Il mercato italiano del commercio elettronico continua a cresce a prescindere dagli analfabeti digitali, la crisi e la bassa diffusione broadband. Questo il quadro complessivo delineato dall'ultimo rapporto Netcomm eCommerce. "Secondo le stime, la crescita del commercio elettronico italiano per il 2012 si manterrà intorno al 18%, un valore poco distante da quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 9,5 miliardi di euro", ha dichiarato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano. "L’export, composto per il 55% dal turismo e per il 33% dall’abbigliamento, cresce del 21% e raggiungerà a fine 2012 un valore totale di oltre 1,6 Miliardi di euro".
Italiani!
Ovviamente permangono i problemi di sempre. Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%.
Tra gli italiani che navigano solo il 15% effettua acquisti online, contro una media europea del 43%. In Spagna sono il 27%, in Francia il 53%, in Germania il 64% e in UK il 71%. "Sempre da un confronto con gli altri paesi, emerge come l’Italia resti indietro sia in termini di livello di innovazione tecnologica e produttività - posizionandosi esattamente nel quadrante opposto rispetto agli USA – sia per quanto riguarda la competitività e la penetrazione della banda larga", sottolinea il comunicato ufficiale Netcomm eCommerce.
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"La strategia di Netcomm si baserà quindi su 5 pilastri fondamentali ovvero sviluppo dell’offerta, incentivi alla domanda e all’export, semplificazione delle regole, sviluppo di sistemi di pagamento-logistica, codici-condotta-certificazione", ha aggiunto Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.
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"Tra le proposte per le imprese chiederemo la detassazione parziale dei ricavi delle PMI da eCommerce internazionale B2C e la concentrazione dei fondi europei su priorità coerenti con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Per le famiglie, IVA ridotta al 10% per eCommerce di prodotti B2C, sviluppo di sistemi di pagamento elettronici di home banking basati su SEPA come MyBank e certificazioni di qualità. Inoltre la creazione di distretti virtuali digitali e consorzi di imprese attraverso opportuni strumenti finanziari, sviluppo di piattaforme WIKI delle imprese del Made in Italy per consentire alle piccole aziende italiane di consorziarsi e la creazione di un Istituto per il Commercio Estero Digitale".
Se il commercio elettronico va così bene malgrado la crisi e tutti gli altri limiti del nostro paese c'è da credere che con un piccolo miglioramento migliaia di negozi tradizionali sarebbero costretti a chiudere.

Commenti dei lettori (32)
nah , è perche' è comodo farsi recapitare a casa cose che magari non trovi nei negozi normali e perche' spessissimo si risparmia pure qualcosa
per esempio ho appena ordinato una 670 windforce 2 a 390 che nei negozi normali primo bisognava ordinarla e secondo costava 430
Mi sembra concorrenza sleale nei confronti dei negozi tradizionali
è propio grazie ad un'ignoranza di fondo che si riesce a vendere di tutto e a tutti vie e-commerce (vedi app-spazzatura)
Ovvio, ma tutto il sistema è basato sulla concorrenza sleale. Poi questo viene chiamato capitalismo...a me pare più socialismo corporativo dove pochi usufruiscono di incentivi governativi falsando il mercato. Nulla di nuovo insomma. Ma resta il fatto che hai perfettamente ragione.
A me no!
Esattamente ciò che intendevo. Capisco l'iva al 10% per particolari nicchie di prodotti, ma imporre l'iva al 10% invece che al 21% per gli stessi prodotti che puoi trovare nel negozio fisico falsa il mercato, come dici giustamente.
bravo e ora dimmi quali giochi ci farai girare visto che tutti i giochi li fanno per console che hanno hardware vecchio di anni ?