Oracle potrebbe aver iniziato a richiedere il pagamento di royalty su Android ai produttori di smartphone e dispositivi mobile in genere. L'azienda di Larry Ellison, secondo quanto dichiarato dall'analista di Deutsche Bank Jonathan Goldberg, avrebbe avvicinato alcuni dei più importanti OEM richiedendo il pagamento di una somma da 15 a 20 dollari a dispositivo. "Oracle li sta invitando a unirsi a un programma sotto il quale accettano di ottenere in licenza la tecnologia direttamente da loro", ha sentenziato Goldberg.
Finora nessun OEM avrebbe accettato. Oracle ha depositato nell'agosto dello scorso anno una denuncia contro Google, sostenendo che all'interno di Android ci siano codici Java coperti dal proprio copyright, per i quali Google non ha mai richiesto e ottenuto la necessaria licenza. La casa di Mountain View dal canto suo sostiene il contrario, e il fatto che il codice sia open source. Si tratta di proprietà intellettuali che l'azienda di Ellison ha fatto sue acquisendo Sun Microsystems nel 2010.

Dopo un iniziale balletto di cifre, Oracle ha chiesto non solo che si trovi un accordo di licenza, ma anche che Google le paghi 2,6 miliardi di dollari di danni. Se quanto dichiarato dall'analista fosse vero, avremmo davanti a noi l'ennesima dimostrazione della nuova strategia aggressiva di Oracle che, cercando di siglare accordi ben prima dello svolgimento del processo, potrebbe mettere a segno dei punti in proprio favore.
A trovarsi nel mezzo e a cuocere nell'incertezza troviamo i produttori di dispositivi, che da una parte desidererebbero stare a guardare gli esiti della disputa, ma dall'altra potrebbero essere tentati di scendere a patti immediatamente, onde evitare di pagare di più nel caso di una vittoria di Oracle.
Di sicuro non è un buon periodo per Android. Si tratta di un sistema libero, adottabile da chiunque e soprattutto in fortissima espansione, motivo per cui in tanti lo stanno analizzando cercando di capire se infranga dei brevetti.

Microsoft l'aveva detto in tempi non sospetti. "Android infrange diversi brevetti e ci sono dei costi associati a questa situazione. Non è un problema solo nostro, ma anche di altri - come hanno già detto alcune aziende. Quindi ci sono dei costi associati ad Android che non lo rendono gratuito".
La casa di Redmond è in prima linea tra coloro che stanno cercando di far valere i propri presunti brevetti su Android. Negli ultimi tempi Microsoft ha stipulato accordi con General Dynamics Itronix, Velocity Micro e Onkyo. L'intesa più importante l'azienda l'ha firmata con HTC, ma si vocifera sia in trattative anche con Asus, Acer e Samsung, senza dimenticare le dispute aperte con Barnes & Noble e Motorola.
È evidente che se nel caso di Oracle l'obiettivo è solamente incassare soldi, tanti soldi, per Microsoft l'incremento dei costi associati ad Android potrebbe offrirle un chiaro vantaggio di mercato, non solo rallentando l'espansione del sistema operativo concorrente, ma dandole l'opportunità di spingere Windows Phone e Windows 8 su smartphone e tablet con il pieno supporto dei produttori.

Commenti dei lettori (89)
Poi Oracle chiede proprio 'poco': 15-20$ per dispositivo - ora che arrivano quelli sotto i 100$ significa distruggere il mercato low-cost/low-performance.
Complimenti, ottima mossa.
Ti straquoto, Google ha fatto un sistema fantastico e sti strunz uno vuole scucire solo la grana, l' altro perchè ha un SO pietoso cerca di dannegiarlo, e non ditemi che Window Phone si bello visto che non vende una cippa!
I dati di vendita non dicono nulla riguardo alla qualità del sistema MS, se non lo conosci evita di dare giudizi superficiali.
In ogni caso per quanto riguarda Oracle bisognerà aspettare la fine della causa per capirne di più, se vincesse sarebbe una bella mazzata per Android..
Tu sì che hai capito tutto...
15/20 dollari a windows....
estiamo già a 30/40 dollari che noi utenti paghiamo di più su ogni telefono.... TRENTA DOLLARI per TRENTA RIGHE DI CODICE....
Mi pare equo, a chi ha scritto quelle righe sicuramente gli sono sudate le mani eh!