Eccomi a casa, sono da poco tornato dallo spettacolo tenuto da Beppe Grillo nella demenzialmente ridente città di Cervia. Di solito non trovo molto stimolante scrivere articoli sugli spettacoli teatrali, comici o da piazza, vuoi perché è una cosa che fanno tutti, vuoi perché i temi di riflessione sarebbero limitati o molto vaghi. Questo spettacolo, invece, mi ha lasciato parecchi pensieri ronzare rumorosamente in testa, tanto da costringermi a buttare giù queste righe: sarebbe stato un insulto alla mia ignoranza non renderli pubblici.
Beppe Grillo ha parlato a Cervia, nella Piazza del Municipio e della Chiesa, di politici e politica, della corruzione della politica, delle leggi e di tutto il marcio che questi politici non vogliono far trapelare tra le persone, tra l’elettorato, perché se la potrebbero vedere male se tutti sapessero. Il pubblico, formato da tremila persone a sedere, ha dovuto sborsare 25 euro in media per assistere a questo spettacolo. Lo stesso pubblico alloggiava in un perimetro cordonato da transenne e uomini della Security, affinché tutto si svolgesse nella massima tranquillità, tra i vari “[bip]” di Grillo.
Solo un limitato numero di persone ha potuto conoscere le sue “verità”, e solo chi se le poteva permettere e ne ha avuto l’occasione: i biglietti son finiti poco dopo l’inizio delle vendite, settimane prima dello spettacolo.
Pazienza, direbbero alcuni, ci si mette attorno all’area transennata e si ascolta Grillo, in piedi, cercando di non perdere neppure una battuta. Peccato che l’area transennata si allargasse oltre ogni misura, rendendo incomprensibile anche all’orecchio più fino la pronuncia del comico ligure. Tranne i “[bip]”.
Sono sempre solo tremila quelli che possono conoscere le sue “verità”.
A proteggere i passaggi nell’area transennata, imperiosi bodyguard ruggivano contro tutti: palestrati, punk, nord africani e ... vecchiette, alte un metro e cinquanta e dal peso indefinibile, forse più leggere di un soffio d’aria. Singolare il dialogo di una di queste anziane signore con i temuti uomini in nero di Grillo.
L’anziana donna attraversa le transenne.
Uomo della sicurezza: “Lei, dove crede di andare?”
Anziana donna: “A casa mia”
UdS: “Non può!”
AD: “Non posso andare a casa mia?”
UdS: “No, è vietato entrare in quest’area (l’area comprendeva tutta la piazza, parte delle strade che vi immettevano e anche dei porticati)”
AD: “Lei mi sta dicendo che non posso andare a casa mia?”
UdS: “Mi dica, dove abita così l’accompagno?”
AD: “E chi sei te per dirti dove abito?”
UdS: “Se non me lo dice non può entrare!”
AD: “-insulto in romagnolo- boia te se non posso andare a casa mia!”
Così l’anziana donna si lancia in mezzo alla sicurezza. Gli uomini in nero cercano di trattenerla ma ella si divincola minacciando denunce alla sicurezza e malasorte ai loro parenti prossimi. Si vedrà poi, questa signora, entrare e uscire dalla propria abitazione, che ha luogo in piazza, portare la nettezza al bidone, scuotere la tovaglia con le briciole del pasto per strada, e via discorrendo, il tutto durante lo spettacolo.
Eh sì, chi abitava nella zona transennata non poteva entrare o uscire di casa senza il pass di Grillo, il quale pass è stato dato solo ad un certo orario. Una reliquia di grande importanza nel mondo fantasy di questa sera. Ad esempio, un signore che doveva andare al Bancomat (e la Banca era nell’area proibita dalla semi-divinità genovese) si è visto sbattere fuori, con questa risposta: “Vattene a cercare un altro di bancomat!”.
Altri, che avevano i propri negozi nell’area sacra, si sono visti messi di fronte un aut-aut: “O resti dentro il negozio, e lo tieni aperto, oppure esci e te ne vai da qui”. Molti hanno chiuso l’attività, e se ne sono tornati a casa, tra bestemmie e imprecazioni. Che non faranno contenti Dio e i suoi fedeli, anche perché, come detto più sopra, la chiesa era nell’area privata. Questo cosa ha comportato? Semplice, non si è svolta la messa. I fedeli non potevano accedervi.
A tutti questi fatti ho assistito attorno all’area, gironzolando da un checkpoint (sembrava di stara in Palestina, almeno per quello che si vede in TV) ad un altro. Poi, qualche tempo dopo, mio padre, che stava tenendo una mostra d’arte nell’area, esce dalla zona protetta. Vedo sul suo petto il pass di Grilllo: un adesivo tondo, con scritta la data dell’evento. Nessun nominativo, nessun segno particolare. Lo posso utilizzare anche io, mi dico. Davanti la security me lo passa, lo metto al petto, ed entro incuriosito ... o meglio, cerco di entrare, sempre incuriosito. Mi fermano, mi prendono il pass strappandomelo dal petto, lo piegano, lo mettono via e mi dicono: “Grazie, questo lo tengo io. La prossima volta ti fai più furbo e te lo fai dare di nascosto”.
Ecco. Mentre Grillo, nel mentre, stava mandando a “[bip]” i politici perché combinano inciuci tra di loro all’oscuro degli elettori, io, che ho fatto tutto alla luce del giorno (metaforicamente, erano le 22.00 circa, eheh), pensando di essere nel giusto (e penso ancora di esserlo) vengo invitato a fare il furbo, a cercare di fregare il prossimo.
Ecco la serata di Beppe Grillo. Una serata in famiglia, per appena 3000 persone. Una serata che ha tenuto in ostaggio una Piazza e chi vi abita, come quella ragazza che è stata fermata dalla sicurezza (sicurezza ... ahahaha!) sul portone di casa, perché non aveva il pass, mentre cercava di raggiungere la propria madre anziana, seduta su una panchina, sul limitare della zona proibita, e per questo è stata anche minacciata.
Se questa è la democrazia di cui si fa garante e portatore Beppe Grillo ... concludete pure voi la frase.


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