Micron ha annunciato l'avvio della produzione in volumi di memoria Phase Change (PCM, Memoria a Cambiamento di Fase) con processo a 45 nanometri. Indirizzata ai dispositivi mobile, questa memoria è disponibile in versione multi-chip, che lega 1 gigabit PCM e 512 megabit LPDDR2, rispettivamente 128 e 64 megabyte, connessi tramite un'interfaccia personalizzata.
Non si tratta quindi un prodotto totalmente PCM, bensì dell'unione di due soluzioni, che richiedono una tensione operativa di 1,8 volt. Micron afferma che la sua memoria PCM ha prestazioni in lettura casuale fino a 400MB/s e una resistenza oltre i 100mila cicli in scrittura. Si tratta di dati non eccezionali se rapporti alla Flash, ma siamo solo all'inizio.

L'azienda statunitense è infatti la prima a produrre in volumi questo tipo di memoria che dovrebbe combinare molti dei benefici della RAM e della Flash. La memoria PCM, come la RAM, può scrivere bit singoli o bit anziché interi blocchi. Può farlo con una latenza molto ridotta (in scrittura si parla di un 1µs, in lettura di 50-100 ns) e un bandwidth in lettura simile (ma un bandwidth in scrittura più basso). PCM è anche non volatile, quindi mantiene i dati immagazzinati anche senza energia, come la Flash degli SSD. Secondo Micron, inoltre, consuma poco ed è molto affidabile, in quanto resistente anche ad alte radiazioni di energia.
Questo tipo di memoria sfrutta il comportamento unico di un materiale chiamato "chalcogenide glass". La memoria sfrutta il calore generato da una corrente elettrica per far passare il materiale tra due stati fisici separati. Ognuno di questi ha proprietà distinte che possono essere verificate misurando la resistenza elettrica, consentendo così a ogni cella di rappresentare uno o più bit.
I chip PCM approderanno inizialmente nei cosiddetti "feature phone", prodotti che offrono qualcosa di più di un vecchio telefono. In futuro l'azienda punta a entrare anche nei mercati di smartphone e tablet. Probabilmente questa scelta è frutto non solo del processo produttivo, ma anche di una questione di costi. Micron non è la sola a lavorare su questo tipo di memoria. L'azienda ha collaborato con Intel Mobile Communications, mentre ha bruciato sul tempo colossi del calibro di IBM e Samsung, che comunque hanno già realizzato dei sample in passato.

Commenti dei lettori (11)
Speriamo di no. Ci vorrebbe un cambiamento di paradigma nella gestione degli SSD, è ridicolo gestirli con un protocollo pensato per dispositivi totalmente diversi.
Sarebbe ora di standardizzare un bus specifico per gli SSD e di poterli espandere aggiungendo dei moduli standard di flash
Un pò come convincerci che l'iPhone 4 è obsoleto rispetto al 4S.
Così facendo si perde di vista un aspetto forse ancora più importante, l'ottimizzazione software.
Il raspberry Pi è un esempio. Hardware da 30$ capace di riprodurre film HD.
Secondo me dovrebbero fermarsi un attimo e investire sugli sviluppatori.
Non è una corsa a chi ce l'ha più lungo un SSD offre vantaggi in termini di peso, resistenza alle sollecitazioni e consumi. Tu forse non hai queste esigenze ma una larghissima fetta della popolazione si
Altro che marketing.. gli HDD sono buoni solo per lo storage (foto, video e dati)... per l'OS e i programmi non c'è storia. Provare per credere.
L'ottimizzazione è importantissima.. ma ciò non toglie che un buon Hardware fa la differenza. Ci deve essere l'ottimizzazione sia nel campo Hardware si in quello Software. Poi certo non è che non possa funzionare un PC con gli HDD.. ma non va come uno con un SSD
Sulla scala evolutiva dei viventi è come se avesse milioni di anni.
Ormai tutti i dischi sono virtualizzati, anche in ambiente nativo non virtuale. Il sata è l'estrema propaggine dell'ide, diventato poi parallel ata, fino a diventare sata. Insomma è l'evoluzione del dinosauro in pterodattilo, mentre a noi servono autentici e moderni volatili, falchi o piccioni che siano, se mi è concessa l'analogia.
Insomma è l'interfaccia meno adatta a pilotare i controller dei dischi. Attualmente sono i costruttori di hard disk e dei controller raid a dover fare i miracoli. E comunque qualche problema fra bios vari, chipset, OS, controller vari e driver c'è sempre, anche con il sas. Non sono problemi insormontabili, ma sicurtamente il plug and play è andato a farsi un giro altrove, non abita più ovunque ci siano moderni storage di massa: masterizzatori, streaming tapes, raid, nas o iscsi.
Prima o poi dovranno dovranno rivedere il tutto, a partire dagli ssd dei tablet e dei notebook.
Semplicemente, finché possono, tarderanno ad introdurla in volumi di larga scala.
Se migliorano i cicli delle memorie pcm,la nand sicuramente andrà a morire ma dubito che sarà a breve,come per i memristori e altre incredibili cose che su questo sito o l'altro (hwupgrade) leggiamo spesso.