Apple fregata dal Boston Globe, grazie a HTML5

Boston Globe come il Financial Times sbarca su iPad e iPhone grazie a HTML5. La sua applicazione non ha bisogno dell'App Store e quindi non è prevista condivisione di introiti con Apple. Il prezzo dell'abbonamento sarà di 3,99 dollari alla settimana.

Gli editori dei quotidiani stanno fregando Apple alla grande: dopo il Financial Times anche il Boston Globe ha trovato il modo per aggirare l'App Store. Com'è risaputo, il colosso di Cupertino consente quasi a tutti di sbarcare su iPhone e iPad a patto di pagare un balzello: il 30% del prezzo di copertina o dell'applicazione. Da quanto la policy dell' App Store è cambiata, obbligando praticamente tutti gli editori di quotidiani e riviste ad adeguarsi ai pagamenti In-App, i malumori sono aumentati.

Il Financial Times ha reagito immediatamente rilasciando un'app Web-based ottimizzata per iPhone e iPad raggiungibile all'indirizzo app.ft.com. Il segreto è semplicemente HTML5, un formato non totalmente standardizzato comunque compatibile con Safari – il browser prediletto dal mondo Apple, nonché Chrome, Firefox, Opera e Internet Explorer. Il Boston Globe ha pensato quindi di fare lo stesso, affiancando al suo sito Boston.com il nuovo BostonGlobe.com.

The Boston Globe

L'applicazione consentirà che il layout del quotidiano digitale si adatti automaticamente al tipo di dispositivo utilizzato, che si tratti di iPad, iPhone, notebook, desktop o altro. Basta insomma con il controllo di Apple e le limitazioni del formato PDF. Per una nuova versione digitale del quotidiano, con annessi aggiornamenti quotidiani, basterà spendere 3,99 dollari alla settimana.

L'aspetto più interessante della vicenda, comunque, è che l'editore del Boston Globe si chiama "The New York Times Company" e senza essere degli Sherlock Holmes si può intuire quale sia l'importanza strategica dell'esperimento. 

Vi sarà un giorno in cui gli utenti decideranno di pagare per l'informazione digitale? 

Personalmente credo che si tratti di una questione di marketing e comunicazione. Da una parte esiste una campagna denigratoria nei confronti dell'Informazione e del giornalismo (più o meno giustificata, ma certamente alimentata e indotta), dall'altra il Web ha rimesso completamente in discussione il sistema dei media informativi. Se poi si aggiunge il problema della diversificazione dei dispositivi, dei modelli di business da scegliere, del target da prediligere e di una miriade di altri dettagli non secondari ci si rende subito conto della complessità del momento storico.

L'unica certezza è che Apple dovrà correre ai ripari, perché la falla nel "paywall" è stata individuata e a breve se la daranno tutti a gambe levate.