Google+ nelle ricerche: favoritismo o semplice concorrenza?

Continuano le polemiche in merito all'integrazione dei dati del social network Google+ nelle ricerche Google. Tra chi vede questa come l'evoluzione naturale del servizio, a chi pensa si tratti di una mossa sleale che influenza la concorrenza mondo social. Soluzione? Sedersi attorno a un tavolo.

L'integrazione di Google+ nei risultati di Ricerca sta scatenando una ridda di polemiche e spaccando in due l'opinione pubblica. Le novità presentate da Google nei giorni scorsi (per ora limitate al dominio .com) stanno infatti facendo discutere su due temi: privacy e concorrenza. L'associazione statunitense EPIC (Electronic Privacy Information Center) ritiene che la Federal Trade Commission dovrebbe indagare su quanto proposto da Google. "Penso che questo dovrebbe infastidire la gente".

Rotenberg ha inoltre dichiarato che i risultati personalizzati renderanno i dati degli utenti su Google+ maggiormente accessibili, e questo potrebbe sollevare problemi di privacy. "Crediamo che questo sia qualcosa sulla quale la FTC dovrebbe indagare".

Sul sito ufficiale dell'associazione ci sono più particolari su ciò che spaventa i difensori della privacy. "Sebbene i dati di contatti Google+ non siano visualizzati pubblicamente, i cambiamenti fatti da Google rendono i dati personali più accessibili. Gli utenti possono sottrarsi dal vedere i risultati di ricerca personalizzati, ma non possono impedire che le loro informazioni siano rintracciabili tramite la ricerca di Google".

"Recentemente il Senato ha tenuto un'udienza riguardo l'uso da parte di Google del suo dominio nel settore della ricerca per soffocare la competizione, ed EPIC ha chiesto alla Federal Trade Commission d'indagare sull'uso che Google fa del ranking delle ricerche YouTube per dare un trattamento di favore al proprio contenitore di video rispetto a quelli di altre aziende". "Google ha anche reso noto che la FTC sta indagando sul presunto uso della sua posizione di predominio nel mercato della ricerca per inibire la concorrenza in altri settori".

Il punto fondamentale è che mentre i dati di Google+ rientrano nelle ricerche, dando così maggiore visibilità a questo servizio partito da pochi mesi, i principali concorrenti Facebook e Twitter non godono della stessa integrazione nel motore. Qui alcuni esempi degli effetti.

Il capo del dipartimento legale di Twitter come sappiamo si è lamentato, Facebook ha emesso un tiepido "no comment". Google ha risposto affermando che mentre un precedente accordo con Twitter non è stato rinnovato, Facebook le impedisce d'indicizzare completamente i contenuti del social network.

La cosa migliore sarebbe quella di sedersi tutti attorno a un tavolo e vedere cosa fare. Potrebbe non servire l'intervento delle autorità, se si trova un punto d'incontro comune. E comunque se Twitter e Facebook non collaborano, Google non può bloccare i propri progetti d'innovazione.

Insomma, una vicenda intricata, ma che Google non può esimersi dall'affrontare. La posizione in cui è, raggiunta grazie all'impegno e agli investimenti, le conferisce una sorta di ruolo "equilibratore" sul Web. Perché se Google favorisce i propri servizi, chi avrà la forza d'investire in soluzioni alternative e concorrenti?