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Green IT: cosa significa e analisi dei luoghi comuni

di Alberto De Bernardi, mercoledì 28 marzo 2012 alle 09:56

Intervista - Affrontiamo il tema del green IT, cioè il risparmio energetico legato al mondo IT.

Introduzione

Il concetto di "green IT" è balzato da qualche anno a questa parte agli onori della cronaca e per questo è stato, inevitabilmente, anche strumentalizzato. Cerchiamo, in questo articolo, di fare un po' di chiarezza e di affrontare l'argomento in modo oggettivo e, per quanto possibile, quantitativo e distaccato.

Iniziamo col parlare dei numeri in gioco. Potrebbe sembrare, pensando al PC di casa, che quello del consumo legato all'IT sia un problema secondario: il desktop consuma infatti, in media, solo 200 W ...

In realtà, i numeri cambiano se si considera il quadro complessivo. Un server blade ha un assorbimento medio di 1 KW, l'equivalente di un'abitazione privata; un data center di medie dimensioni arriva a 250 KW, come un grosso palazzo; i data center di grosse dimensioni arrivano a 10.000 KW, l'equivalente di un intero paese. Da queste cifre si intuisce quindi come l'impatto ambientale dell'IT possa, in effetti essere significativo.

Ricerche condotte in tal senso da istituti come Gartner, Forrest Research, EILT, hanno evidenziato come l'IT sia responsabile all'incirca del 2% delle emissioni di CO2, come l'industria aeronautica nel suo complesso. Un server, ad esempio, è responsabile della produzione giornaliera dello stesso quantitativo di CO2 di un SUV medio che percorre 25 Km. E questo per non parlare dell'inquinamento del suolo: il 70% di inquinamento da piombo, cadmio e mercurio arriva proprio dall'IT.

Ma non è solo questo. Consumo elettrico è ovviamente sinonimo di costo. Per dare, anche in questo caso, qualche cifra, ci affidiamo a una ricerca del Politecnico di Milano che ha stimato in 1400 KWh il consumo medio giornaliero di un'azienda di 200 persone, per un costo "in bolletta" di circa 210 euro. Di questi 1400 KWh, l'IT "pesa" almeno il 30%, ma in alcuni casi si arriva al 70%. E il costo dell'energia spesa per i server non pare destinato a diminuire: negli ultimi 15 anni, in effetti, si è quadruplicato. Per ogni euro speso nell'acquisto di nuovi server, se ne spendono in media 0,6 ogni anno per alimentazione e raffreddamento.

In Paesi come l'Italia, dove il costo dell'energia per uso industriale è particolarmente elevato (24 centesimi di dollaro/KWh, contro i 13 della Gran Bretagna, gli 8 della Germania e i 6 degli USA), il problema è ovviamente ancora più grave. Il fabbisogno energetico è poi un limite alla scalabilità stessa dell'IT. Ripensando ai dati di consumo di un data center, si intuisce come i gestori della rete elettrica possano benissimo non essere in grado di convogliare l'energia richiesta in un punto, limitando così la crescita dell'infrastruttura e i servizi offerti.

Infine, sono attese a breve regolamentazioni con cui tutte le aziende dovranno confrontarsi. Si parla, tra l'altro, di una tassazione sulle emissioni equivalenti di CO2.

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Commenti dei lettori (1)
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Commento di rego1987 04 aprile 2012 - 15:15
Bell'articolo.
Non si parla tuttavia del problema legato allo smaltimento dei rifiuti elettronici i cosiddetti RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche).
Questi rifiuti contribuiscono all'inquinamento del pianeta, dato che le strumentazioni informatiche sono piene di materiali altamente inquinanti.
Una soluzione è quella di affidarsi alle apparecchiature ricondizionate, le quali allungano il ciclo di vita, ovviano al problema dello smaltimento.
Questo, poi, non è l'unico vantaggio del ricondizionato, il quale arriva a costare fino l'80% in meno delle soluzioni nuove.
All'estero queste soluzioni sono presenti già da alcuni, e anche in Italia queste tecniche cominciano a prendere piedi. Ad esempio, eco-rete.it si occupa dell'acquisto e della vendita di apparecchiature di rete ricondizionate.
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