
Secondo uno studio condotto dalla Trent University di Nottingham e dall'università di Stoccolma, un numero significativo di giocatori abituali applicherebbe le meccaniche di gioco alla vita reale tramite un processo chiamato Game Transfer Phenomena (GTP).
I giocatori affetti da questo problema sarebbero talmente immersi nel loro ambiente virtuale che quando smettono di giocare tenderebbero a trasferire la loro esperienza nel mondo reale. Così facendo si ritroverebbero, per esempio, ad usare le voci di menu per formulare le risposte e mimerebbero il movimento delle dita sul controller di gioco, anche se a mani vuote.
I giocatori incalliti tenderebbero ad applicare le meccaniche di gioco alla vita reale
Il professor Mark Griffiths e il suo team di ricercatori hanno intervistato 42 giocatori abituali di età compresa tra 15 e 21 anni e la loro conclusione è stata che "quasi tutti i giocatori hanno manifestato segni di GTP, ma in modi diversi e con vari gradi di intensità". Ora il gruppo di lavoro sta conducendo un ulteriore studio allargando significativamente il numero delle persone coinvolte.
Lo studio è stato condotto osservando il comportamento degli appassionati di giochi in situazioni particolari e, stando a quanto contenuto nelle conclusioni, avrebbe rivelato comportamenti sintomatici di GTP anche a livello grave, come per esempio il tentativo di raggiungere il pulsante immaginario di ricerca nel tentativo di individuare una persona (reale) dispersa nella folla, o la visualizzazione di scatole di energia che appaiono sopra alle teste della gente.
Secondo lo studio la maggior parte dei giocatori soffrirebbe della patologia GTP, Game Transfer Phenomena
La metà dei giocatori interrogati avrebbe confermato di cercare spesso di usare oggetti di un videogioco per risolvere un problema reale, mentre altri hanno riferito che gli capita di visualizzare un menù di argomenti per scegliere a cosa pensare, o di creare elenchi di possibili risposte dopo essere stati insultati.
Le informazioni raccolte sono bastate a Griffiths per concludere che c'è una tendenza ricorrente, a dimostrazione che "il gioco intenso può portare a conseguenze negative dal punto di vista psicologico, emotivo o comportamentale", tali da poter sospettare "enormi implicazioni per genitori e professionisti della salute mentale".
Francamente la conclusione pare eccessivamente allarmista, soprattutto in considerazione del campione molto ridotto sul quale è stato condotto lo studio. Inoltre, non è chiaro il profilo dei giocatori, perché oltre all'età sarebbe importante sapere per quante ore settimanali o quotidiane giocano e con quale tipo di titoli. Inoltre, il legame diretto tra GTP e comportamento negativo nella vita reale è ancora tutto da dimostrare.
Una interpretazione ragionevole potrebbe essere quella che le persone (a prescindere dalla passione più o meno sfrenata per i videogiochi) tendono a contestualizzare la realtà sulla base di un hobby frequente, che non è necessariamente un fatto negativo.
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