Il riconoscimento facciale è pericoloso, ecco le prove

di Valerio Porcu - pubblicato martedì 02 agosto 2011 alle 08:23

Un'interessante ricerca portata avanti alla Carnegie Mellon University dimostra che basta una fotografia, anche di bassa qualità, per scoprire moltissimo su una persona. Sopratutto se questa ha reso pubbliche alcune informazioni.

Qualche tempo fa Eric Schmidt, presidente ed ex-Ad Google, disse che le tecnologie di riconoscimento facciale erano troppo inquietanti e pericolose persino per Google, che non le avrebbe inserite nella funzione di ricerca immagini. Oggi uno studio dell'Università Carnegie Mellon ci permette di capire il perché di quelle affermazioni.

Clicca per ingrandire

Il gruppo di ricerca guidato dal professor Alessandro Acquisti ha infatti eseguito alcuni esperimenti, scoprendo che partendo dal profilo su Facebook si possono incrociare dati e scoprire moltissimo su una persona, incluso il numero di sicurezza sociale.

Quest'ultimo è un codice assegnato a ogni cittadino statunitense, e utilizzato praticamente per tutto ciò che riguarda i rapporti tra il cittadino stesso e le istituzioni: dall'anagrafe alle tasse, compresa la situazione sanitaria, quel codice può dire praticamente tutto di una persona. Ed è utile anche per chi vuole falsificare un'identità.

Per scoprire questa realtà Acquisti si è basato su tre esperimenti relativamente semplici, usando come dati di partenza le informazioni ottenute analizzando i profili di Facebook. In particolare, sono state raccolte fotografie di profilo e informazioni accessibili - quelle cioè che gli utenti rendono visibili ai motori di ricerca. Questa impostazione, è bene ricordarlo, si può modificare dalla sezione sulla privacy di Facebook.

Nel primo esperimento Acquisti ha confrontato le immagini di Facebook con quelle pubblicate su un sito di appuntamenti, usando un software di riconoscimento facciale disponibile in commercio (si tratta di PittPatt, recentemente acquistato da Google). Così i ricercatori hanno scoperto quali utenti Facebook sono presenti anche sul sito per adulti, rilevando una corrispondenza del 15%.

Il dottor Lightman potrebbe finire disoccupato - Clicca per ingrandire

Il secondo esperimento ha incluso l'uso di una webcam economica, e la partecipazione di alcuni studenti. Anche in questo caso il software è stato in grado di usare la fotografia per rintracciare il profilo Facebook della persona in questione.

L'ultimo esperimento sfrutta inoltre un'altra vulnerabilità, legata al numero si sicurezza sociale. Come il codice fiscale italiano questo è infatti prevedibile se sono noti alcuni dati, come nome, luogo e data di nascita. 

Tutte informazioni che spesso sono rese pubbliche sulla nostra pagina Facebook. Basta incrociare i dati quindi per ottenere il numero in questione. E se si trattasse del nostro codice fiscale, la situazione non sarebbe molto diversa.

A questo punto non resta che mettere insieme i pezzi. Qualcuno ci scatta una fotografia, magari per caso in un centro commerciale, o nella sala d'attesa del dentista. Poi la dà in pasto a un software come PittPatt, ed ecco che le persone nell'immagine hanno nome, cognome e informazioni personali. Un ottimo punto di partenza per scoprire molto di più, dalla situazione sanitaria ai debiti contratti, dal reddito al profilo familiare.

"I risultati mi hanno sorpreso" spiega Acquisti, che non si aspettava tanta precisione da un'applicazione commerciale. "Ho sempre pensato alla privacy nel ciberspazio, ma dobbiamo cominciare a considerarla una questione più ampia, con la realtà aumentata".

Acquisti presenterà il proprio lavoro alla prossima conferenza Black Hat, ma già da ora ha commentato i risultati. "Alla fine tutta questa accessibilità (dei dati) ci obbligherà a riconsiderare il concetto di privacy. Potrebbe anche cambiare il modo in cui interagiamo tra noi. Nei secoli gli esseri umani hanno sviluppato meccanismi relazionali basati sul viso degli altri. Ci fideremo più del nostro istinto o dei nostri dispositivi, quando avremo un telefono che può darci informazioni personali e sensibili su una persona in pochi secondi?".

 

Commenti dei lettori (16)

Aggiungi un tuo commento
1/2 avanti   
FeRoX80 02/08/2011 08:52
+20
l'altra volta con un notebook di un mio amico che aveva come impostazione il riconoscimento facciale per accedere, è bastata una foto sua per ingannare il dispositivo... mi sa che come tecnologia non sia il massimo in sicurezza.
gpbiancoli 02/08/2011 09:19
0
"Oggi uno studio dell'Università Carnegie Mellon ci permette di capire il perché di quelle informazioni."

Piccolo lapsus: penso intendesse "affermazioni" e non "informazioni"
morocarlo 02/08/2011 09:21
-9
se metti il tuo codice fiscale in internet e lo lasci visibile a tutti poi non ti lamentare. Hai scelto te che tutti lo possano vedere. Svegliati e mettilo privato.
A causa dei voti negativi ricevuti dagli utenti, questo commento non è visibile. Clicca qui per leggerlo.
gpbiancoli 02/08/2011 09:23
+7
Interessante il punto di vista di Google: prima afferma che il riconoscimento facciale ha risvolti inquietanti e pericolosi, e poi si scopre che ha acquistato PittPatt.
niksd 02/08/2011 09:31
+3

 Originariamente inviata da morocarlo

se metti il tuo codice fiscale in internet e lo lasci visibile a tutti poi non ti lamentare. Hai scelto te che tutti lo possano vedere. Svegliati e mettilo privato.



Il codice fiscale si ricava prendendo pezzetti di informazione sparsi qua e la, il nome, la data e il luogo di nascita, ecc. Sono tutte informazioni che si mettono bene o male, prima o poi, sparpagliate su un bel pò di spazi web e con questo software non si fa altro che cercarle e metterle insieme usando come chiave di ricerca il volto delle persone.
Il_Saggio 02/08/2011 09:37
+8
Non ho capito... uno pubblica (la parola lo dice, rende pubblico cioè disponibile a tutti) delle informazioni personali e poi il problema sono le tecnologie che permettono di fare incroci e raccattarle in maniera sistematica?
Cioè uno va su un social network che è un grande fratello e poi si lamenta che ci sono le telecamere che lo guardano mentre si cambia i calzini?
Ma...
io78 02/08/2011 09:47
+3
tutto si basa su fatto di lasciare informazioni personali pubbliche. Quindi tutto può essere bloccato se le persone usano la testa.
MotoreAsincrono 02/08/2011 10:07
0
mica tanto. ci sono diversi siti in cui e' necessario mettere il proprio vero nome o avere il proprio nome su facebook per chi lo usa per lavoro (pubblicizzarsi). Se ho ben capito il software non vede solo facebook, ma cerca su tutto il web alla ricerca di informazioni. Ora ancora si possono evitare certe cose, ma col passare degli anni saremmo sempre piu' costretti a usare internet per varie cose
Dav1de 02/08/2011 10:17
+2

 Originariamente inviata da io78

tutto si basa su fatto di lasciare informazioni personali pubbliche. Quindi tutto può essere bloccato se le persone usano la testa.


non avevi lasciato un commento praticamente identico qualche giorno fa? ma sei un bot?!
axoduss 02/08/2011 11:01
+1
il problema non è ricavare il codice fiscale di una persona conoscendone i dati pubblicati su facebook (che potrebbe comunque non mettere...), ma avendo il codice fiscale di un'altra persona non poterci fare nulla. Questa è privacy!
1/2 avanti   
Devi essere collegato scrivere un commento!
Accesso utenti
Nome utente:
Password:
Correlazioni
Categorie: Archivio
Tag: Privacy
Aziende: Google, Facebook

In esclusiva per i nostri lettori


GT-N7100TADITV
Samsung Galaxy Note II Android 4.1 16GB 5.55" HD A
Samsung Galaxy Note II, smartphone android ultra-veloce con processore da 1.6 GHz Quad Core. Display da 5.55" HD Super AMOLED HD. Connettività 3G. Colore Grigio.
Garanzia Samsung Italia. No-Brand
€ 499,00 € 529,00 compra

SpaceX Dragon - PR

 
Continua a seguirci!
Informazioni su Tom's Hardware
Tom's Hardware fa parte di Bestofmedia Network
Copyright ©2013 Bestofmedia. Tutti i diritti riservati
P.Iva 04146420965
Clicca per i dettagli