
Il trattato ACTA, l'accordo internazionale anticontraffazione riguardante beni, servizi e prodotti immateriali, rischia di saltare a causa del disappunto della Polonia e altri paesi comunitari. Com'è risaputo la sottoscrizione avvenuta a Tokyo il mese scorso (UE firma l'ACTA: guerra termonucleare alla pirateria) non vale nulla senza la ratifica del Parlamento Europeo. E basta anche un solo paese contrario per trasformare l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement in carta straccia.
Il Primo Ministro polacco Donald Tusk venerdì ha confermato che valuterà attentamente con il suo staff l'accordo internazionale per essere certo che i suoi cittadini non debbano pagarne qualche conseguenza negativa. "Condivido l'opinione di coloro che fin dalla prima ora hanno dichiarato l'incompletezza delle consultazioni", ha dichiarato Tusk al quotidiano Wirtualna Polska.
Donald Tusk farà saltare l'ACTA?
Il nodo della questione è noto: il documento sembra considerare il diritto alla privacy secondario rispetto alla tutela degli interessi industriali - per altro in completa antitesi con la proposta di riforma sulla protezione dei dati presentata dalla Commissaria UE per la Giustizia Viviane Reding. Senza contare la possibilità per i paesi non-democratici di approfittare di questi strumenti per dare una parvenza di legalità alla censura.
E dire che sarebbe basato poco. Tutti oggi si domandano per quale motivo siano stati lasciati fuori dal dibattito le associazioni per i diritti civili e i parlamentari regolarmente eletti. "In sostanza il principio base di ACTA è che gli intermediari non possano proteggere i nominativi di chi compie, a loro dire un’attività illecita, trasformando gli stessi intermediari in fonti di informazione privilegiata per perseguire eventuali violazioni", sostiene l'avvocato IT Giorgio Sarzana sul suo blog.
Il problema, per i sostenitore dell'ACTA, è che almeno 5 paesi comunitari stanno pensando di non aderire: Cipro, Estonia, Germania, Olanda e Slovacchia sono titubanti. Insomma, il silenzio è stato rotto solo dalla Polonia, ma il fronte del no appare più ampio.
"Non erano in grado di farlo la settimana scorsa sia per il tempo minimo necessario per completare le loro procedure interne, o perché non avevano attualmente un ambasciatore a Tokyo e sarà quindi necessario inviare un delegato", ha dichiarato il Commissario UE per il Commercio Karel De Gucht, quasi a giustificare l'inciampo burocratico.
Però qualcosa non torna, perché persino l'ambasciatrice slovena che ha firmato ha già fatto un passo indietro. "Ho firmato ACTA senza cura civica, perché non ho prestato abbastanza attenzione", ha ammesso Helena Drnovšek Zorko. "Molto semplicemente, non ho chiaramente collegato l'accordo che mi avevano detto di firmare con questa cosa, che secondo la mia convinzione civica, limita e riduce le libertà operative sul più grande e significativo network della storia umana, e quindi limita in particolare il futuro dei nostri figli".
L'ACTA più che traballare sembra affondare.
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"Molto semplicemente, non ho chiaramente collegato l'accordo che mi avevano detto di firmare con questa cosa, che secondo la mia convinzione civica, limita e riduce le libertà operative sul più grande e significativo network della storia umana, e quindi limita in particolare il futuro dei nostri figli".
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