Fusione nucleare fredda: un italiano dice di averla scoperta

Si chiama ECat HT ed è un prodotto miracoloso per la produzione energetica. Fumoso fino a ieri, i primi test indipendenti e autorevoli confermano tutto. Può battere plutonio e benzina, e costa meno - ma mancano ancora verifiche definitive.

Si chiama E Cat HT2 il primo reattore a fusione fredda funzionante, per quanto restino ancora alcune domande a cui rispondere. Lo ha inventato e svelato al mondo l'italiano Andrea Rossi nel 2011 ed era da allora che si attendevano test indipendenti. Prove che sono arrivate oggi, firmate da scienziati che così rischiano reputazione e carriera. Si può pensare alla bufala o al complotto, certo, ma le basi sembrano solide.

E-Cat HT sta per Energy Catalyzer (at) High Temperature e indica un dispositivo che amplifica l'energia che gli viene data in pasto. Si presenta come un cilindro dal diametro di 20 cm circa e lungo una trentina. Per avviarlo serve elettricità, da collegare agli appositi morsetti; dopodiché basta uno scambiatore di calore, una vasca d'acqua per produrre vapore o un altro modo di usare l'energia che se ne ottiene – moltissima.

Attenzione, usare i guanti di protezione

Al suo interno ci sono nickel, azoto e un catalizzatore coperto da segreto industriale che l'inventore Andrea Rossi protegge con ogni mezzo. Non resta quindi che supporre si tratti di LENR (Low Energy Nuclear Reaction, reazione nucleare a bassa energia). Cioè quella fusione fredda di cui si parla, spesso a vanvera, da decenni.

Nella scienza però le verifiche indipendenti non sono un optional, ed è nota solo da qualche giorno una ricerca (PDF) che conferma tutto, firmata da Giuseppe Levi (Università di Bologna), Evelyn Foschi (Bologna) Torbjörn Hartman, Bo Höistad, Roland Pettersson and Lars Tegnér (Uppsala University) ed Essén Hanno (Sweden Royal Institute of Technology, Stoccolma).

Ebbene, tutti questi scienziati hanno messo alla prova l'E-Cat (le due versioni esistenti) tra dicembre 2012 e marzo 2013. La produzione energetica c'è stata e straordinariamente abbondante. Senza contare, fanno notare i ricercatori, che i test e le misurazioni sono frutto della più rigida cautela, quindi i risultati andrebbero interpretati come il limite minimo di ciò che può fare l'E-Cat. Per esempio, l'ultimo modello (E-Cat HT2) è in grado di autoalimentarsi: si può staccare e riattaccare l'alimentazione (4 e 2 minuti) rispettivamente, e la sua temperatura continua ad aumentare.

Andrea Rossi

Restano tante domande a cui rispondere, ovviamente, e ancora non si può dire per certo che sia tutto vero. Anzi, le condizioni in cui sono svolte queste verifiche indipendenti fanno almeno sollevare un sopracciglio. Tuttavia è facile farsi affascinare dalla sua stessa idea: uno di questi aggeggi basterebbe per scaldare le nostre case e far funzionare i nostri computer, un altro potrebbe far muovere l'auto. Data la giusta scalabilità, si potrebbero muovere navi, aerei e veicoli spaziali.