
Una causa antitrust contro Intel non guadagnerà lo status di class action. Un giudice ha respinto la richiesta, determinando che i querelanti non hanno mostrato prove che gli acquirenti di PC siano stati danneggiati dagli sconti offerti da Intel ai produttori. Il giudice ha dato ragione a Intel, secondo cui i produttori erano liberi di usare gli sconti come volevano, anche di "passarli" ai consumatori attraverso prezzi più bassi.
A meno che i querelanti denon si oppongano entro 21 giorni (cosa che sembra molto probabile), le raccomandazioni del giudice saranno adottate come verdetto definitivo. Guido Saveri, avvocato della parte querelante, ha commentato la decisione come ingiusta, dato che AMD e la EU hanno già ricevuto un indennizzo per le azioni di Intel. "È ridicolo che le uniche persone a non essere pagate siano coloro che sono stati danneggiati", ha affermato Saveri.
La causa, depositata presso il tribunale federale del Delaware nel 2005, sommava più di 80 casi che accusavano Intel di aver offerto ingiustamente sconti ai produttori di computer causando un aumento artificiale dei prezzi (meno concorrenza = prezzi più stabili). Questa causa ricalca quella depositata da AMD presso lo stesso tribunale (poi chiusa grazie a un accordo extragiudiziario tra le parti: Intel e AMD non più nemiche, la PAX è siglata) e le vicende antitrust ancora aperte (il sei agosto sapremo se Intel riuscirà a evitare una multa salata accordandosi con la FTC: Intel e FTC: niente multa, ma libertà nel settore GPU).
Al centro delle vicende gli sconti e i rimborsi forniti da Intel ai produttori di computer. Il colosso statunitense, con questa pratica di business, persuadeva le aziende a puntare sui propri chip e a non acquistare i processori di AMD.
Intel, che a quel tempo aveva il dominio del mercato (ma non quello tecnologico), riuscì così a frenare l'ascesa della rivale e a conservare il proprio dominio (ora consolidato con buoni prodotti). In Europa questo comportamento le è costato un miliardo di euro (Antitrust UE, Intel multata per 1,06 miliardi).
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