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Pirateria: ora il bersaglio dei discografici è Google

08:44 - 23 giugno 2010 di Valerio Porcu

Le ultime lettere dei produttori discografici a Google mostrano che c'è una nuova strategia. Si passa dalla segnalazione di singoli file a quella d'interi siti. Potrebbe essere il preambolo a manovre più grandi?

Le associazioni dei produttori discografici prendono d'assedio Google, nella battaglia che le vede combattere contro la pirateria online. I discografici britannici (BPI) e la IFPI hanno infatti alzato la posta e chiesto a Google di eliminare interi siti dai risultati delle ricerche.

Google, noto covo di pirati

Fino a oggi le richieste riguardavano singoli file: se la BPI o altri gruppi individuavano un file illecito, chiedevano al motore di ricerca la rimozione. È una comunicazione che si chiama take down notice ed è ritenuta del tutto ordinaria. Le ultime però sono diverse: potete leggere qui quella della BPI e qui quella della IFPI.

Le case discografiche stanno chiedendo a Google di far scomparire alcuni domini dai risultati perché si tratta di siti noti per la violazione di copyright. Ci sono Megaupload, The Pirate Bay e altri meno famosi, nel gruppo.

"Con questa lettera vogliamo assicurarci che il materiale illecito sia reso inaccessibile o rimosso da Internet il più velocemente possibile con la vostra collaborazione. Sottolineiamo tuttavia che le aziende che la IFPI rappresenta né la IFPI stessa hanno la responsabilità di trovare il materiale illecito e informarVI", si legge sulla lettera indirizzata a Google.

La differenza rispetto al passato è sostanziale: le  case discografiche comunicano a Google siti "noti per la violazione di copyright" e ne chiedono la rimozione. Allo stesso tempo dicono che non sta a loro scandagliare la rete per cercare file illeciti, come impone il modello attuale. Fino a oggi in effetti le cose non hanno funzionato molto bene e trovare file pirata è ancora relativamente facile, anche tramite l'homepage di Google.

Megaupload paga il prezzo della fama.

In arrivo però potrebbe esserci di più. Mike Masnik (Techdirt) ipotizza che questa nuova strategia sia il primo passo verso una procedura legale mirata a far ricadere maggiori responsabilità su Google. Oggi infatti le discografiche possono affermare di aver informato Google sui siti da filtrare. Domani forse questa comunicazione potrebbe essere il punto di partenza per qualcosa di più rilevante.

Portare Google in tribunale è probabilmente rischioso, ma ultimamente è anche di gran moda. E si sa, nel mondo dello spettacolo le mode non solo si seguono, ma si creano.

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Commenti

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1/4 avanti    
Red.87 23/06/2010 09:02
 
Ci vorrebbe un esperto di legislazione informatica per capire bene se queste aziende possono avere successo con le loro cause e anche le implicazioni "etiche"... perché così si rischia di cadere nella censura per un niente, o che si inizi a chiedere la rimozione da Google di tra aziende concorrenti...

A quando un approfondimento, redazione?
martnyo 23/06/2010 09:10
 
Perchè solo a google? non facciamo razzismo, per quanto sia il più usato non è l'unico motore di ricerca, gli altri che fanno?
Actarus_77 23/06/2010 09:11
 

 Originariamente inviata da Red.87

Ci vorrebbe un esperto di legislazione informatica per capire bene se queste aziende possono avere successo con le loro cause e anche le implicazioni "etiche"... perché così si rischia di cadere nella censura per un niente, o che si inizi a chiedere la rimozione da Google di tra aziende concorrenti...

A quando un approfondimento, redazione?



Non credo ci sia bisogno di approfondimento. Le case discografiche sono la VERA Mafia con la M maiuscola assieme a quelle petrolifere, cinematografiche, farmaceutiche e produttrici di sigarette.
Per cui ovviamente per loro non esistono limiti. E' inutile cercare di capire cosa è lecito o no in quello che fanno.
I governi e le leggi sottostanno a questo dictat..

Tutto quanto detto sopra ovviamente è ovvio :-)
Alido 23/06/2010 09:16
 
lo togli da Google e lo cerchi con Bing.Vorrei tanto sapere cosa credono di fare in questo modo sti s***ti della BPI
neXus tm 23/06/2010 09:28
 

 Originariamente inviata da Alido

lo togli da Google e lo cerchi con Bing.Vorrei tanto sapere cosa credono di fare in questo modo sti s***ti della BPI



Secondo la mia più onesta opinione vogliono soldi da google, tutto qua.
Commanders 23/06/2010 09:29
 
Sempre la stessa storia da parte di questi discografici. Ladri legalizzati come le banche. Non vogliono venire incontro al cliente rendendo i prezzi competitivi e pretendono anche di poter mangiare di piu. Da parte di google possono ottenere solo una minima parte ma se pensano di farle una causa per ottenere i soldi non hanno capito nulla. Google oramai è una montagna e se questi pensano di farle la cresta devono trovare dei avvocati migliori dei suoi.
R.Raskolnikov 23/06/2010 09:30
 

 Originariamente inviata da martnyo

Perchè solo a google? non facciamo razzismo, per quanto sia il più usato non è l'unico motore di ricerca, gli altri che fanno?


Gli altri chi? La gente usa prevalentemente Google....almeno il 99,9% periodico.
nodep 23/06/2010 09:38
 

 Originariamente inviata da R.Raskolnikov

Gli altri chi? La gente usa prevalentemente Google....almeno il 99,9% periodico.



non credo proprio ke nel mondo Google abbia il 99.9% del mercato dei motori ricerca ...
faber80 23/06/2010 09:45
 
gli faranno un'offerta che non può rifiutare...

cmq google imho manco gli risponde.
tuttodigitale 23/06/2010 09:49
 

 Originariamente inviata da R.Raskolnikov

Gli altri chi? La gente usa prevalentemente Google....almeno il 99,9% periodico.


Non esageriamo google ha una quota di poco inferiore al 70%
1/4 avanti    
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