Video-shock di Google, il perché della condanna

di Dario d'Elia, 12 aprile, 2010 15:38
La sentenza italiana sul caso Google Video (Dirigenti Google condannati per il video-shock) è stata finalmente resa pubblica: la condanna dei tre ex dirigenti è giustificata dalle gravi violazioni delle norme sulla privacy. "Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilità", si legge nella sentenza firmata dal Giudice di Milano Oscar Magi.

Giustizia in tribunale


"L'informativa sulla privacy era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge".

In pratica Google Italy "trattava i dati contenuti nel video scaricati sulla piattaforma e ne era responsabile quindi perlomeno ai fini della legge sulla privacy". Lo sfruttamento commerciale del video, da parte di Google, è stata probabilmente la discriminante chiave.

"In parole semplici la scritta sul muro non costituisce reato per il proprietario del muro. Ma il suo sfruttamento commerciale può esserlo, in determinati casi e determinate circostanze", ha sottolineato il Giudice.

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