La Free Software Foundation (FSF) si è pronunciata sul Secure Boot, la funzione che i produttori di PC dovranno attivare per ottenere da Microsoft il logo Windows 8, e che obbliga chi fa software a inserire una firma digitale nei propri prodotti. Una tecnologia che aumenta la sicurezza, ma che rende più complessa l'installazione di un sistema operativo secondario.
ll problema in teoria è trascurabile, perché Secure Boot si potrà disabilitare sui sistemi x86, ma l'operazione potrebbe non essere delle più semplici soprattutto per gli utenti meno esperti. E così i produttori di distribuzioni Linux si sono ingegnati per trovare alternative.

Il pinguino guarda Windows 8 in cagnesco
Red Hat ha deciso di acquistare una firma Microsoft da Verisign, così da rendere possibile l'installazione di Fedora e RHEL su sistemi certificati Windows 8; l'azienda ha incassato anche l'approvazione di Linus Torvalds in persona. Canonical invece ha preferito creare una propria firma digitale, che l'utente potrà aggiungere all'UEFI – cioè il software di controllo e gestione che sostituisce il BIOS.
Secondo la FSF tuttavia entrambe le soluzioni hanno i loro difetti. Quella di Red Hat presuppone una certa dipendenza dalle scelte di Microsoft, che resta proprietaria della chiave, mentre quella di Canonical aggiunge complessità a un'operazione che dovrebbe essere il più semplice possibile.
La fondazione fa anche notare che Secure Boot genera un'incompatibilità con le licenze GPLv3, e per questo Canonical ha deciso di rinunciare a GURB 2 per un prodotto meno rischioso. Secondo la FSF però la responsabilità di eventuali violazioni sarebbe del costruttore del PC e non di Canonical, e quindi quest'ultima dovrebbe tornare sui propri passi.
"Secure Boot, se ben fatto, rappresenta la sicurezza dal punto di vista del software libero, perché dà agli utenti (individui, agenzie governative o altro) potere sulle proprie macchine. In pratica però la situazione è più complessa: com'è presentato ora, Secure Boot impedisce l'adozione di software libero. […] È molto discutibile (affermare che) i guadagni in sicurezza superino le difficoltà causate agli utenti".
Alla base della questione c'è un concetto semplice. Per quanto i produttori di computer difendano l'avvio ristretto del sistema (Restricted Boot) con l'aumento della sicurezza, "tale affermazione ignora il fatto che noi abbiamo bisogno di protezione da loro", si legge nel lungo comunicato della FSF.

Commenti dei lettori (70)
ps. certo che è davvero brutta l'interfaccia di W8, ferisce gli occhi anche solo con uno sguardo
P.S. Tra metro e secure boot, Microsoft sta perdendo i miei appoggi!
i meno esperti non installano linux, quindi?
qual'è il problema?
Se come ha affermato pure torvalds,la sicurezza del sistema è aumentata,questa può essere una cosa positiva,non tutti sono esperti laureati in sicurezza informatica......
Poi che ci saranno i top cracker che bucheranno sto sistema è un'altra cosa ma i piratini (lamers)della domenica,saranno tagliati fuori
Ma non è vero, basta vedere il forum di ubuntu che ci sono molti "ignoranti" del settore. A meno che non crediate che riavviare nel bios sia un grande esempio di professionalità ...
ubuntu lo installa mio padre di 67 anni, mette il cd nel lettore, riavvia il pc ed una serie di avanti-avanti-avanti-avanti-avanti-avanti-avanti-avanti-avan ti-avanti-avanti-avanti-avanti-avanti- fino al riavvio e il sistema è installato, non vedo grosse difficoltà se non quando chiede del fuso orario e clicchi avanti lo stesso
Ritengo invece più problematico il problema che dovrebbe esserci sugli ARM dove i produttori per avere il logo “windows 8” devono impedire l’accesso a basso livello, ergo nessuna possibilità di disabilitarlo da bios.
Si vedrà come andrà a finire, tra attesa di vedere questo windows 8 in azione e la certezza che almeno sulla workstation sicuramente non lo installo.