Telefonica, secondo indiscrezioni, starebbe sondando il terreno per un'eventuale acquisizione di Telecom Italia. Al momento il colosso spagnolo detiene il 46,2% della holding Telco - che controlla il 22,5% di Telecom Italia. Gli altri soci italiani sembrerebbero essere disponibili alla cessione delle loro quote. Secondo La Repubblica, però, la politica potrebbe mettersi di traverso: non solo per questioni di "italianità" delle TLC, ma anche per le responsabilità che ha la governance di un'azienda così strategica per il paese.
Telefonica, un marchio che conosceremo da vicino?
Intanto, il ministro dell'Industria spagnolo Miguel Sebastian si è già fatto sentire. "La Spagna si è mostrata aperta al capitale italiano e penso sia una questione di reciprocità", ha riferito a margine di una conferenza. "Quello che facciamo è creare la cornice affinché l'Europa possa avere un mercato digitale con gruppi importanti, in modo che il settore delle telecomunicazioni sia in espansione in Europa". Come dimenticare infatti quando venne impedito alla spagnola Abertis di fondersi con Autostrade, l'acquisizione di Endesa da parte di Enel e la recente acquisizione di Cuatro da parte di Mediaset?
Madrid si sente decisamente in credito.
"La fusione tra le due società avrebbe grande senso industriale. Sono stato il primo, già tre anni fa, a suggerire questa operazione e non mi smentirò certo oggi", ha dichiarato a Milano Finanza Marco Fossati, che attraverso Findim detiene il 5% di Telecom. "Credo che i
l mercato non sarebbe contro una fusione, a patto che l'operazione si svolga nel rispetto del mercato".
L'operazione Telefonica-Telecom è partita, e probabilmente – come sostiene sempre La Repubblica – la fusione o il divorzio tra le due aziende
si concretizzerà nei prossimi tre mesi. Due le possibilità:
fusione tra i due gruppi e conseguente OPS (Offerta Pubblica di Sottoscrizione - la società offerente offre al pubblico, per la sottoscrizione, titoli di nuova emissione), oppure acquisto del controllo di Telco.
"Nel primo caso si potrebbero sfruttare le sinergie tra le due società con
vantaggi per tutti gli azionisti, nel secondo caso saremmo di fronte a una manovra esclusivamente finanziaria che danneggerebbe Telecom, per esempio in Sudamerica, e comporterebbe vantaggi soltanto per Telefonica. In questo caso saremmo pronti a dare battaglia in tutte le sedi e ricorrendo a tutte le armi di cui disponiamo", ha concluso Fossati.
Commenti dei lettori (36)
paghiamo il canone per cosa? per lasciare 3/4 dell'italia senza adsl e non implementare nessuna linea. nella zona del basso piave la qualità della linea è disastrosa, ed è pieno di aziende, mica privati. che si sveglino, su. non è possibile vedere gente che lavora a 56k o con una chiavetta poco affidabile. e parlo di lavoro, magari arrivasse l'adsl a tutti per poter giocare in rete, navigare decentemente ecc
L'unica speranza è che non intervenga il governo con le sue splendide manovre, stile Alitalia...
OT:
non confondiamo la lana con la seta: FIAT è uno dei più grandi gruppi automobilistici del pianeta, con l'attuale controllo del 33% gel gruppo Daimler-Chrysler (insieme a marchi come Dodge, Jeep, indirettamente Mercedes, ma anche i suoi Ferrari, Maserati, Lancia, Alfa e un'altra 50ina tra lusso, personal e industriali)... non so se avete visto la Chrysler Delta...
Telecom Italia "potenzialmente" è una barca di soldi, potenzialmente...
preciso che la daimler si è staccata dalla chrysler cedendo tutta la sua quota ad un fondo di investimenti... quindi fiat controlla indirettamente i marchi dodge, jeep e la stessa chrysler, ma la mercedes non ha più nulla a che vedere e spartire con la casa americana
ritornando in tema, bisogna vedere tutto da diverse prospettive... se lo si fà per svendere telecom (quella del sud america) allora non ha grande vantaggio per l'italia.
E' giusto che come accade negli altri paesi della comunità europea e non, ci siano grandi aziende capeggiate da cittadini e maggioranza di azionisti che fanno parte dello stato in cui risiede l'azienda.
Il fatto che in Italia ci siano stati e ci siano tuttora inetti ed incapaci a capo di molte di queste grandi società, non significa che si debba svendere tutto all'estero per arricchire in primo luogo altri paesi e in seconda battuta il ristretto numero di ladroni di casa nostra che lucrano su queste operazioni finanziarie.
Il problema è che anche i politici guardano più spesso e volentieri ai propri interessi e quindi non ci possiamo sempre fidare di eventuali manovre messe in atto dal governo con la parvenaza di voler salvare la nostra italianità...
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