Confermata la prima sentenza del Tribunale di Milano: di Partito Pirata in Italia ce n'è uno solo ed è quello guidato da Athos Gualazzi, con il logo della vela rigonfia verso destra, all'interno di un cerchio. Pirate Party deve usare un logo differente, pena una multa di 500 euro "per ogni violazione eventualmente contestata dopo la decorrenza del termine di 15 giorni dalla notificazione del presente provvedimento" e di 200 euro per ogni giorno nel ritardo dell'applicazione della sentenza.
Il Partito Pirata italiano è l'unico a poter usare il logo con la vela rigonfia a destra
Così ha deliberato il collegio riunito dei giudici nella giornata di ieri, che ha imposto a Pirate Party e al suo promotore Marco Marsili il pagamento di ulteriori 4500 euro per le spese processuali.
È la seconda volta che il foro di Milano si deve occupare della vicenda di Partito Pirata italiano contro Pitare Party: sull'onda dei successi dei partiti pirata svedesi e tedeschi in Italia erano nate due rappresentanze dal nome simile ma con una differenza sostanziale di base: il Partito Pirata di Athos Gualazzi è una formazione costituitasi nel 2006, mentre il PirateParty di Marsili e Max Loda era stato costituito nel 2011 con una denominazione analoga e con lo stesso simbolo. Il primo era concentrato più o meno sulle stesse battaglie che si vedono all'estero, il secondo una specie di movimento populista anti-casta.
Non sono ammesse imitazioni
Un'ordinanza del 3 aprile scorso del tribunale meneghino aveva stabilito che "allo stato attuale degli atti è verosimile che la ricorrente (il Partito Pirata, NdR.) stia subendo una indebita utilizzazione del proprio nome e, più in generale, una lesione della propria identità personale. L'identità della denominazione è del tutto evidente e sussiste una oggettiva rassomiglianza anche con riferimento alla dicitura in lingua inglese".
Marsili aveva presentato ricorso e ieri è arrivata la sentenza definitiva: il tribunale ha confermato la prima sentenza e condannato Marsili per "lesione dell'identità dell'associazione Partito Pirata". Meglio evitare nuove schermaglie perché le multe potrebbero costare davvero troppi dobloni.

Commenti dei lettori (15)
Edit:
Prego.
hanno rubato il logo al partito pirata asd
P.S.
"della vicenda di Partito Pirata italiano contro Pitare Party..." vabbeh! ho capito,è il caldo XD
Cmq in Italia di partiti pirata ce ne sono fin troppi.
Mi sembra logico, altrimenti i comuni da dove prendono i soldi?
Almeno loro hanno messo le cose in chiaro fin da subito.
Mica si fanno chiamare Partito Democratico, Italia dei (dis)valori e Popolo della Libertà (nostra, non vostra)
riguarda la pirateria informatica, quindi anche Tom's.
grazie per l'articolo.
Sbagli, il diritto d'autore non centra perchè non si tratta di un utilizzo a scopo commerciale di un marchio.
Si tratta di paternità di un simbolo e del tentativo di ingannare l'elettorato.
Decisione più che giusta.
Assolutamente ! inoltre considera che il clone è capeggiato da un tale che nel 1999 è stato tra i fondatori della «Cmi. - Confederazione della musica italiana» di cui è stato prima vicepresidente poi presidente.
Della serie chiamiamolo pirate party per attirare i gonzi e fare gli interessi dei discografici.