Hollywood contro FileServe, MediaFire e gli altri

FileServe, MediaFire, Putlocker, Wupload e Depositfiles sono sotto attenta osservazione. Le piattaforme di file hosting invischiate con la pirateria rischiano azioni legali e anche la chiusura. Intanto sono stati rivelati gli effetti dell'HADOPI in Francia: brutte notizie per le major.

Hollywood vuole far chiudere altri servizi di file hosting come FileServe, MediaFire, Putlocker, Wupload e Depositfiles. Alfred Perry, vice presidente di Paramount Pictures, ha confermato durante il convegno "On Copyright conference" che i più noti cyberlocker pirata sono sotto la lente degli esperti. Non è chiaro se sono previste nuove denunce o azioni di polizia in stile Megaupload, ma quel che è certo è che la partita non è chiusa.

I servizi di file hosting ovviamente non sono tutti invischiati con la pirateria, ma la sensazione è che le maglie si stiano stringendo. Entro un anno lo scambio di file pirata si sposterà probabilmente su piattaforme dell'est o asiatiche, praticamente in luoghi dove la polizia occidentale ha maggiore difficoltà di intervento. 

Hollywood non riesce ad arginare l'incendio

Difficile infatti che il dibattito sul safe harbor, previsto dal Digital Millennium Copyright Act, vada a buon fine. I service provider non sono responsabili della condivisione pirata degli utenti, ma quando i ricavi per queste attività sono di diversi milioni di dollari i paletti del diritto (digitale) diventano quasi delle boe in mezzo al mare. Motion Picture Association of America (MPAA) e the Recording Industry Association of America (RIAA), soprattutto in questo momento di crisi economica, sembrano aver trovato le motivazioni giuste per convincere il Governo statunitense ad agire e non fare sconti.

C'è almeno una strana coincidenza che lascia pensare: la sublimazione (da certezza marmorea a fuffa) di quella vecchia equazione che tentava di legare pirateria e ricavi del mercato musicale. In Francia, a distanza di 17 mesi dall'approvazione della legge Hadopi si è scoperto che la riduzione del traffico pirata non ha frenato il crollo delle vendite. 

Le condivisioni illegali via P2P nel 2011 sono diminuite tra il 43% e il 66%, a seconda dei report, e i ricavi dell'industria musicale si sono contratti di circa il 3,9%. Insomma, tagliate le gambe al P2P, non sono ricresciute alla musica legale. Strano ma vero.