
Ieri la Commissione Europea ha reso noti i testi legislativi che incideranno sul pacchetto di riforma delle telecomunicazioni della UE. Nella maggior parte dei casi si tratta di buone notizie poiché l'obiettivo è quello di "creare un mercato unico delle telecomunicazioni dell’UE che consenta di migliorare i diritti dei consumatori e delle imprese e di aumentare la concorrenza e gli investimenti per promuovere la prestazione di servizi transfrontalieri e la banda larga senza filo ad alta velocità per tutti", come si legge nel comunicato.

Questi gli elementi chiave che saranno discussi nel quadro del Consiglio dei ministri delle telecomunicazioni, il 27 novembre prossimo:
In verità nessuno contesta che la Commissione abbia confermato i diritti fondamentali dei cittadini, quali il diritto al rispetto per la vita privata, il diritto alla tutela della proprietà, il diritto ad un ricorso effettivo e il diritto alla libertà di espressione e di informazione.
L'indicazione prevede, infatti, che "non possono essere imposte limitazioni ai diritti e alle libertà fondamentali degli utenti finali, in mancanza di una decisione preliminare dell’autorità giudiziaria, in particolare in conformità dell’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sulla libertà di espressione e di informazione, ad eccezione del caso in cui vi sia una minaccia per la sicurezza pubblica e l’intervento dell’autorità giudiziaria sia successivo".
Il problema di fondo è che la tanto criticata Hadopi 2 francese prevede già un approccio di questo genere: la magistratura deve essere sempre obbligatoriamente coinvolta. E allora perché l’europarlamentare del Partito svedese dei Pirati, Christian Engström, è convinto che sia "un passo nella giusta direzione ben più grande di quanto potesse sperare"?
A mio onesto parere perché nella maggior parte dei paesi europei le authority hanno il potere di controbilanciare eventuali abusi con sanzioni almeno fastidiose. Chi difenderà, invece, i cittadini italiani dai detentori di copyright o eventualmente dai provider stessi? Difficile immaginarlo, al momento.
In ogni caso bisognerà avere ancora un po' di pazienza, perché dopo l'eventuale approvazione della riforma gli stati membri avranno 18 mesi per adeguarsi. Il dibattito parlamentare, in Italia, avrà prima o poi inizio: la speranza è che possa essere occasione per affrontare, per una volta, seriamente il tema.
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