Geobacter, un batterio per l'elettronica del futuro

di Manolo De Agostini - pubblicato lunedì 22 agosto 2011 alle 08:00

I filamenti proteici del Geobacter sulfurreducens potrebbero dare il la all'elettronica ecosostenibile. Un gruppo di ricercatori del Massachusetts ha scoperto che questi filamenti conducono energia come veri e propri fili. Le implicazioni sono molteplici.

Il batterio Geobacter sulfurreducens potrebbe rivoluzionare la nanotecnologia e la bioelettronica. Un gruppo di fisici e micribiologisti della University of Massachusetts Amherst ha scoperto che i "microbial nanowires", ossia le appendici di questo batterio, possono condurre elettricità permettendo il trasporto di elettroni su grandi distanze.

Le applicazioni sono numerose. Le piccole appendici filamentose dei batteri e la loro capacità di formare un reticolo potrebbero aumentare in modo drastico la superficie interna dei condensatori, permettendo così d'immagazzinare più carica elettrica. Inoltre, poiché i batteri vivono in acqua, potrebbero essere utili anche nella creazione di dispositivi waterproof.

Questa scoperta potrebbe portare in futuro alla creazione di nanomateriali non tossici per creare biosensori ed elettronica allo stato solido capace d'interfacciarsi con sistemi biologici. Il microbiologo Derek Lovley, affiancato dai fisici Mark Tuominen, Nikhil Malvankar e altri colleghi, ritiene che reti di filamenti batterici, conosciute come "microbial nanowires" possano spostare la carica elettrica su grandi distanze - migliaia di volte la lunghezza effettiva del batterio - in modo simile a nanostrutture organiche sintetiche metalliche.

Queste reti scorrono attraverso "biofilm", cioè aggregati coesi di miliardi di cellule, dando a questo materiale biologico una conducibilità comparabile a quella dei polimeri sintetici usati comunemente nell'industria elettronica.

Geobacter and its nanowire network

"La capacità dei filamenti proteici di condurre elettroni in questo modo rappresenta un cambio di paradigma nella biologia e ha ramificazioni nella nostra comprensione dei processi naturali microbici e implicazioni pratiche per l'ambiente e lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile", ha dichiarato Derek Lovley.

Secondo Nikhil Malvankar la scoperta rappresenta un cambiamento fondamentale nella comprensione dei biofilm. "In queste specie il biofilm contiene proteine che si comportano come un metallo, conducendo elettroni su distanze molto lunghe (fino a quanto è possibile estendere il biofilm)".

Questa è la prima volta che viene osservata una conduzione della carica elettrica simile a quella metallica su un filamento proteico. In precedenza si pensava che tale conduzione avrebbe richiesto il coinvolgimento di altre proteine come i citocromi, con gli elettroni capaci di brevi salti da un citocroma all'altro. Il team di ricercatori ha invece dimostrato che la conduzione su lunghe distanze è possibile anche in assenza di citocromi. In poche parole i filamenti del Geobacter sulfurreducens funzionano come dei veri e propri fili.

I nanofili batterici sono controllabili in un modo mai visto prima. È possibile manipolare le loro proprietà conduttive semplicemente cambiando la temperatura o regolando l'espressione genetica per creare un nuovo ceppo. Introducendo un terzo elettrodo, un biofilm può agire come un transistor biologico, capace di accendersi o spegnersi in base alla tensione applicata. 

Un altro vantaggio di questo batterio è la capacità di produrre materiali che sono più ecosostenibili e convenienti rispetto alle soluzioni attuali che richiedono, per la maggior parte, elementi rari. "Stiamo creando elettronica dall'aceto. Non potrebbe essere meno costosa o più verde di così", ha concluso il professor Lovley.

 

Commenti dei lettori (28)

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  indietro 3/3
Nicholas 22/08/2011 10:59
0

 Originariamente inviata da The.Zeion

mi sorge un dubbio
a che temperature vivono sti batteri? Se li caccio in una 8800GTX con temperatura nominale a 80°C non c'è il rischio che cuociano?


Beh, considerando che per sterilizzare i cibi basta portarli a 70° per qualche minuto, il dubbio si pone...
Blume 22/08/2011 11:01
0
La nonotecnologia avanza!!!
musicaecomputer 22/08/2011 11:40
0

 Originariamente inviata da Nicholas

Beh, considerando che per sterilizzare i cibi basta portarli a 70° per qualche minuto, il dubbio si pone...



NElle fosse oceaniche hanno trovato un batterio che vive a 113 gradi
http://www.galileonet.it/articles/4c32e1225fc52b3adf000671
musicaecomputer 22/08/2011 11:42
+2
ma cosa succede se il batterio si prende un virus? :-)
è come un overclock o il computer inizia a smocciolare dalla ventola? :-)
noce 22/08/2011 12:12
0

 Originariamente inviata da musicaecomputer

ma cosa succede se il batterio si prende un virus? :-)
è come un overclock o il computer inizia a smocciolare dalla ventola? :-)


la seconda
Phate 22/08/2011 19:27
+2

 Originariamente inviata da Nicholas

Beh, considerando che per sterilizzare i cibi basta portarli a 70° per qualche minuto, il dubbio si pone...


In ambito alimentare, si pastorizza tra i 60°C e i 110°C, con tempi di esposizione variabile tra i 10 secondi e 60 o più minuti. Per la sterilizzazione servono temperature più alte (minimo minimo 110°C visto che ad esempio il botulino "muore" oltre i 108°C). Questo per i batteri in ambito alimentare.
Pensa che alcuni microorganismi vengono inattivati con la depirogenazione, ossia vengono sottoposti a temperature tra i 220°C e i 400°C.
Salvo casi particolari, nessun circuito integrato sopravvive a temperature superiori ai 125°C.

La temperatura non credo sia un problema insormontabile.

I veri problemi sono relativi alla difficoltà di mantenere costante la popolazione:
cosa succede se aumentano troppo?
e se diminuiscono troppo?
quanto viene modificata la conducibilità?
E se si creano delle aree senza batteri?
Cresceranno in un terreno di coltura?
E quando il terreno di coltura viene "mangiato" tutto?
I gas prodotti dalla respirazione dei batteri che fine fanno?)
...
noce 22/08/2011 20:23
0

 Originariamente inviata da Phate

...


Commento molto istruttivo al pari delle riflessioni. Per quanto riguarda il problema della popolazione, mi è tornato in mente l'esame di probabilità
Tuttavia credo che come tu suggerisci i problemi per un sistema vivo siano davvero insormontabili, per questo ho pensato al geobacter più come a un produttore di conduttori che come a un conduttore esso stesso. Spiegandomi meglio, penso che l'utilizzo più semplice che si possa fare è lasciare che il batterio produca i filamenti nel terreno di coltura, per poi asportare i filamenti e "devitalizzarli". Credo che conservare dei filamenti sia più facile che sostenere una popolazione viva di batteri, appunto per le troppe variabili in gioco.
I vantaggi di questa biotecnologia sarebbero sicuramente minori, però magari un passo alla volta si farà tutto con calma
xhogan89x 22/08/2011 23:01
0

 Originariamente inviata da ustradel

Si ma se si fanno una s3g@ poi cosa fanno, seppelliscono il fazzoletto piangendo?


semplicemente usano i fazzoletti di stoffa come le nostre nonne quando si soffiano il naso XD e cosi lo lavano ogni volta
  indietro 3/3
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