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Facebook e Twitter sorvegliati dall'FBI, pericolo censura

12:07 - 30 gennaio 2012 di Valerio Porcu

Il Federal Bureau of Investigation vuole tenere sotto controllo i social media a caccia di minacce, e per questo cerca il software adatto. Intanto Skype sbarca in Cina adattandosi alle leggi locali, e la Thailandia attiva la censura di Twitter per proteggere la famiglia reale.

L'FBI vuole controllare tutti i social network, dal potente Facebook all'anziano MySpace, passando per il dinamico Twitter. Il bureau ha pubblicato un documento con cui cerca professionisti e aziende capaci creare il software necessario. L'obiettivo è tecnicamente ambizioso: raccogliere un'incredibile quantità di dati non strutturati, e organizzarli per trovare informazioni potenzialmente pericolose.

Gli investigatori vogliono un software capace di cercare su tutti i social network basandosi su determinate parole chiave, che possa fare un'analisi semantica dei testi, individuare tendenze,  incrociare dati geografici, restringere il campo a singoli utenti o gruppi. E che dia agli agenti la possibilità di manipolare le ricerche e aggiungere keywords in ogni momento, alla ricerca di risultati migliori.

Agenti FBI, la foto del profilo su Facebook

Il documento parla di una ricerca negli elementi "pubblicamente disponibili", e lascia pensare (sperare?) che Facebook e gli altri possano porre dei limiti agli sguardi indiscreti degli agenti in abito grigio, ma la notizia suscita comunque una certa preoccupazione.

Sì perché se da una parte l'obiettivo è prevenire attacchi terroristici o individuare pericolosi criminali, dall'altra è facile intravedere uno strumento per tenere sotto controllo potenziali movimenti di dissenso del tutto legittimi.

Insomma si parla ancora di censura potenziale; subdola in questo caso, come si addice ai Paesi democratici. Più palese come sappiamo è invece la censura cinese, a cui anche Skype ha deciso di adeguarsi. La nota applicazione VoIP filtrerà termini sensibili per Pechino come "Dalai Lama" o "Piazza Tiananmen" nei messaggi testuali, che non saranno visualizzati all'interno del territorio cinese.

In altre parole se qualcuno dall'Italia scrive a un utente cinese "Il Dalai Lama è in visita", dall'altra parte del mondo non arriva nessun messaggio. Si tratta di adeguarsi alle leggi locali, come spiegano i dirigenti di Tom Online (Joint Venture con cui Skype è presente in Cina). "Potrebbero anche non piacermi le leggi e le regole in UK o in Germania o negli Stati Uniti, ma se faccio affari lì devo adeguarmi. Posso cercare di fare pressioni per ottenere una modifica delle leggi, ma devo rispettarle. La Cina non è diversa in alcun modo".

Anche la CIA lavora al controllo dei social network

Spiegazioni che non fanno una piega;  ma è difficile vedere allo stesso modo una legge che voglia prevenire le truffe e che invece punta a prevenire il libero pensiero.

Sempre dall'Asia, infine, ci giunge notizia della prima effettiva applicazione delle nuove risorse tecnologiche offerte da Twitter. Sarà la Thailandia il primo Paese a sfruttare la possibilità di filtrare i tweet su un certo argomento o da parte di un certo utente, in questo caso per bloccare e prevenire il reato di "lesa maestà". Un reato che - visto con gli occhi di un cittadino occidentale – sembra davvero un anacronismo perfetto per evitare di far sentire le "voci scomode".

Di fronte a queste notizie è facile gridare allo scandalo, indignarsi per il potente tsunami di desideri censori che stiamo vivendo (dalla legge SOPA all'emendamento Fava, dall'HADOPI francese alla chiusura di Megaupload). E però c'è una certa incoerenza che merita una riflessione: da una parte chiediamo e pretendiamo che Facebook, Google e gli altri rispettino con rigore le "nostre" leggi quando si parla di sicurezza, di dati utente o di concorrenza; dall'altra vorremmo che violassero quelle di altri Paesi in nome della libertà.

Una dicotomia che sembra irrisolvibile: o si dà a un'azienda libertà assoluta, o le si chiede di rispettare le regole. Tertium non datur direbbe qualcuno, ma forse una terza via c'è, e sarebbe chiedere a queste aziende di fare ciò che predicano, e cioè mettere le persone al centro di tutto.  

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Commenti

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1/3 avanti    
alfaumi 30/01/2012 12:47
 
+3 
Come sempre le vostre foto sono GENIALI!!!
tommyk92 30/01/2012 12:50
 
+8 
se chiudesse face sarebbe epico...riderei x mesi e mesi...ma non succederà mai....(ps:non ho letto tutto l'articolo) lol
desfoteam 30/01/2012 12:51
 
+11 
Insomma, il grande nonno che controlla il grande fratello, è una gerarchia di controllo
g.dragon 30/01/2012 12:56
 
+9 
"Sì perché se da una parte l'obiettivo è prevenire attacchi terroristici o individuare pericolosi criminali"

si infatti già me li immagino eventuali terroristi che progettano attentati, creare pagine su facebook in cerca di fan.

Io ho sempre visto facebook come uno strumento USA capace di controllare il popolo e i popoli.
Tutto questo ora sempre più spesso si sta confermando realtà.

La verità è che la privacy non esiste +, o meglio non è mai esistita..
provate a scrivere su google news queste 3 parole.. xbox usa privacy
Davide Olianas 30/01/2012 12:57
 
+2 
Comunicazioni peer to peer basate su protocolli standard con criptazione asimmetrica...that's the way. Diventare troppo dipendenti dall'azienda X (skype ad esempio) non è mai un bene...
Dante77 30/01/2012 13:02
 
+7 
"Di fronte a queste notizie è facile gridare allo scandalo, indignarsi per il potente tsunami di desideri censori che stiamo vivendo (dalla legge SOPA all'emendamento Fava, dall'HADOPI francese alla chiusura di Megaupload). E però c'è una certa incoerenza che merita una riflessione: da una parte chiediamo e pretendiamo che Facebook, Google e gli altri rispettino con rigore le "nostre" leggi quando si parla di sicurezza, di dati utente o di concorrenza; dall'altra vorremmo che violassero quelle di altri Paesi in nome della libertà."

Scusami, ma non mi trovi per niente d'accordo: spiare chiunque senza alcuna motivazione è immorale e umiliante per la persona umana. Essere sicuri che io possa messaggiare con un mio amico cinese senza che nessuno si intrometta nelle nostre questioni private dovrebbe essere un diritto per tutti gli uomini.
Twitter,facebook e Co non sono i buoni, sono solo aziende che come le altre puntano ad un maggior guadagno anche scendendo a compromessi che vanno contro gli stessi motivi per cui sono stati creati "connettere" persone nel mondo.
La Cina ha delle leggi che sono SBAGLIATE, non c'è troppo da girarci intorno o mi vuoi far credere che una legge è legge e dunque giusta? Quindi proteggere i nostri account è un loro dovere come azienda, se questo gli comporta un costo problemi loro, al massimo mettono un abbonamento per facebook o twitter se devono coprire le spese.
Non lo vuoi fare? Allora chiudi baracca e burattini, ci saranno altri che prenderanno il tuo posto.

Tuttidicono che è sbagliato che nel 2012 una potenza come la Cina violi in modo così esplicito i diritti umani che gli Occidentali hanno (dovrebbero aver) conquistato già da tempo, ma appena si scopre (scusate l'espressione forte ma secondo me è giusto dire le cose come stanno) "che la prostituta è a buon mercato tutti la vogliono sfruttare per ottenere ciò che gli interessa"
Cayman26 30/01/2012 13:03
 
+1 
George Orwell era un grande !


Sì perché se da una parte l'obiettivo è prevenire attacchi terroristici o individuare pericolosi criminali, dall'altra è facile intravedere uno strumento per tenere sotto controllo potenziali movimenti di dissenso del tutto legittimi.


Aghaahahah i terroristi comunicano tramite twitter e fb uahahahahahahaha , per censurare internet faranno di tutto , come per il patriot act tutte scuse per mettere sotto controllo gli americani ..

E come mai non avete parlato dell ACTA??
pasqu0 30/01/2012 13:05
 
+2 

 Originariamente inviata da Articolo

da una parte chiediamo e pretendiamo che Facebook, Google e gli altri rispettino con rigore le "nostre" leggi quando si parla di sicurezza, di dati utente o di concorrenza; dall'altra vorremmo che violassero quelle di altri Paesi in nome della libertà.



Ehm allora CENSURARE parole come dalai lama e tianamen e' un conto, censurare immagini pedopornografiche, o evitare di sbandierare ai quattro venti il mio numero di cellulare personale sono due cose parecchio diverse.

Il fatto e' che non dovrebbero essere le aziende a condannare determinati comportamenti di alcuni paesi ma la stessa ONU, la censura di termini "politici" o di "cultura generale" in ogni sua forma e' sbagliata.
Basta pensare alla Corea del Nord che ha proibito l'uso del cellulare per 100 giorni...
Le leggi di alcuni paesi SONO sbagliate e se esistesse davvero una Orgnaizzazione delle Nazioni Unite (che non sia una mera facciata inutile a qualsivolgia scopo visto che comunque ognuno a casa sua fa quel che vuole) dovrebbe un attimo bacchettare determinati comportamenti...
helldron 30/01/2012 13:14
 
L'idea che un'agenzia possa mettere mano come gli pare a dati personali o sensibili per fare i loro controlli (e non solo per una questione di sicurezza) mi fa pensare che meno informazioni "utili" per i fini di questi enti inserisco meglio sto.

Come la storia del cellulare richiesto da Google all'accesso della Gmail, non lo avrete mai muhaha!!

La privacy tocca preservarsela da soli..
POLLICEVERSO 30/01/2012 13:24
 
+1 
Censura su internet? Da brividi..... e chissà da quanto lo fanno!
Mi sembrava strano tutta qusta libertà di pensiero ed espressione in rete!
Così da ora in avanti dovremo stare attenti a quello che si scrive o si dice in rete, cioè addio alla libertà d'espressione, perchè altrimenti rischio di passare da terrorista? Ma stiamo scherzando!?
Faremo la fine della Korea, dove il libero arbitrio è stato cancellato dal vocabolario e nei pensieri delle persone!
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