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L'Anti-pirateria italiana rischia la vittoria

09:43 - 12 febbraio 2010 di Dario D'Elia

Fapav ha fornito al Tribunale di Civile di Roma tutti i documenti che riguardano la sua attività di monitoraggio del downloading illegale; Telecom si difende come può, anche grazie al Garante della Privacy.

L'Antipirateria italiana (Fapav) ha pagato una società francese per spiare il comportamento online di centinaia di migliaia di utenti. I paladini del copyright mercoledì hanno spiegato al giudice del Tribunale Civile di Roma, dove si sta consumando la battaglia con Telecom Italia proprio per sconfiggere la pirateria online, tutti i dettagli delle operazioni di "spionaggio".

CoPeerRight, l'agenzia al soldo di Fapav


In pratica, CoPeerRight oltralpe ha attivato il monitoraggio di 11 siti web di riferimento per il direct download, lo scambio e lo streaming di musica e film. Dal 2008 sono stati rilevati almeno 2,2 milioni casi di download illegale: tra il 57% e il 65% riconducibili a utenti Telecom Italia.

Fapav a questo punto si aspetta che il giudice Antonella Izzo obblighi il provider a comunicare alle "autorità di pubblica sicurezza tutti i dati idonei alla repressione dei reati". Dall'altra parte Telecom ha trovato nel Garante della Privacy un prezioso alleato, poiché vi è il sospetto che siano state rilevate prove "inutilizzabili". Insomma, sebbene Fapav sostenga di non disporre di dati personali in molti sono convinti che il diritto alla riservatezza dei navigatori sia stato violato.

"L’illecito dei siti di riferimento citati, non consiste soltanto nel rinviare ai siti di hosting che mettono a disposizione opere protette dal diritto d’autore: la maggior parte di queste pagine web, infatti, opera in maniera professionale cercando di monetizzare le visite generate dagli utenti e approfittando della visibilità di tali opere e lucrando attraverso la vendita di spazi pubblicitari o altri espedienti (donazioni etc..)", si legge nella lettera di risposta di Fapav al Garante della Privacy.

"FAPAV non ha ottenuto e non può ottenere alcuna corrispondenza tra le URL delle pagine web citate e l’attività telematica degli internauti italiani, poiché soltanto l’ISP può fornire questo tipo di informazioni circa l’attività dei suoi abbonati". Per quanto riguarda, invece, il tracciamento P2P "lo strumento utilizzato altro non è che una versione del software open source eMule, modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP".

Fapav ha ribadito che "nessun indirizzo IP viene visualizzato o stoccato per ottenere l’informazione riguardante l’ISP utilizzato. L’IP degli utenti che scaricano, infatti, viene anonimizzato

istantaneamente attraverso un procedimento rapido ed immediato. L’informazione che ne deriva permette di effettuare una richiesta di tipo WHOIS al fine di ottenere le informazioni sui paesi e sulla ripartizione dei download per Internet Service Provider".
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Commenti

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1/6 avanti    
Sundiver 12/02/2010 10:13
 
Fapav ha ribadito che "nessun indirizzo IP viene visualizzato o stoccato per ottenere l’informazione riguardante l’ISP utilizzato. L’IP degli utenti che scaricano, infatti, viene anonimizzato
istantaneamente attraverso un procedimento rapido ed immediato. L’informazione che ne deriva permette di effettuare una richiesta di tipo WHOIS al fine di ottenere le informazioni sui paesi e sulla ripartizione dei download per Internet Service Provider".

Si, certo. E poi c'era la marmotta che imbustava il cioccolato....
MarcoDK 12/02/2010 10:16
 
Dubito arriveranno alla vittoria.. è una causa persa! Da quanto tempo c'è su il polverone per sta storia eppure. Staremo a vedere.
Genesio 12/02/2010 10:18
 
Urge un Peppermint 2.0 ma stavolta devono finire loro seriamente nei casini giudiziari
Balthasar85 12/02/2010 10:18
 

 Originariamente inviata da Sundiver

Fapav ha ribadito che "nessun indirizzo IP viene visualizzato o stoccato per ottenere l’informazione riguardante l’ISP utilizzato. L’IP degli utenti che scaricano, infatti, viene anonimizzato
istantaneamente attraverso un procedimento rapido ed immediato. L’informazione che ne deriva permette di effettuare una richiesta di tipo WHOIS al fine di ottenere le informazioni sui paesi e sulla ripartizione dei download per Internet Service Provider".

Si, certo. E poi c'era la marmotta che imbustava il cioccolato....


Confezionava.
Quindi non solo i p2p, ma anche i siti di direct-link giusto?


CIAWA
Francomoh 12/02/2010 10:18
 
non vorrei dire una castroneria, ma questa società si trova davanti ad un simpatico circolo vizioso: è illecito scaricare materiale protetto da diritto d'autore. Ma è altrettanto illecito spiare il navigante in rete. Così è la legge. (peccato che sono capaci a fare gli gnorri in questo caso)
m00f 12/02/2010 10:19
 
La sovranità appartiene al popolo, non alle multinazionali. Articolo 1 della costituzione italiana.
Seraph84 12/02/2010 10:19
 
uhhm...sta storia puzza...

1) hanno usato eMule (che non lo usa + nessuno...)
2) speriamo che telecom non "svenda" i suoi log... anche perchè non è ben chiaro quale sarebbe il metodo di "repressione dei reati" che andrebbero a usare...nel senso, se vuoi fare ostruzionismo, non te ne frega niente di sapere il nome di pinco pallino, ma se vuoi andargli a casa a vedere cos'ha e multarlo allora è un altro discorso...
MarcoDK 12/02/2010 10:20
 

 Originariamente inviata da Francomoh

non vorrei dire una castroneria, ma questa società si trova davanti ad un simpatico circolo vizioso: è illecito scaricare materiale protetto da diritto d'autore. Ma è altrettanto illecito spiare il navigante in rete. Così è la legge. (peccato che sono capaci a fare gli gnorri in questo caso)



Quoto!
Sundiver 12/02/2010 10:22
 

 Originariamente inviata da Balthasar85

Confezionava.
Quindi non solo i p2p, ma anche i siti di direct-link giusto?


CIAWA




Ho usato "imbustava" apposta......
legionarius 12/02/2010 10:23
 
Credo proprio che la Fapav abbia commesso una azione criminale, raccogliendo illecitamente dati personali. Spero in una multa tanto grande da far loro chiudere bottega.
Vi ricordate del caso Peppermit?
Cito da wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Peppermint
Secondo il Garante, oltre ad aver trattato illecitamente i dati, le società coinvolte avevano tenuto anche un comportamento non trasparente nei confronti degli utenti agendo alle loro spalle, violando quel diritto alla riservatezza nelle comunicazioni elettroniche già ribadito dal giudice. Per tali motivazioni, l'Authority stabilì la cancellazione dei suddetti dati dagli archivi delle società in oggetto entro e non oltre il 31 marzo 2008.

Il Garante per la protezione dei dati personali stabilì, definitivamente, che le attività messe in atto da queste società ledevano anche il diritto di trasparenza e correttezza: la legge sulla privacy prevede infatti che l'utente debba essere informato che i suoi dati vengono raccolti ed elaborati e deve sottoscrivere una liberatoria/accettazione al trattamento dei dati personali.<5>

In definitiva questo caso ha stabilito che:

1. quei dati non dovevano essere raccolti;
2. quei dati sono stati raccolti in modo non consono, utilizzando strumenti non consentiti (il software “file sharing monitor”, fsm, utilizzato dalla società Logistep);
3. l'uso dei dati (ovvero il chiedere un risarcimento dei danni direttamente agli utenti) non è stato corretto.

La sentenza definitiva fu:
"i dati raccolti e il modo con cui sono stati ottenuti costituisce un illecito"

Speriamo che vengano puniti a dovere. E per punire a dovere, intendo dire che se hanno effettivamente commesso un crimine, li sbattano in galera, e gettino la chiave.
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