E-commerce alle stelle malgrado l'ignoranza informatica

di Dario d'Elia - pubblicato mercoledì 16 maggio 2012 alle 17:17

Nel 2012 l'e-commerce italiano crescerà del 18%, praticamente come l'anno scorso per un fatturato previsto di circa 9,5 miliardi di euro. Il tutto anche se siamo indietro sulla banda larga, siano pieni di analfabeti digitali e c'è la crisi che morde il portafogli.

Il mercato italiano del commercio elettronico continua a cresce a prescindere dagli analfabeti digitali, la crisi e la bassa diffusione broadband. Questo il quadro complessivo delineato dall'ultimo rapporto Netcomm eCommerce. "Secondo le stime, la crescita del commercio elettronico italiano per il 2012 si manterrà intorno al 18%, un valore poco distante da quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 9,5 miliardi di euro", ha dichiarato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano. "L’export, composto per il 55% dal turismo e per il 33% dall’abbigliamento, cresce del 21% e raggiungerà a fine 2012 un valore totale di oltre 1,6 Miliardi di euro".

Italiani!

Ovviamente permangono i problemi di sempre. Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%.
Tra gli italiani che navigano solo il 15% effettua acquisti online, contro una media europea del 43%. In Spagna sono il 27%, in Francia il 53%, in Germania il 64% e in UK il 71%. "Sempre da un confronto con gli altri paesi, emerge come l’Italia resti indietro sia in termini di livello di innovazione tecnologica e produttività - posizionandosi esattamente nel quadrante opposto rispetto agli USA – sia per quanto riguarda la competitività e la penetrazione della banda larga", sottolinea il comunicato ufficiale Netcomm eCommerce.

Italiani e Internet - Clicca per ingrandire

"La strategia di Netcomm si baserà quindi su 5 pilastri fondamentali ovvero sviluppo dell’offerta, incentivi alla domanda e all’export, semplificazione delle regole, sviluppo di sistemi di pagamento-logistica, codici-condotta-certificazione", ha aggiunto Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. 

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"Tra le proposte per le imprese chiederemo la detassazione parziale dei ricavi delle PMI da eCommerce internazionale B2C e la concentrazione dei fondi europei su priorità coerenti con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Per le famiglie, IVA ridotta al 10% per eCommerce di prodotti B2C, sviluppo di sistemi di pagamento elettronici di home banking basati su SEPA come MyBank e certificazioni di qualità. Inoltre la creazione di distretti virtuali digitali e consorzi di imprese attraverso opportuni strumenti finanziari, sviluppo di piattaforme WIKI delle imprese del Made in Italy per consentire alle piccole aziende italiane di consorziarsi e la creazione di un Istituto per il Commercio Estero Digitale".

Se il commercio elettronico va così bene malgrado la crisi e tutti gli altri limiti del nostro paese c'è da credere che con un piccolo miglioramento migliaia di negozi tradizionali sarebbero costretti a chiudere. 

 

Commenti dei lettori (32)

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  indietro 4/4
pivellone 17/05/2012 12:23
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 Originariamente inviata da alex3me

Sarà, ma più il consumatore risparmia e meglio è.
Ricorda che col problema della crisi già paghiamo pesanti tasse..



Si lo ricordo bene ma ragiona: il consumatore X lavora per la ditta Y (negozio fisico), che fallisce perchè non concorrenziale con il negozio online Z grazie agli aiuti di stato. Con quali soldi compra ancora?
Io acquisto principalmente online per comodità, ma trovo giusto che i negozi online subiscano gli stessi trattamenti fiscali dei negozi fisici: la concorrenza si fa onestamente e con altri mezzi (ottimizzazione costi, riduzione magazzino ecc.).
ArdiX 17/05/2012 17:11
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@pivellone: sono d'accordo con te su questo sarebbe giusto che l'iva fosse la stessa per tutti; però aimhè il servizio di riparazione e di assistenza in generale è cambiato!Se fate caso prima c'erano un sacco di negozi/negozietti specializzati in riparazioni..(tv tanto per fare un esempio)Nei computer in particolare difficilmente ci può essere chi ha le capacità di riparare quel tipo di hw.Spesso ciò che fanno i negozi fisici sono le stesse cose che fanno gli ecommerce cioè riportare al produttore.La sostanziale differenza è che in caso di disservizio del servizio di assistenza si può andare a far reclamo di persona..
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