Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha presentato ufficialmente un nuovo
servizio online per fare ricorso al giudice di pace, ma la sorpresa è che
non è ancora previsto l'uso della PEC. "Basta code agli sportelli, tempi lunghi e difficoltà di accesso al servizio giustizia. Le possibilità di ricorrere online al giudice di pace raddoppiano: dopo l’opposizione alle sanzioni amministrative, da oggi il cittadino può proporre ricorsi via Internet anche contro i decreti ingiuntivi",
spiega il ministro. Iniziativa lodevole. La Giustizia si toglie di dosso le ragnatele e sposa l’eGovernment. Poi, però, si clicca sulla
pagina dedicata ai servizi online dei Giudici di Pace e arriva la doccia fredda.
Compilazione modulo online
Attenzione, c’è scritto in maiuscolo."Una volta compilato e stampato il ricorso e la nota di iscrizione a ruolo completa di codice a barre,
è necessario spedirlo tramite raccomandata A/R o presentarlo personalmente all’ufficio del giudice di pace competente, nei termini di legge, completo degli allegati elencati in calce alla nota d’iscrizione. Presso gli uffici del giudice di pace che hanno attivato il servizio è prevista una
corsia preferenziale per chi si presenta allo sportello per iscrivere a ruolo fascicoli contenenti la nota d’iscrizione redatta col metodo del codice a barre".
Sì, avete capito bene. Si compila il modulo via Internet ma poi si deve andare di persona oppure spedire una raccomandata andata e ritorno. Cioè si deve fare la coda all’ufficio postale oppure nell’ufficio del Giudice di Pace.
La cosa più bizzarra è che
la procedura non prevede l’uso della Posta Elettronica Certificata, invece della raccomandata. Cioè proprio quella "rivoluzione" nel rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione annunciata dal Ministero per l’innovazione nella Pubblica Amministrazione. Insomma, Alfano smentisce Brunetta oppure non sa che la PEC è stata inventata proprio per evitare di spedire raccomandate agli uffici pubblici. E il Giudice di Pace è ufficio pubblico, senza tema di smentite.
Angelino Alfano
"
È inutile informatizzare il processo se non c'è il personale amministrativo che lavora le pratiche", risponde al guardasigilli Alberto Rossi, segretario dell’ Unione nazionale dei Giudici di Pace (Unagipa). E chiarisce che quello annunciato dal ministro "non è il processo informatico vero e proprio, che ancora non c'è: si tratta solo la possibilità di accedere alle informazioni sul proprio ricorso, che comunque dovrà essere ancora inoltrato o personalmente o per posta, non essendo ancora possibile farlo arrivare tramite Internet". Una possibilità peraltro "limitata ancora a pochi uffici, anche se c'è la volontà di estenderla a tutta Italia".
L’esperimento è già partito a Roma, dove "il servizio funziona e qualche beneficio c'è stato soprattutto per gli avvocati". Ma ci sono almeno due problemi di fondo da risolvere, perché il processo possa effettivamente diventare informatico. "Soprattutto a Roma e nelle grandi sedi manca il personale amministrativo per pubblicare le sentenze. Nella capitale il ritardo è di un anno. Così come per lo stesso problema abbiamo oltre 100 mila ricorsi inviati per posta che attendono di essere iscritti. L’organico è sottodimensionato: nel 1995 avevano 140 persone: oggi, con un carico di lavoro superiore di cinque-sei volte quello originario abbiamo 120 unita".
E l’altra questione di fondo da affrontare è culturale: "Per far decollare il processo informatico è necessario che i cittadini comuni, che sono gli autori della maggior parte dei ricorsi davanti al giudice di pace,
si dotino di un indirizzo di posta elettronica certificata, come stanno facendo gli avvocati. Sinché questo non avverrà dovranno sempre ricorrere agli strumenti postali".
ringraziamo Pino Bruno per la collaborazione
Commenti dei lettori (19)
Non ho ancora trovato un avvocato che la consigli a un privato.
Comunque il problema vero non è tanto come mandargli la roba, è che la roba sia smistata e il lavoro completato in tempi umani. Per questo i problemi sono ben altri.
"Poco" personale (che siano pochi e quanto lavorino è tutto da vedere... visto che ritenghono un loro diritto non timbrare il cartellino...), personale mal gestito, personale incapace, procedure vecchie di secoli, leggi, privilegi, sindacati, chi ne ha più ne metta...
La digitalizzazione è un passo obbligato perchè il sistema la usa e quindi si integra, ma le riforme sono quelle che servono per migliorare il sistema ed aggiornarlo ai nostri tempi.
Se oggi si comunica, si vive al secondo, non è ammissibile che certi processi in italia durino decenni!
Parla per te, all'ufficio vicino casa 20 minuti (quando va bene) di coda a qualsiasi ora del giorno
Anche le raccomandate si mandano online da molti anni...
A me sembra tanto che sia l'antipatia politica a guidare la stesura di certi articoli, sara' un'impressione...
L'Italia ha i suoi problemi, ma molti qui sembra provino gusto a sputare sulla propria patria e i propri concittadini.
Se conoscete uno stato in cui tutto è perfetto, tutto funziona, perchè non emigrate?
'azz, 20 minuti di coda per intentare una causa civile... (cosa che succede almeno tre volte a settimana ovviamente)
Ripeto, fosse quello il problema...