Tutti i siti italiani di informazione sono a rischio censura

di Dario d'Elia - pubblicato lunedì 25 giugno 2012 alle 15:23

Le sezioni Piemonte e Toscana di Indymedia sono state oscurate perché contenevano presunti documenti diffamanti conto la multinazionale Coe Clerici. Ancora una volta i giudici hanno preferito censurare gli interi siti invece che procedere con rogatoria internazionale.

L'oscuramento online delle sezioni Piemonte e Toscana di Indymedia, la rete di informazione indipendente nata da una costola dei no-global, mette a rischio la libertà di espressione. Ancora una volta la mancanza di una normativa adeguata consente a presunti diffamati di far chiudere interi siti web. È il caso della multinazionale Coe Clerici, specialista nel trading delle materie prime e della logistica portuale, che a giugno ha querelato un redattore di Indymedia e ottenuto il sequestro di intere sezioni del rispettivo portale - nello specifico Toscana e Piemonte - a causa di 4 articoli diffamanti pubblicati fra il 2008 e oggi.

In pratica il Giudice delle indagini preliminari di Milano, il 13 giugno, ha chiesto a tutti provider italiani di procedere con l'oscuramento, considerata anche la diffusione di materiale riservato. Gli articoli di Indymedia infatti mostrano fax interni dell'azienda e altro materiale.

Censura preventiva

Ora, la questione di fondo è che nessuno si è mai interessato alle pubblicazioni fino a quando alcune testate nazionali hanno iniziato a riportare qualche dettaglio sulla vicenda. Coe Clerici ha reagito immediatamente, ma forse non si aspettava di ottenere come effetto collaterale il ricorso dell'associazione Assoprovider e il provider Cwnet. "Se il tribunale ci darà ragione, andremo alla Corte di Giustizia UE, insieme con Aiip, l'altra associazione provider, e Alcei, la storica associazione per le libertà digitale", ha spiegato l'avvocato Fulvio Sarzana, che si sta occupando del caso.

Il problema è chiaro a tutti: gli oscuramenti violano i diritti costituzionali del cittadino, ancor di più se motivati con l'accusa di diffamazione. "È una minaccia alla libertà d'espressione - tra l'altro Indymedia aveva concesso a Coe Clerici il diritto di replica", ha spiegato Sarzana. Insomma, una volta concesso spazio al presunto diffamato (manca la sentenza) e considerato che i provider non possono oscurare i singoli articoli ma devono agire sull'intero sito o dominio, è evidente che qualcosa nel meccanismo non funzioni".

"Questo episodio è l'ennesima dimostrazione che quando c'è di mezzo Internet, leggi, regolamenti e provvedimenti giudiziari in Italia sono presi a prescindere da una effettiva conoscenza delle tecnologie", ha aggiunto Paolo Nuti, presidente di Aiip (Associazione Italiana Internet Provider). "I problemi di ordine pubblico in rete, si possono risolvere esclusivamente alla fonte, anche quando il sito è all'estero e non attraverso il cosiddetto oscuramento, vera e propria una benda sugli occhi del cittadino che va ben oltre la censura".

La soluzione sarebbe quella di affidarsi o potenziare la rogatoria internazionale online, in modo da poter togliere i contenuti illegali dai server esteri, invece che oscurare siti. Quindi di fatto intervenendo sul contenuto incriminato, ovunque esso si trovi e non impedendo a terzi di raggiungerlo. "Siamo diventati il laboratorio europeo per il blocco dei siti, per quanti ne facciamo", sostiene Sarzana.

"A partire dal caso di The Pirate Bay si sono succeduti a raffica gli oscuramenti mascherati da sequestri preventivi di risorse di rete localizzate al di fuori dell'Italia", ha aggiunto Andrea Monti, avvocato esperto di diritti digitali e presidente di Alcei. "Si tratta di provvedimenti illegittimi e contrari alla convenzione europea sul cybercrime, ratificata nel 2008 anche dall'Italia. Oscurare un sito impedendo agli utenti di raggiungerlo non è un sequestro ma una forma di intercettazione che nelle sue versioni più estreme può giungere addirittura al filtraggio del traffico".

 

Commenti dei lettori (26)

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1/3 avanti   
Tsaeb 25/06/2012 15:41
+14
Poveretti ancora non hanno capito che non posso fermare la rete? Chi ha detto OpenDNS ??
Baltico 25/06/2012 15:47
+2
si perchè quando tpb è stato oscurato te con opendns ci andavi tranquillo eh?
Praetorian 25/06/2012 15:49
+2
si ma qui il discorso non è che devi darti da fare con tracchigi vari per reperire quello che ti interessa, le informazioni, qui il discorso è che qualcuno decide arbitrariamente quello che puoi, o non puoi sapere.
se domani per assurdo bloccano tutti i siti che informano a cambiare DNS e cose così è la stessa cosa a mio avviso.
g.dragon 25/06/2012 15:50
+7
se vuoi raggiungere il sito lo raggiungi. Il problema è che il 99% degli utenti non si mette a forzare l'accesso. Cmq è uno schifo. Non possono chiudere siti di informazione solo perché temono pubblicità scomoda.

Se si è veramente puliti si dimostra che è effettivamente così e che il sito si è inventato tutto.
lukeomatik 25/06/2012 15:52
+2

 Originariamente inviata da Baltico

si perchè quando tpb è stato oscurato te con opendns ci andavi tranquillo eh?


labaia.ws dns o non dns, questo è il problema
Sevenday 25/06/2012 15:53
+10
Mi sa tanto di dittatura...
NickGi 25/06/2012 15:57
+3

 Originariamente inviata da Tsaeb

Poveretti ancora non hanno capito che non posso fermare la rete? Chi ha detto OpenDNS ??



Ha poca importanza... Se vogliono ti negano l'accesso agli indirizzi IP di OpenDNS
Piccio7 25/06/2012 15:58
+13
però immaginate, niente più Libero, niente più Giornale, niente più Unità, Repubblica, La padania, Il fatto...

potrei quasi immaginare un mondo migliore senza loro online

(edit: scusate avevo scritto padania con la maiuscola...mi hanno fatto davvero male gli ultimi 16 anni)
sopaug 25/06/2012 16:01
+3
il problema e' che in italia la questione privacy/informazione libera e' stata presa ostaggio dai ronciosi da centro sociale di sx al posto che da forze credibili e trasversali come in germania o piu' a nord. E questo per contenuti e modalita' di azione rende le cose molto + difficili e attaccabili
Stargazer 25/06/2012 16:23
0

 Originariamente inviata da Sevenday

Mi sa tanto di dittatura...

Ma va? Secondo la loro logica un movimento di espressione non a fini di lucro che sia un blog o un sito che in qualche modo segnala un problema viene dichiarato attimi come terrorista. Ummm chissà che tipo di logica usano Nah ma che vado mai a pensare, se anche l'onu chude un occhio sulle stragi in siria solo perché la russia di putin ha una base anche li... tutto è permesso, tranne ai terroristi ovviamwnte.
1/3 avanti   
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