Breve storia di quasi tutto, che la Scienza sia con voi

"Breve storia di (quasi) tutto" è un libro divertente e accessibile per fare il primo importante passo verso la Scienza: capire cos'è e cosa ci ha permesso di sapere su tutto quello che ci circonda.

La maggior parte di noi vive in un mondo che conosce molto poco. Guarda il cielo senza sapere da dove vengono le stelle, cammina su una Terra di cui sa poco o nulla circa la provenienza, l'evoluzione e la composizione, e assiste a fenomeni che spiega in maniera incompleta e a volte del tutto sbagliata. E pensa che gli scienziati – loro sì! – sanno tutto. "Beati loro!"

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Non c'è bisogno di essere uno scienziato per avere quella seppur vaga idea di quello che ci circonda, quel minimo indispensabile per acquisire una consapevolezza accettabile di quello che siamo e di dove ci troviamo nel Cosmo. Per questo ho messo in atto il mio secondo esperimento famigliare di questa rubrica, e ho dato da leggere a mia mamma la "Breve storia di (quasi) tutto" di Bill Bryson.

Un libro di divulgazione scientifica interessante, ironico e scorrevole fatto apposta per chi di Scienza non ne sa nulla (o quasi) e che io farei leggere a tutti gli alunni dalla scuola secondaria di primo grado (quella che ai miei tempi era la scuola media) in poi, alle mamme e a chiunque abbia – per colpe non sue – le idee un po' confuse.

Fra i tanti libri in circolazione sul tema ho scelto questo perché Bryson è una garanzia: è un giornalista e scrittore apprezzato a livello internazionale per la sua scrittura leggera, spiritosa e autoironica, sempre intervallata da esempi e aneddoti che – nel caso de La breve storia di (quasi) tutto – rendono abbordabile un argomento difficile e "minaccioso".

Queste doti gli sono state indispensabili per riuscire nell'intento di scrivere un libro che spazia dalle dimensioni dell'Universo a quelle dell'atomo e delle particelle subatomiche, passando per la storia della geologia e della biologia, l'evoluzione della vita (rigorosamente evoluzionismo), con passaggi sulla natura del nostro Pianeta.

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Il lavoro è riuscito a mio avviso alla perfezione: ha vinto diversi premi quando è stato edito nel 2004 e ha venduto milioni di copie. La ricetta è semplice: è presentato come un viaggio, che Bryson ha davvero intrapreso fra centri di ricerca, università, siti eccetera in giro per il mondo, in cui ha collezionato le risposte alle domande della gente comune. O meglio, le risposte della Scienza.

A parte gli studenti e le casalinghe, questo libro è capace di soddisfare anche palati più sopraffini, ossia chi di queste cose ne sa già un po', perché non si limita a spuntare una lunga lista di fatti e conoscenze, ma entra nel merito di "come" l'uomo ci è arrivato, che è poi il metodo scientifico con cui vi martello in questa rubrica da sempre. E soprattutto, anche se un "fatto" lo conoscete già, qui troverete risvolti e retroscena che non sono per niente nazional popolari e che portano a leggere un'altra pagina, poi un'altra…

Anche per la mia speciale lettrice questo libro si è rivelato un viaggio, ma sulle montagne russe. Si è entusiasmata con le spiegazioni delle nozioni più semplici sui fatti che sono scientificamente assodati. Si è scoraggiata nelle parti di fisica delle particelle e di biologia delle cellule dove, in assenza di qualsiasi nozione, bisogna applicarsi per capire. Ma poi si capisce.

E soprattutto si è disperata quando ha capito che cos'è la Scienza. "Evviva!" mi viene da dire, perché questo è stato secondo me il passo fondamentale e indispensabile che questo libro – al di là delle nozioni – le ha fatto compiere. Per tre settimane è arrivata con un taccuino degli appunti zeppo di passaggi del libro in cui erano esplicate teorie e non fatti. E per tre settimane ha esordito dicendo: "ma noi non sappiamo nulla, gli scienziati non sanno nulla, non abbiamo certezze su niente!" per poi raccontarmi con piglio preoccupato di cosa siamo ancora alla ricerca.

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Deve avermi odiato povera mamma, quando ha visto che non condividevo il suo stato d'angoscia, anzi, che con tutta serenità le spiegavo che proprio questa è la bellezza della continua ricerca della verità da parte degli scienziati. Le parole di Mr. Feynman ne "Il senso delle cose" mi sono frullate in mente centinaia di volte in quel periodo (ecco perché ve l'ho proposto!), e ne ho capito il peso più che in passato.

Feynman ha rivendicato il diritto all'incertezza e la difficoltà sociale e culturale ad ottenerlo. Lo stesso Bryson cita il grandissimo scienziato quando scrive che

"Per strano che possa sembrare - ha scritto Richard Feynman - comprendiamo molto meglio la distribuzione della materia all'interno del Sole che non quella all'interno della Terra".

Il fatto è che per come ci hanno cresciuti, le certezze ci danno sicurezza e le incertezze fanno paura. In realtà questo è solo un atteggiamento mentale, ma sono dell'idea che con un'adeguata dose di Scienza non è così difficile da smantellare. Per questo reputo eccellente il risultato di questo mio esperimento: capire cos'è la Scienza, come lavorano gli scienziati, quali difficoltà incontrano e quanta umiltà serve per sottoporre continuamente le proprie teorie al giudizio della comunità e della natura, è il primo passo per diventare consapevoli e rispettosi di quello che ci circonda. Fatelo fare a tutti.

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