
Twitter ha deciso di adeguarsi alle richieste censorie, e ha fatto sapere che da ieri può eliminare selettivamente alcuni contenuti (tweet) per adeguarsi alle richieste dell'uno o dell'altro Paese. Una mossa che porta la comunità dei "cinguettii" alla pari con Facebook e Google, ma che ha già suscitato aspre polemiche.
Sì perché buona parte della popolarità di Twitter è proprio dovuta alla liberà assoluta dei contenuti. La cosiddetta primavera araba è forse l'esempio perfetto di come questo servizio abbia avuto un ruolo da protagonista in tante situazioni che hanno visto cittadini contrapposti ad autorità, con queste ultime che si sforzano per limitare il più possibile le comunicazioni.
Se ben ammaestrato, non scapperà anche con la gabbia aperta
D'altra parte per Twitter si tratta di una scelta commerciale, non di principio. Per entrare in certi paesi, come la Cina, è l'unica possibilità: o si eliminano le voci che non piacciono al governo, oppure si blocca il servizio nella sua interezza - sperando che i più determinati trovino il modo di aggirare il problema, come in effetti è successo in tanti luoghi.
Tutti i cittadini di questi Paesi potranno quindi usare Twitter, ma potranno solo leggere i tweet approvati dal governo. Per alcuni così si mette il bavaglio a uno dei pochi strumenti considerati davvero efficaci nel veicolare "informazioni scomode", e basta dare un'occhiata all'hashtag #TwitterCensorhip per rendersi conto di quanto sia intensa la preoccupazione in queste ore – probabilmente anche perché l'annuncio arriva sull'onda lunga di SOPA, ACTA e, in Italia, emendamento Fava.
L'allarmismo è giustificato? Come sarebbero andate le cose in Egitto se Twitter fosse stato un anno fa com'è oggi? I dissidenti di tutto il mondo potranno raggiungere i loro compatrioti? Ci sono molte domande che solo nei prossimi giorni troveranno risposta.
L'impressione è che da una parte qualcuno si stia preoccupando più del dovuto, e dall'altra che i tanti movimenti antagonisti (come @OccupyWallSt o 99%, per restare negli USA) potrebbero trovarsi in difficoltà da un giorno all'altro. Dopotutto, basterebbe l'approvazione definitiva dell'ACTA (o della SOPA, o dell'emendamento Fava), e poi che qualcuno una mattina si alzasse e dicesse che un certo account viola il diritto di autore.
Twitter – si legge sul blog dell'azienda – entrerà "in Paesi che hanno idee diverse dalle nostre sulla definizione di liberà di espressione"; una frase che ha suscitato preoccupazione in molti, tra cui una delle giornaliste che ha fatto di più per raccontare la primavera araba in Italia. L'azienda cita gli esempi di Francia e Germania, "che bandiscono contenuti nazisti" – un'ottima scelta per dimostrare che è tutto a fin di bene, ma che succede se sostituiamo i due paesi europei con Cina, Egitto, Venezuela, Corea del Nord, Barheim o tanti altri paesi dove i governi proprio non tollerano che i cittadini abbiano una voce propria?
D'altra parte, si sa, "censura" è una delle parole preferite della rete, e sono in molti a entusiasmarsi ogni volta che la si può usare. Che sia tutta qui la sintesi?
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cheschif. e non per twitter in se (come già detto è un'azienza), ma per i governi.
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