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FIMI: l'industria discografica italiana perde pezzi

12:36 - 4 novembre 2011 di Dario d'Elia

Sta per chiudere IMS, una delle ultime aziende italiane che producono CD musicali. Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, ricorda come non sia stato fatto nulla negli ultimi anni per il settore: sviluppo e sostegni per il settore sono stati snobbati.

L'industria discografica italiana sta cadendo a pezzi. Negli ultimi anni non si è investito in sviluppo e neanche sostenuto il mercato. Così la pensa Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, che orma sembra piuttosto rassegnato. Sopratutto considerando che proprio in queste ore una delle ultime aziende nazionali produttrici di dischi (ieri) e CD (oggi), la IMS di Caronno Pertusella (Varese), sta sbaraccando. Si parla di cassa integrazione a zero ore per 132 dipendenti e nella migliore delle ipotesi di una cessione a un Gruppo straniero.

Il picchetto della IMS

"È un peccato, con gli artisti italiani che coprono oltre il 50 per cento del mercato, finiremo per stampare i CD all'estero", ha confidato Mazza a La Stampa. "Già nel 2005 avevamo segnalato che migliaia di posti di lavoro erano a rischio, soprattutto per la pirateria. La sinistra per anni ha visto la Rete come il regno della condivisione, dimenticando la possibilità di costruire anche un business. La destra si è semplicemente disinteressata, salvo poi tuonare ogni volta che un'azienda chiude, specie se è al Nord. Alla fine, nonostante qualche promessa, un'azione concreta sul piano dello sviluppo culturale è mancata da entrambi gli schieramenti".

Difficile la posizione della FIMI: da una parte costretta a non inimicarsi troppo la politica per non essere abbandonata nella battaglia contro la pirateria, dall'altra priva di una strategia chiara (e organica) per uscire dalla crisi del settore.

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Senza contare che il taglio dell'IVA sui CD ormai è una chimera: i libri al 4% ogni giorno sembrano sempre di più uno schiaffo alla musica, costretta a un ingiustificato 21%. "Ma non ci sono stati nemmeno incentivi fiscali per favorire la nascita di nuove aziende", ha aggiunto Mazza. "Non si fa nulla per il mercato italiano della musica digitale, che pure ha margini di crescita elevati: oggi è il 20% del totale, contro il 50% della Danimarca, ad esempio. Siamo sempre più periferia dell’impero, con il potere tutto in mano alle multinazionali". 

Da aggiungere poi il problema della penetrazione della banda larga e della diffusione del commercio elettronico. Le infrastrutture per altro sarebbero utili anche agli studi e ai professionisti del settore.

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Commenti

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1/4 avanti    
far5893 04/11/2011 12:50
 
+29 
Pirateria ?
Diciamo che i supporti fisici(a bassa tecnologia) sono finiti!
ragazzocattivo 04/11/2011 12:56
 
+29 
Vittime del progresso..
L'importate è che per ogni posto di lavoro perso a causa del progresso in un settore se ne crei un altro, o meglio altri due o tre in un altro settore, che prima non esisteva.

E' questo che bisogna comprendere e accettare invece di arroccarsi a difendere il passato.

Perché i cd sono proprio il passato ormai.

O ti evolvi e ti adatti oppure ti estingui, non è anche la stessa legge della natura a dircelo?
LucaYQ50 04/11/2011 12:58
 
+14 
Mi dispiace per la gente che perde il lavoro, ma ormai i cd musicali sono molto, ma molto, poco usati...
Roby10 04/11/2011 12:59
 
+15 
Se fai il maniscalco in piena rivoluzione industriale, poi non ti puoi lamentare di essere abbandonato, magari dovevi pensarci prima e iniziare a fare il gommista?
faber80 04/11/2011 13:08
 
+4 
addolorato per ogni perdita di posti di lavoro... ma per quanto mi riguarda l'industria discografica italiana può affondare totalmente, un elefante che sta crollando su se stesso, tra costi proibitivi, metodologie autoritarie e retrograde.
degac 04/11/2011 13:17
 
+13 
e considerare l'effetto 'tassa equo compenso SIAE' no?
Perchè era uno dei motivi che mi ha fatto acquistare all'estero CD/DVD per i miei backup (ora via di hd esterno...)
Ci@cKi_MoRfIn@ 04/11/2011 13:24
 
+11 
Ma se insieme alla chiusura delle fabbriche di cd morisse tutta la musica italiana io festeggerei e ci pi****ei sulla tomba! Pretendere soldi per quelle porcherie... una rapina...
Dany_M 04/11/2011 13:25
 
+14 
Mi sembra la normale evoluzione del mercato musicale.
Chi compra più un cd quando può acquistare legalmente tutti i brani dello stesso da itunes spendendo di meno?
Il CD avrebbe avuto speranze se assieme si fossero venduti dei contenuti in più. Qualche esempio:
- Libricini biografici dell'autore
- Dvd in omaggio della realizzazione dei brani, dei concerti o simili
- Buoni sconto per gli album vecchi di quell'autore
- Buoni sconto per i concerti di quell'autore

Sono solo alcuni esempi.

Io amo la musica e amo i supporti fisici. Quando comprai Ivy di Elisa lo feci perchè mi interessava il CD, ma rimasi ben felice di trovar dentro la confezione anche un DVD, il tutto racchiuso in un bellissimo cofanetto a forma di libro con copertine rigide. Prezzo 9 e 90. Sono stato anche ben felice di dare i miei soldi per assistere al suo concerto in teatro.
Si fosse investito di più in queste direzioni non si sarebbe arrivati a tutto questo.
Prezzi bassi e contenuti maggiori, eccole le medicine contro pirateria e download legali di mp3.
castiel83 04/11/2011 13:32
 
+10 
Chissà cosa dovrebbero dire le ditte produttrici di carrozze e telegrafi!!
Battute a parte, se la ditta in questione non è stata capace di stare al passo con l'evuluzione digitale di chi è la colpa? E lo stato cosa avrebbe dovuto fare? Vietare gli mp3?
fizby 04/11/2011 13:39
 
+6 
tra l'altro ormai anche in molte automobili di serie sta scomparendo il lettore cd per fare spazio alla presa usb, oltre al fatto che in una pennetta usb di musica ce ne sta un sacco, non devi preoccuparti di cucinare i cd nell'auto lasciata al sole di ferragosto, con il rischio di rovinare il disco (mi è successo, e anche con cd belli originali). La pirateria è secondo me un problema secondario, dietro al quale si trincerano per il bombardamento mediatico che dice che la pirateria è il male. Condivido quanto scritto da altri, all'estero i cd meno recenti vanno presto in "nice price", qui da noi ti chiedono 21 euro anche per molti di quelli più vecchi. Senza contare che su un cd con una decina di canzoni quante sono quelle che realmente meritano? Faccio decisamente meglio ad andare su uno store e comprarmi quelle che mi piacciono per poi metterle nella chiavetta e ascoltarle dove mi pare (sempre che i temuti dlc me lo consentano...). Insomma, i motivi sono tanti, troppo semplicistico parlare solo di danno pirateria (appoggiata dalla sinistra poi, ridicolo, "La sinistra per anni ha visto la Rete come il regno della condivisione, dimenticando la possibilità di costruire anche un business"...)
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