si sono riuniti per parlare di rispetto dei diritti umani nei videogiochi. L'evento ha suscitato immediatamente accese discussioni, alle quali l'organizzazione ha risposto con una pagina di FAQ (Frequently Asked Questions).

In molti hanno infatti criticato la CRI (Croce Rossa Internazionale), e in gran parte dei casi si è affermato che ci sono altri argomenti di cui occuparsi piuttosto che dei videogiochi. Come sempre accade in questi casi tuttavia c'è una sorta di divisione stagna tra il settore interessato - quello dei giochi e della tecnologia in generale - e il resto del mondo. Una situazione che certo non si risolverà con una pagina web, ma lo sforzo della CRI è apprezzabile.

Croce Rossa

"I videogiochi che simulano l'esperienza delle forze armate hanno il potenziale per incrementare la consapevolezza sulle regole (d'ingaggio). Questo è uno dei punti che interessano alla CRI. Alcuni giochi tengono già in considerazione l'addestramento dei militari sul comportamento da tenere durante i conflitti".

Non si tratterebbe quindi di mettere delle regole ai videogiochi, ma di usarli anche per uno scopo più alto oltre al puro intrattenimento. Un obiettivo difficilmente criticabile, almeno in termini assoluti. Dopotutto siamo in tanti ad aver migliorato il nostro inglese con i videogiochi, prima che cominciassero a tradurli; per non parlare delle semplici nozioni storiche e scientifiche che si possono guadagnare con Civilization. E non c'è ragione di credere che non possano servire per imparare qualcos'altro.

"Parte del mandato della CRI è la promozione del rispetto per i Diritti Umani. Considerato tale mandato e l'esperienza della CRI nei conflitti armati, lo sviluppo di questi giochi rientra chiaramente negli interessi dell'organizzazione", è sostanzialmente la risposta della Croce Rossa a chi afferma che dovrebbe occuparsi d'altro.

La Croce Rossa tuttavia è consapevole che si tratta di giochi. "Alcuni media hanno riportato che le azioni dei personaggi nei giochi potrebbero rappresentare delle serie violazioni delle leggi sui conflitti armati. È corretto? No. Solo nel mondo reale si possono compiere violazioni serie delle leggi di guerra, non nei giochi".

Quello che vorrebbe la Croce Rossa è quindi una collaborazione con i produttori di videogiochi, affinché l'obiettivo educativo divenga raggiungibile. Per la CRI in ogni caso i conflitti veri restano il punto d'interesse principale.

I videogiochi che simulano la guerra sembrano però più interessanti rispetto a film, libri e TV. Almeno secondo alcuni osservatori. In verità la Croce Rossa ha già contatti - sporadici - con produttori cinematografici e televisivi, ed è interessata ai giochi di simulazione, alcuni dei quali "sono prodotti dalle stesse società che creano le simulazioni di addestramento per gli eserciti".

Quanto all'incontro internazionale che ha sollevato la questione, la Croce Rossa ha specificato che si è trattato di un evento informale e informativo, e che non è stata presa nessuna decisione specifica.

I tanti giocatori di FPS cruenti possono quindi sentirsi rasserenati. Non c'è ancora nessuno che voglia impedire loro di massacrare civili impunemente, o di torturare un prigioniero. A qualcuno piacerebbe che anche nei giochi si ricordasse che queste azioni sono deprecabili, e che degradano e umiliano l'essere umano; ma non sia mai che si voglia fare i maestrini con chi è impegnato a fraggare.

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Commenti

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1/3 avanti    
ale7700 09/12/2011 10:53
 
-53 
senza parole resto basito da qst idioti
A causa dei voti negativi ricevuti dagli utenti, questo commento non è visibile. Clicca qui per leggerlo.
marselino 09/12/2011 10:55
 
+15 
"Dopotutto siamo in tanti ad aver migliorato il nostro inglese con i videogiochi, prima che cominciassero a tradurli; per non parlare delle semplici nozioni storiche e scientifiche che si possono guadagnare con Civilization. E non c'è ragione di credere che non possano servire per imparare qualcos'altro"

parole sante! Mi ricorda il sapientino
Mirko Caruso 09/12/2011 11:01
 
+35 
ale7700 gli stessi "idioti" che ti salvano il culo quando sei morente in casa o sul ciglio della strada.
key2710 09/12/2011 11:13
 
+10 
Secondo me il discorso, letto attentamente, e gestito correttamente non è tanto sbagliato.

Un FPS "simulativo" deve simulare la realtà quanto più possibile... quindi è giusto che esista l'arma, che ci siano le morti, le esplosioni e quant'altro... che gioco sarebbe... ma credo sia altrettanto giusto che in un qualche modo si intervenga anche sull'aspetto reale della questione... magari accentuando il problema sotto il profilo narrativo (beneficiandone il gioco stesso) o inserendo qualcosa "negli schemi" del gioco stesso... affinchè chi giochi abbia la percezione di cosa sarebbe nella realtà ciò che in questo momento stà nella finzione.

Reputo anzi che abbiano affrontato il discoso nel modo più corretto... sostenendo appunto che "i giochi" sono "giochi" e quindi non deve muoversi verso loro nessuna accusa.
noce 09/12/2011 11:14
 
+22 

 Originariamente inviata da ale7700

basito da qst

non so perchè ma certi accostamenti mi divertono molto
demon77 09/12/2011 11:28
 
+1 
Mi dispiace ma io continuo a pensare che sia una emerita cretinata questa uscita da parte della croce rossa.

Un GIOCO è materiale di PURA FANTASIA e tale deve rimanere.
Ed in nessun caso si deve pretendere di accostarvi "leggi" della vita reale.

Se gioco a Battlefield vado in giro sparando alle persone ed uccidendole, poi sparano anche a me e muoio... ma dopo 10 secondi rinasco come se nulla fosse e vado avanti a sparare.

E FORSE QUESTO REALE??????
E quindi perchè devo tenere conto delle leggi reali?????

E comunque resta vera l'unica critica sensata: CHE PENSINO AI PROBLEMI VERI e NON A QUESTE IDIOZIE.
peoplesuk 09/12/2011 11:32
 
+14 
Mentre investi impunemente persone in GTA compare la scritta:"Ricordati di allacciare sempre le cinture di sicurezza"
IOWA 09/12/2011 11:36
 
-8 
Cazzarola, BF3 deve avere proprio una grafica spettacolare se questi della croce rossa confondono il gioco con la realtà! Io sono un accanito sostenitore dei giochi come SR III, dove si puo andare in giro a molestare chiunque in qualsiasi modo... perchè non farlo anche nei giochi di guerra? Se passando con l'AV mi va di sparre ad una folla di arabi in rivolta su COD perchè non posso farlo? Vogliono standardizzare il nostro pensiero in maniera da comandarci come pecore, non ve ne rendete conto? Siamo schiavi delle cazzate che sparano gli altri, ma non possiamo sparare a chi ci pare nemmeno nei videogiochi. W la libertà in tutto e per tutti, anche per loro che hanno il diritto di parlare, sperando che come i santoni non convincano nessuno!
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Ca.Sper 09/12/2011 11:52
 
+2 
Titolo "Croce Rossa e diritti umani nei giochi: non siamo stupidi" beh a me, cara redazione, sembra proprio di si. avete trattato la cosa dal punto di vista del "fraggatore"... ma come detto nella news stessa la CR è in contatto anche con produttori di film telefilm e addirittura simulatori per addestramento... io lo vedrei come un complimento al modo dei videogiochi che hanno ormai un realismo ed una penetrazione tanto quanto un simulatore e un film rispettivamente. Per quanto riguarda i diritti umani è ovvio che la CR pensi all'effetto sociale che hanno i videogiochi sulla percezione dei diritti umani e sanno che non siamo stupidi e che sappiamo che fraggare, nella realtà, viola un diritto umano fondamentale.
NIB90 09/12/2011 12:05
 
+1 
Già me li vedo i medici in battlefield che non possono essere toccati per non ricevere punti di penalizzazione e che vanno in giro per la mappa a sparacchiare con il loro bel M249 e a rianimare i loro alleati.
Per carità è una buona iniziativa ma è inattuabile, forse in ArmA si potrebbe fare a patto che i nemici curati non possano più tornare in combattimento e che vengano solo trasportati via dal campo di battaglia.
1/3 avanti    
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