
La legge SOPA (Stop Online Piracy Act) in questi giorni ha rallentato. L'approvazione è rinviata a data da destinarsi, ed è ormai certo che i contenuti saranno rivisti, con la sparizione di alcuni degli elementi più criticati. Persino la Casa Bianca è intervenuta nel dibattito che vede da Hollywood (e i difensori a oltranza del copyright) scontrarsi con le aziende tecnologiche della Silicon Valley - e in generale chi mette i diritti di comunicare ed esprimersi prima degli interessi privati di alcuni.
La vicenda come forse ricorderete è cominciata lo scorso novembre, quando abbiamo cominciato a sentir parlare della proposta di legge SOPA - che ha una gemella in corso di approvazione al parlamento, che risponde al nome di PIPA (Protect IP Act). La norma ne ricorda una che avevamo visto anche in Italia firmata dall'AGCOM, e sostanzialmente prevede di dare agli editori il potere di bloccare l'accesso ai siti legati in qualche modo - anche indiretto - al download di contenuti illegali.
Così si promuove la Casa Bianca, come la voce della gente
Quasi immediatamente sono nate aspre polemiche, che hanno coinvolto praticamente chiunque avesse la possibilità di far sentire la propria voce. Si sono mossi Mozilla, Google, Kaspersky, la Business Software Alliance, Wikipedia e tanti altri - che hanno costituito un fronte del no variegato e sorprendente. Negli Stati Uniti la protesta è talmente forte che un noto provider, GoDaddy, si è visto costretto a cambiare ufficialmente posizione di fronte a un'emorragia di clienti. La legge metterebbe a rischio anche siti d'informazione come Tom's Hardware, e anche per questo i nostri colleghi statunitensi hanno pubblicato un editoriale lo scorso dicembre.
Venerdì persino la Casa Bianca ha pubblicato un commento ufficiale, di fatto intervenendo in una discussione in corsa su una proposta di legge - un'azione non proprio ordinaria. La squadra di Barack Obama sostanzialmente suggerisce di riconsiderare tutto il lavoro fatto, perché "l'importante compito di proteggere la proprietà intellettuale non deve minacciare un'Internet aperta e innovativa". In altre parole non si può mettere a rischio la libertà d'espressione, l'essenza della Rete, solo per proteggere gli interessi di pochi.
Il sito della MPAA
Una dichiarazione a cui è seguita la pronta risposta della MPAA (Motion Picture Association of America). Un testo che non prende una posizione compromettente, sostiene la posizione del governo, ne approva l'operato, ma che difende anche la SOPA, una norma che non avrebbe nulla a che fare con libertà d'espressione o innovazione. Se le associazioni avessero i piedi, potremmo parlare di metterne uno in due scarpe.
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