Call of Duty in tribunale, fa arrabbiare i ribelli angolani

La famiglia di Jonas Savimbi, un noto ribelle angolano, ha denunciato Activision per la sua comparsa in Call of Duty: Black Ops 2.

La famiglia del ribelle angolano Jonas Savimbi ha denunciato Activision per aver infangato l'immagine dell'uomo nella sua trasposizione in Call of Duty: Black Ops 2. Jonas Savimbi è realmente esistito ed è stato il leader di un movimento ribelle angolano fino al 2002, anno in cui è stato assassinato.

Jonas Savimbi Call of Duty
Un'immagine reale di Jonas Savimbi a confronto con la sua trasposizione in Call of Duty

Nella trama di Call of Duty: Black Ops 2, Activision ha incluso una missione nella quale compare il ribelle intento a motivare i suoi soldati mentre impugna un lanciagranate come nel più classico dei racconti di guerra. Tuttavia, i tre figli di Savimbi non hanno preso bene l'interpretazione di Activision, che secondo il loro parere ha snaturato l'immagine del padre, e hanno deciso di chiedere un risarcimento di un milione di dollari.

"È stato raffigurato come un malato mentale che vuole uccidere chiunque," ha affermato Carole Enfert, l'avvocato che rappresenta la famiglia del signor Savimbi. Inoltre, secondo l'accusa, Savimbi era un "leader politico ed uno stratega", niente a che vedere con quello che il noto publisher statunitense ha mostrato nel suo videogioco.

Ovviamente, Activision ha respinto le accuse dichiarando che in realtà Savimbi non è raffigurato nel videogioco come un uomo cattivo, infatti il protagonista collabora con lui. Com'è chiaramente possibile vedere dal video, quello che compare in Call of Duty: Black Ops 2, è la classica figura di un leader intento a motivare i suoi soldati durante uno scontro militare.

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