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Raccolta rifiuti hi-tech, tanti numeri e aria fritta

13:11 - 8 febbraio 2011 di Manolo De Agostini

Un consorzio svela che in sei mesi sono state raccolte 4 mila tonnellate di RAEE e si dice soddisfatto. Solo pochi mesi fa Greenpeace e il Centro di Coordinamento RAEE si dichiaravano non pienamente soddisfatti. La verità è che c'è tanta strada da fare.

Il ritiro dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) in Italia è in crescita, ma è ancora presto per stappare lo champagne. A dispetto dei numeri, manca infatti una fotografia completa del fenomeno. Dal 18 giugno 2010 è in vigore il decreto "uno contro uno", che dà ai negozi il compito di ritirare i rifiuti elettronici dai propri clienti.

Al momento dell'acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica, il consumatore può consegnare al rivenditore il proprio vecchio elettrodomestico. E il commerciante deve ritirarlo gratuitamente e smaltirlo nel rispetto delle norme. 

Il consorzio Ecolight - che lavora con oltre 3mila esercizi commerciali in tutta Italia - parla di "primi risultati significativi", con oltre 4mila tonnellate di rifiuti elettronici ritirate nel 2010. "Rispetto al periodo luglio-settembre, i quantitativi di Raee ricevuti dai negozi tra ottobre e dicembre sono raddoppiati. Solamente nel mese di dicembre sono state sfiorate le mille tonnellate". 

"La maggior parte dei rifiuti appartiene al raggruppamento R2 che raccoglie i grandi elettrodomestici come lavatrici, lavastoviglie e forni. Sono stati invece più di diecimila i televisori avviati al recupero. Ancora piuttosto basse le quantità dell'elettronica di consumo, ovvero piccoli elettrodomestici, computer, hi-fi e telefoni", ha scritto Ecolight.

Quattromila tonnellate è un bel numero da vedere scritto e da sentire, ma assolutamente privo di senso se non accompagnato da proiezioni, fatte sugli acquisti e sul potenziale di rifiuti elettronici non raccolti e correttamente smaltiti. 

Tutta questa euforia è un po' fuori luogo osservando le notizie dei mesi passati. Non più tardi di novembre l'ANCI, Federambiente, FISE UNIRE e Centro di Coordinamento RAEE, assieme a Confcommercio e Federdistribuzione, parlavano di ostacoli che frenavano la raccolta dei RAEE in Italia. Tra questi il mancato chiarimento di alcuni aspetti interpretativi fondamentali della normativa.

"Un'interpretazione non univoca di questo articolo (art.8  DM 65/2010) da parte delle singole Regioni, in materia di autorizzazioni, sta impedendo agli operatori della distribuzione - così come agli installatori e ai gestori dei centri di assistenza tecnica - il conferimento ai Centri di Raccolta Comunali dei RAEE dell'uno contro uno secondo le modalità semplificate previste dalla norma. Si tratta di un problema già più volte segnalato, che rischia di paralizzare un sistema che sta oggi raggiungendo importanti risultati".

"Secondo tutti i soggetti della filiera dei RAEE (Comuni, gestori dei servizi ambientali e degli impianti di trattamento, produttori e distributori) per superare questa impasse sarebbe sufficiente che il Ministero dell'Ambiente emanasse una circolare che chiarisca la possibilità di conferimento da parte della Distribuzione in tutti i Centri di Raccolta, indipendentemente dal tipo di autorizzazione con cui questi ultimi operano".

Sul finire di dicembre un'indagine realizzata da Greenpeace evidenziava come il 51 percento dei negozi esaminati - 107 negozi di elettronica, sparsi in 31 città italiane - non rispettava la norma (Negozi italiani fuorilegge sullo smaltimento hi-tech). 

L'associazione ambientalista aveva riscontrato anche che nel 63 percento dei casi l'informazione data ai clienti sull'iniziativa non era completa e nel 25 percento era stato rilevato un aumento dei costi di consegna dei prodotti nuovi, per compensare il ritiro dell'usato che doveva essere invece del tutto gratuito. 

Insomma, 4 mila tonnellate fanno una gran bella figura nel titolo di un giornale, ma quante altre migliaia sono andate perse per le inefficienze della catena di raccolta, delle leggi e la scarsa informazione fatta nei confronti dei cittadini? Ci piacerebbe saperlo, ma abbiamo come l'impressione che difficilmente quel dato salterà fuori.

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Commenti

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1/3 avanti    
gra 08/02/2011 13:51
 
+2 
E' vero che spesso i centri di raccolta non accolgono i rifiuti elettronici consegnati dai commercianti, o meglio, non raccolgono con procedura semplificata tali rifiuti, MA:

- le piazzole comunali, anche se attrezzate (al mio paese c'è) non possono accogliere i volumi di rifiuti di tutti i commercianti che chiedono di conferire tali rifiuti, tanto più che il comune paga in proporzione ai rifiuti raccolti e da smaltire (e quindi pagano i cittadini, essendo la TARSU una tassa che deve coprire i costi generali di smaltimento rifiuti del comune);
- i commercianti spesso si lamentano del dover compilare apposito formulario e vogliono conferire con procedura di accesso generico (noi abbiamo tessere magnetiche di accesso alle piazzole, una per famiglia e i commercianti spesso barano e vi accedono come "privati");
- ci sono centri di raccolti dedicati, ma la maggior parte delle volte, i commercianti si lamentano perché devono recarsi al paese X distante km X in più rispetto al centro di raccolta locale.

Fare una legge che obblighi tutti i centri di raccolta ad accogliere tali rifiuti ritirati dai commercianti (che operano a fine di lucro) senza entrare veramente nel merito del "come funzionano le cose" e "chi paga realmente" è IMHO una mossa sbagliata.

Da amministratore locale, avevamo dovuto bloccare l'accesso alle piazzole ai vari giardinieri di professione perché i resti dei lavori nei giardini (per i quali vengono pagati) venivano consegnati alla piazzola locale e non a quella del paese di appartenenza dell'attività:
noi paghiamo i rifiuti della loro attività (e prati e alberi ne producono di "rifiuti");
loro incassati i soldi per lo smaltimento se li tenevano, dato che al proprio comune non conferivano nulla e quindi non dovevano pagare nulla;
noi aumentavamo le tasse rifiuti ai nostri cittadini perchè per legge dobbiamo coprire le spese di smaltimento rifiuti con la rispettiva tassa.
Tsaeb 08/02/2011 13:52
 
+1 
e soprattutto dopo essere stati ritirati, sono stati smaltiti davvero questi prodotti? O sono finiti nelle solite discariche abusive?
Saival87 08/02/2011 13:54
 

 Originariamente inviata da articolo

Al momento dell'acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica, il consumatore può consegnare al rivenditore il proprio vecchio elettrodomestico. E il commerciante deve ritirarlo gratuitamente e smaltirlo nel rispetto delle norme.



A proposito di questo qualche mese fa avevo letto un articolo su un giornale nel quale un commerciante si lamentava del fatto che era obbligato a prendere la roba da smaltire ma che poi non passava nessuno a ritirarla col risultato che il negozio era così pieno di rifiuti elettronici da non poterci più camminare...
DeepEye 08/02/2011 14:19
 
+4 
"nel 25 percento era stato rilevato un aumento dei costi di consegna dei prodotti nuovi, per compensare il ritiro dell'usato che doveva essere invece del tutto gratuito. "

No perche si aspettano che il commerciante vada a smaltire i rifiuti a proprie spese?


PS. una volta dovevo portare due monitor crt da smaltire in un centro di raccolta. Se mi presentavo come privato, non mi avrebbero fatto problemi, ma siccome mi presentai come commerciante (e vendo bici), mi dissero che dovevo far smaltire i monitor A PAGAMENTO DA DITTA SPECIALIZZATA. Io gli dissi che se non li volevano, li avrei gettati nel primo cassonetto per strada, a quel punto li presero.
Gia si pagano tasse su tasse sui rifiuti, poi mi devo pure sentir rispondere c@zzate simili? Manco avessi portato dell'uranio impoverito.
musicaecomputer 08/02/2011 14:36
 
+4 
Molte di queste cose che vengono buttate, non vengono buttate perchè guaste (e magari potrebbero anche essere riparate), ma perchè sono vecchie e non interessano più. Tipo un vecchio monitor crt, ancora funzionante, ma che non regge la risoluzione millemila hd. La cosa migliore sarebbe portare questi dispositivi a chi può avere interesse di usarli
Esiste una bella iniziativa che si chiama iGarbage che sensibilizza su questi temi. PErchè non tutti sanno che la maggior parte di questi dispositivi elettronici viene portata in ghana in discariche illegati con conseguenze devastanti per le popolazioni locali. Qui ne parlano
http://www.e-minds.it/blog.aspx?id=48
MadRed 08/02/2011 15:01
 

 Originariamente inviata da musicaecomputer

Molte di queste cose che vengono buttate, non vengono buttate perchè guaste (e magari potrebbero anche essere riparate), ma perchè sono vecchie e non interessano più. Tipo un vecchio monitor crt, ancora funzionante, ma che non regge la risoluzione millemila hd. La cosa migliore sarebbe portare questi dispositivi a chi può avere interesse di usarli
Esiste una bella iniziativa che si chiama iGarbage che sensibilizza su questi temi. PErchè non tutti sanno che la maggior parte di questi dispositivi elettronici viene portata in ghana in discariche illegati con conseguenze devastanti per le popolazioni locali. Qui ne parlano
http://www.e-minds.it/blog.aspx?id=48


sono completamente d'accordo con te
gra 08/02/2011 15:02
 

 Originariamente inviata da DeepEye


PS. una volta dovevo portare due monitor crt da smaltire in un centro di raccolta. Se mi presentavo come privato, non mi avrebbero fatto problemi, ma siccome mi presentai come commerciante (e vendo bici), mi dissero che dovevo far smaltire i monitor A PAGAMENTO DA DITTA SPECIALIZZATA.



Non è strano che un commerciante (o artigiano, o imprenditore...) debba seguire una procedura differente dal privato.
Come non è strano che un privato non scarichi l'iva e un commerciante sì e così tante cose che fluiscono diversamente tra privati e imprese.

E' IMHO più strano che un commerciante (che quindi agisce GIUSTAMENTE a scopo di lucro) pretenda di smaltire i rifiuti generati dalla sua attività lucrosa addossando una % di spesa ai privati cittadini. Nel tuo caso si trattava solo di 2 monitor, ma potevano essere 200, tutto dipende dalla dimensione dell'impresa.
E' il concetto di fondo che conta.
Un privato cittadino non va dal commerciante a chiedere una % degli introiti...
vink 08/02/2011 15:11
 
Begli intenti, ma se non si costringono gli enti locali a fare di più non funzionerà mai.
A Palermo, dove vivo, la raccolta la fanno a rotazione tramite cassonetti carrabili, una volta a settimana dalle 7.30 alle 11.30. E i commercianti devono contattare l'"Ufficio vendita servizi" dell'AMIA per conferire (evidentemente a pagamento) i rifiuti. Per di più negli ultimi mesi c'è stata agitazione e sono saltati turni di conferimento.
Non capisco se esiste una tassa che PAGHIAMO all'acquisto perché i commercianti, che prendono i rifiuti GRATUITAMEHNTE devonoa loro volta pagare per conferirli.
Inoltre mi chiedo perché non possono essserci delle piazzole fisse dove i privati tutti i giorni possano conferire ad un orario comodo (p.e. pausa pranzo) i rifiuti. Questo è evidentemente un servizio improvvisato per non violare deliberatamente la legge, ma non funziona.
Ma secondo voi se tutti i rifiuti RAEE della settimana di una circoscrizione (spesso comprendente 3-4 quartieri) venissero davvero conferiti, basterebbe un solo cassone, che tra l'altro accoglie anche rifiuti ingombranti (mobili, rifiuti ferrosi, ecc). Con un armadio, un paio di frigoriferi e qualche televisore già bello e pieno.
Siamo seri... e soprattutto siano seri.
L'unica soluzione sono le piazzole, ma devono essere ben gestite ed accessibili. Inoltre si deve fare informazione agli utenti.
mariop 08/02/2011 15:23
 
Credo che quando si parla di rifiuti (e non solo) occorra tenersi ben lontani dal qualunquismo. Le difficoltà che ci sono state con l'applicazione della legge dell'Uno contro uno sono molte. E un primo dato di raccolta non è elemento di soddisfazione quanto punto di partenza. Se l'obiettivo condiviso è quello di migliorare il nostro ambiente, non serve fare dell'inutile ironia, ma far conoscere la possibilità offerta dall'Uno contro Uno. Perchè, forse l'autore dell'articolo lo dimentica, è sempre facoltà del consumatore consegnare il suo rifiuto al negozio. Per il negoziante c'è l'obbligo a prenderlo gratis.
mi permetto di rispondere anche a DeepEye: per legge, c'è differenza tra un raee domestico (prodotto da una famiglia) e un raee professionale (prodotto da un'azienda). Il raee professionale non può essere portato all'ecocentro, ma affidato a società specializzate.
Luposardo 08/02/2011 15:32
 
+1 
Dalle mie parti raccolgono i vecchi PC per portarli dove c'è bisogno, anche nelle scuole meno fornite.. infondo anche un PIII può essere utile a scopo didattico..


PS: la seconda foto sembra camera mia qualche mese fa
1/3 avanti    
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