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L'Antitrust italiana mette sotto la lente AdSense

11:31 - 12 marzo 2010 di Dario D'Elia

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un'indagine su AdSense, la piattaforma pubblicitaria di Google. Il problema è la trasparenza: pare che gli utenti AdSense ricevano come corrispettivo somme ad assoluta discrezione di Google.

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di indagare su AdSense, la piattaforma pubblicitaria di Google che consente di pubblicare banner sul proprio sito, guadagnando in relazione al numero di visite ricevute.

Secondo il Garante "le condizioni contrattuali fissate da Google non consentono agli editori di siti web affiliati di conoscere in maniera chiara, dettagliata e verificabile elementi rilevanti per la determinazione dei corrispettivi loro spettanti".

revenue sharing, il concetto è semplice


Google si è detta pronta a collaborare nella convinzione che le sue attività siano in ogni caso in regola con le normative vigenti. Al centro della questione i contratti stipulati dai siti italiani con Google Ireland Limited, il referente europeo dell'azienda. Secondo l'Autorità italiana "la percentuale di revenue-sharing ad essi spettante è definita senza che Google fornisca alle controparti elementi utili a verificare la determinazione dei corrispettivi effettivamente percepiti".

" […] gli utenti AdSense ricevono come corrispettivo somme determinate da Google di volta in volta a sua assoluta discrezione. Google non assume alcun obbligo di comunicare come tale quota sia calcolata. I pagamenti sono calcolati esclusivamente sulla base dei registri tenuti da Google […] può inoltre modificare in qualsiasi momento la struttura di determinazione dei prezzi e/o dei pagamenti a sua esclusiva discrezione".

Insomma, si presume che non vi sia abbastanza "trasparenza e verificabilità su informazioni necessarie per valutare l'attività di intermediazione svolta in concreto da Google". Gli editori online coinvolti non sarebbero quindi in grado di valutare le "offerte provenienti da intermediari concorrenti".

Non voglio entrare nel merito della questione, ma è bene sottolineare che i modelli di business basati su revenue sharing hanno sempre avuto questo tipo di difetto. I fornitori di contenuti (loghi, suonerie, etc.) che lavorano per gli operatori mobili lo sanno bene: i dati delle vendite sono confezionati dagli stessi committenti.

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Commenti

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Dumon 12/03/2010 12:23
 
speriamo che antitrust italiana e soci dell'unione europea comincino a lavorare anche su aziende diverse da microsoft...
ballot screen per tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Klonoa 12/03/2010 12:24
 
Ma perfavore con un presidente come silvio il conflitto di interesse e gli interessi stessi come fanno a essere tutelati????

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/12/news/inchiesta_a_trani_telefonate_per_bloccare_annozero_berlusconi_fece_pressioni_su_tg1_e_agcom-2602943/
sopaug 12/03/2010 21:02
 
ma la piantano di rompere le palle a google? non hanno capito che in cina non posso andarsene, ma dall'italia si', eccome?
unaltromondo 12/03/2010 23:09
 
non è che dalla cina non possono andarsene...sono i cinesi stessi a sbatterli fuori...
Zakmacraken 13/03/2010 00:41
 

 Originariamente inviata da sopaug

ma la piantano di rompere le palle a google? non hanno capito che in cina non posso andarsene, ma dall'italia si', eccome?



Io le palle me le sono rotte di cercare qualcosa che devo comprare su internet e poi vedermi quello stesso oggetto riprodotto sistematicamente sulla metà degli altri siti che frequento.
Giuliano.Peraz 13/03/2010 20:05
 
mmm cancellare i cookie?
CriDDJ 14/03/2010 20:08
 
anche i porcellini d'india sono sconvolti xD
   
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